Uomini e no
by Elio Vittorini
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neselthianeselthia added a quotation
Egli era curioso degli uomini, domandava sempre, ma mi trovava l’ultimo perché delle loro cose.
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Egli era curioso degli uomini, domandava sempre, ma mi trovava l’ultimo perché delle loro cose.
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Perché, se non erano terribili, uccidevano? Perché, se erano semplici, se erano pacifici, lottavano? Perché, senza aver niente che li costringesse, erano entrati in quel duello a morte e lo sostenevano?
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Perché, se non erano terribili, uccidevano? Perché, se erano semplici, se erano pacifici, lottavano? Perché, senza aver niente che li costringesse, erano entrati in quel duello a morte e lo sostenevano?
ElenaElena added a quotation
L'uomo, si dice. E noi pensiamo a chi cade, a chi è perduto, a chi piange e ha fame, a chi ha freddo, a chi è malato, e a chi è perseguitato, a chi viene ucciso. Pensiamo all'offesa che gli è fatta, e la dignità di lui. Anche a tutta quello che in lui è offeso, e ch'era, in lui, per renderlo felice. Questo è l'uomo. Ma l'offesa che cos'è? È fatta all'uomo e al mondo. Da chi è fatta? E il sangue che è sparso? La persecuzione? L'oppressione? Chi è caduto anche si alza. Offeso, oppresso, anche prende su le catene dai suoi piedi e si arma di esse: è perché vuol liberarsi, non per vendicarsi. Questo anche è l'uomo? [...] Ma l'offesa in se stessa? È altro dall'uomo? È fuori dall'uomo? Noi abbiamo Hitler oggi. E che cos'è? Non è uomo? Abbiamo i tedeschi suoi. Abbiamo i fascisti. E che cos'è tutto questo? Possiamo dire che non è, questo anche, nell'uomo? Che non appartenga all'uomo? [...] Noi vogliamo sapere un'altra cosa [...] se è nell'uomo quello che essi fanno quando offendono. È nell'uomo? Noi vogliamo sapere se è nell'uomo quello che noi, di quanto essi fanno, non faremmo; e che noi diciamo di loro dal vederli, non da qualcosa che abbiamo patito noi stessi. Possiamo mai saperlo? [...] E noi possiamo anche adoperare le armi loro [...] combattere quello che loro sono, senza più essere quello che noi siamo. Non essere uomini? Non essere nell'uomo? Questo è il punto in cui sbagliamo. Noi presumiamo che sia nell’uomo soltanto quello che è sofferto, e che in noi è scontato. Aver fame. Questo diciamo che è nell’uomo. Aver freddo. E uscire dalla fame, lasciare indietro il freddo, respirare l’aria della terra, e averla, avere la terra, gli alberi, i fiumi, il grano, le città, vincere il lupo e guardare in faccia il mondo. Questo diciamo che è nell’uomo. Avere Iddio disperato dentro, in noi uno spettro, e un vestito appeso dietro la porta. Anche avere dentro Iddio felice. Essere uomo e donna. Essere madre e figli. Tutto questo lo sappiamo e possiamo dire che è in noi. Ogni cosa che è piangere la sappiamo: diciamo che è in noi. Lo stesso ogni cosa che è ridere: diciamo che è in noi. E ogni cosa che è il furore, dopo il capo chino e il piangere. Diciamo che è il gigante in noi. Ma l’uomo può anche fare senza che vi sia nulla in lui, né patito, né scontato, né fame, né freddo, e noi diciamo che non è l’uomo. Noi lo vediamo. È lo stesso del lupo. Egli attacca e offende. E noi diciamo: questo non è l’uomo. Egli fa con freddezza come fa il lupo. Ma toglie questo che sia l’uomo? Noi non pensiamo che agli offesi. O uomini! O uomo! Appena vi sia l’offesa, subito noi siamo con chi è offeso, e diciamo che è l’uomo. Sangue? Ecco l’uomo. Lacrime? Ecco l’uomo. E chi ha offeso che cos’è? Mai pensiamo che anche lui sia l’uomo. Che cosa può essere d’altro? Davvero il lupo? Diciamo oggi: è il fascismo. Anzi: il nazifascismo. Ma che cosa significa che sia il fascismo? Vorrei vederlo fuori dell’uomo, il fascismo. Che cosa sarebbe? Che cosa farebbe? Potrebbe fare quello che fa se non fosse nell’uomo di poterlo fare? Vorrei vedere Hitler e i tedeschi suoi se quello che fanno non fosse nell’uomo di poterlo fare. Vorrei vederli a cercar di farlo. Togliere loro l’umana possibilità di farlo e poi dire loro: Avanti fate. Che cosa farebbero?
ElenaElena added a quotation
L'uomo, si dice. E noi pensiamo a chi cade, a chi è perduto, a chi piange e ha fame, a chi ha freddo, a chi è malato, e a chi è perseguitato, a chi viene ucciso. Pensiamo all'offesa che gli è fatta, e la dignità di lui. Anche a tutta quello che in lui è offeso, e ch'era, in lui, per renderlo felice. Questo è l'uomo. Ma l'offesa che cos'è? È fatta all'uomo e al mondo. Da chi è fatta? E il sangue che è sparso? La persecuzione? L'oppressione? Chi è caduto anche si alza. Offeso, oppresso, anche prende su le catene dai suoi piedi e si arma di esse: è perché vuol liberarsi, non per vendicarsi. Questo anche è l'uomo? [...] Ma l'offesa in se stessa? È altro dall'uomo? È fuori dall'uomo? Noi abbiamo Hitler oggi. E che cos'è? Non è uomo? Abbiamo i tedeschi suoi. Abbiamo i fascisti. E che cos'è tutto questo? Possiamo dire che non è, questo anche, nell'uomo? Che non appartenga all'uomo? [...] Noi vogliamo sapere un'altra cosa [...] se è nell'uomo quello che essi fanno quando offendono. È nell'uomo? Noi vogliamo sapere se è nell'uomo quello che noi, di quanto essi fanno, non faremmo; e che noi diciamo di loro dal vederli, non da qualcosa che abbiamo patito noi stessi. Possiamo mai saperlo? [...] E noi possiamo anche adoperare le armi loro [...] combattere quello che loro sono, senza più essere quello che noi siamo. Non essere uomini? Non essere nell'uomo? Questo è il punto in cui sbagliamo. Noi presumiamo che sia nell’uomo soltanto quello che è sofferto, e che in noi è scontato. Aver fame. Questo diciamo che è nell’uomo. Aver freddo. E uscire dalla fame, lasciare indietro il freddo, respirare l’aria della terra, e averla, avere la terra, gli alberi, i fiumi, il grano, le città, vincere il lupo e guardare in faccia il mondo. Questo diciamo che è nell’uomo. Avere Iddio disperato dentro, in noi uno spettro, e un vestito appeso dietro la porta. Anche avere dentro Iddio felice. Essere uomo e donna. Essere madre e figli. Tutto questo lo sappiamo e possiamo dire che è in noi. Ogni cosa che è piangere la sappiamo: diciamo che è in noi. Lo stesso ogni cosa che è ridere: diciamo che è in noi. E ogni cosa che è il furore, dopo il capo chino e il piangere. Diciamo che è il gigante in noi. Ma l’uomo può anche fare senza che vi sia nulla in lui, né patito, né scontato, né fame, né freddo, e noi diciamo che non è l’uomo. Noi lo vediamo. È lo stesso del lupo. Egli attacca e offende. E noi diciamo: questo non è l’uomo. Egli fa con freddezza come fa il lupo. Ma toglie questo che sia l’uomo? Noi non pensiamo che agli offesi. O uomini! O uomo! Appena vi sia l’offesa, subito noi siamo con chi è offeso, e diciamo che è l’uomo. Sangue? Ecco l’uomo. Lacrime? Ecco l’uomo. E chi ha offeso che cos’è? Mai pensiamo che anche lui sia l’uomo. Che cosa può essere d’altro? Davvero il lupo? Diciamo oggi: è il fascismo. Anzi: il nazifascismo. Ma che cosa significa che sia il fascismo? Vorrei vederlo fuori dell’uomo, il fascismo. Che cosa sarebbe? Che cosa farebbe? Potrebbe fare quello che fa se non fosse nell’uomo di poterlo fare? Vorrei vedere Hitler e i tedeschi suoi se quello che fanno non fosse nell’uomo di poterlo fare. Vorrei vederli a cercar di farlo. Togliere loro l’umana possibilità di farlo e poi dire loro: Avanti fate. Che cosa farebbero?
DanielaDaniela added a quotation
Sedeva, le gambe larghe, la schiena appoggiata alla spalliera della sedia, la testa un po' indietro, e la faccia triste, persa, una stanca faccia di operaio. Dio di Dio! O non aveva conquistato? Non era in terra conquistata? Che cosa aveva da essere così triste, un tedesco che aveva conquistato? Tornò a guardarlo, e vide che quello non lo guardava. Aveva gli occhi più in basso, come umiliato. Un momento si osservò le mani; da una parte, dall'altra, entrambe insieme, e fu un gesto lungo come ne fanno solo gli operai. Dio di Dio! egli pensò di nuovo. Lo vide non nell'uniforme, ma come poteva essere stato: indosso panni di lavoro umano, sul capo un berretto da miniera .
DanielaDaniela added a quotation
Sedeva, le gambe larghe, la schiena appoggiata alla spalliera della sedia, la testa un po' indietro, e la faccia triste, persa, una stanca faccia di operaio. Dio di Dio! O non aveva conquistato? Non era in terra conquistata? Che cosa aveva da essere così triste, un tedesco che aveva conquistato? Tornò a guardarlo, e vide che quello non lo guardava. Aveva gli occhi più in basso, come umiliato. Un momento si osservò le mani; da una parte, dall'altra, entrambe insieme, e fu un gesto lungo come ne fanno solo gli operai. Dio di Dio! egli pensò di nuovo. Lo vide non nell'uniforme, ma come poteva essere stato: indosso panni di lavoro umano, sul capo un berretto da miniera .
Davide ScafidiDavide Scafidi added a quotation
Un uomo deve avere una compagna. Tanto più deve averla se è uno dei nostri. Dev'essere felice. Che cosa può sapere di quello che occorre agli uomini se uno non è felice? Noi per questo lottiamo. Perché gli uomini siano felici.
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Un uomo deve avere una compagna. Tanto più deve averla se è uno dei nostri. Dev'essere felice. Che cosa può sapere di quello che occorre agli uomini se uno non è felice? Noi per questo lottiamo. Perché gli uomini siano felici.
Robe il PisanoRobe il Pisano added a quotation
strage nazifascista
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strage nazifascista
Cristina - Athenae NoctuaCristina - Athenae Noctua added a quotation
Uomini e no è un romanzo che insinua dubbi e incertezze, che ci apre gli occhi su un versante della Resistenza che non è certo il più confortante. Elio Vittorini chiede ragioni, risposte e allo stesso tempo nega che esse siano possibili. Enne2 rappresenta il tormento di una generazione che ha intimamente legato la propria felicità personale ad un sogno di felicità collettiva e che fatica a far convivere le due dimensioni. athenaenoctua2013.blogspot.it/2016/04/uomini-e-no-vittorini.html
Cristina - Athenae NoctuaCristina - Athenae Noctua added a quotation
Uomini e no è un romanzo che insinua dubbi e incertezze, che ci apre gli occhi su un versante della Resistenza che non è certo il più confortante. Elio Vittorini chiede ragioni, risposte e allo stesso tempo nega che esse siano possibili. Enne2 rappresenta il tormento di una generazione che ha intimamente legato la propria felicità personale ad un sogno di felicità collettiva e che fatica a far convivere le due dimensioni. athenaenoctua2013.blogspot.it/2016/04/uomini-e-no-vittorini.html
Cocon {libri}Cocon {libri} added a quotation
Bisogna che gli uomini possano essere felici. Ogni cosa ha un senso solo perchè gli uomini siano felici.
Cocon {libri}Cocon {libri} added a quotation
Bisogna che gli uomini possano essere felici. Ogni cosa ha un senso solo perchè gli uomini siano felici.
Cocon {libri}Cocon {libri} added a quotation
- Non bisogna piangere per nessuna delle cose che accadono. - Non bisogna piangere? -Se piangiamo accettiamo. Non bisogna accettare.
Cocon {libri}Cocon {libri} added a quotation
- Non bisogna piangere per nessuna delle cose che accadono. - Non bisogna piangere? -Se piangiamo accettiamo. Non bisogna accettare.
Diciamo oggi: è il fascismo. Anzi: il nazifascismo. Ma che cosa significa che sia il fascismo? Vorrei vederlo fuori dell'uomo, il fascismo. Che cosa sarebbe? Che cosa farebbe? Potrebbe fare quello che fa se non fosse nell'uomo di poterlo fare? Vorrei vedere Hitler e i tedeschi suoi se quello che fanno non fosse nell'uomo di poterlo fare. Vorrei vederli a cercar di farlo. Togliere loro l'umana possibilità di farlo e poi dire loro: Avanti, fate. Che cosa farebbero? Un corno, dice mia nonna.
Diciamo oggi: è il fascismo. Anzi: il nazifascismo. Ma che cosa significa che sia il fascismo? Vorrei vederlo fuori dell'uomo, il fascismo. Che cosa sarebbe? Che cosa farebbe? Potrebbe fare quello che fa se non fosse nell'uomo di poterlo fare? Vorrei vedere Hitler e i tedeschi suoi se quello che fanno non fosse nell'uomo di poterlo fare. Vorrei vederli a cercar di farlo. Togliere loro l'umana possibilità di farlo e poi dire loro: Avanti, fate. Che cosa farebbero? Un corno, dice mia nonna.