Vivere!
by Yu Hua
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Quando s'invecchia, il corpo non risponde più: tutti i giorni mi dolevano le reni e i miei occhi erano annebbiati. Prima quando andavo in città con un bilanciere carico di verdure sulle spalle, arrivavo in un soffio; ora, dovevo fermarmi a riposare ad ogni passo, dovevo muovermi due ore prima dell'alba, altrimenti avrei fatto tardi e non sarei riuscito a vendere le verdure. Ero di nuovo l'uccello maldestro che doveva volare prima degli altri. Allora, anche per Kugen era dura: lo tiravo giù dal letto sempre quando era immerso nel sonno più profondo; mi seguiva in città ad occhi semichiusi, le mani afferrate a un cesto del bilanciere. Kugen era un bravo bambino, quando s'era svegliato del tutto, vedendo che il bilanciere era troppo pesante e mi fermavo di continuo a riposare, prendeva dalle ceste due cespi di verdura e li portava stretti al petto; camminava davanti a me e mi chiedeva sovente: - E' più leggero adesso? Che gioia provavo! e rispondevo: - Molto più leggero!
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Quando s'invecchia, il corpo non risponde più: tutti i giorni mi dolevano le reni e i miei occhi erano annebbiati. Prima quando andavo in città con un bilanciere carico di verdure sulle spalle, arrivavo in un soffio; ora, dovevo fermarmi a riposare ad ogni passo, dovevo muovermi due ore prima dell'alba, altrimenti avrei fatto tardi e non sarei riuscito a vendere le verdure. Ero di nuovo l'uccello maldestro che doveva volare prima degli altri. Allora, anche per Kugen era dura: lo tiravo giù dal letto sempre quando era immerso nel sonno più profondo; mi seguiva in città ad occhi semichiusi, le mani afferrate a un cesto del bilanciere. Kugen era un bravo bambino, quando s'era svegliato del tutto, vedendo che il bilanciere era troppo pesante e mi fermavo di continuo a riposare, prendeva dalle ceste due cespi di verdura e li portava stretti al petto; camminava davanti a me e mi chiedeva sovente: - E' più leggero adesso? Che gioia provavo! e rispondevo: - Molto più leggero!
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Quando arrivammo nei pressi d'una spaghetteria, all'improvviso risuonò argentina la voce di Kugen: - Non mangio gli spaghetti! Ero immerso nei miei pensieri e non feci attenzione alle sue parole; giunti davanti alla porta, Kugen gridò ancora: - Non mangio gli spaghetti! Quindi tirò la mia mano fermandosi: solo allora capii che voleva mangiare gli spaghetti. Quel bambino era rimasto senza mamma e papà, se voleva mangiare gli spaghetti era giusto esaudire il suo desiderio. Lo condussi dentro e lo feci sedere, con nove centesimi gli comprai una scodella di spaghettini. Li buttò giù avidamente, la testa madida di sudore; quando uscì si leccava ancora le labbra. - Domani ne mangio ancora, va bene? - mi disse. - Va bene - dissi io annuendo. Fatti pochi passi, capitammo davanti a un negozio di caramelle; Kugen di nuovo tirò la mia mano e alzando la testa, mi disse tutto serio: - Io avrei voluto mangiare le caramelle, ma ho già mangiato gli spaghetti, perciò niente.
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Quando arrivammo nei pressi d'una spaghetteria, all'improvviso risuonò argentina la voce di Kugen: - Non mangio gli spaghetti! Ero immerso nei miei pensieri e non feci attenzione alle sue parole; giunti davanti alla porta, Kugen gridò ancora: - Non mangio gli spaghetti! Quindi tirò la mia mano fermandosi: solo allora capii che voleva mangiare gli spaghetti. Quel bambino era rimasto senza mamma e papà, se voleva mangiare gli spaghetti era giusto esaudire il suo desiderio. Lo condussi dentro e lo feci sedere, con nove centesimi gli comprai una scodella di spaghettini. Li buttò giù avidamente, la testa madida di sudore; quando uscì si leccava ancora le labbra. - Domani ne mangio ancora, va bene? - mi disse. - Va bene - dissi io annuendo. Fatti pochi passi, capitammo davanti a un negozio di caramelle; Kugen di nuovo tirò la mia mano e alzando la testa, mi disse tutto serio: - Io avrei voluto mangiare le caramelle, ma ho già mangiato gli spaghetti, perciò niente.
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Youqing cominciò a dare una mano nel nostro pezzo di terra; un giorno che all'imbrunire stava estirpando con la zappa le erbacce nel campo di casa, mi chiamò mentre tornavo dal lavoro; mi avvicinai, il bambino accarezzava il manico della zappa e teneva la testa bassa: - Ho imparato molte parole - disse. - Bene. Alzò la testa a guardarmi e aggiunse: - Queste parole mi basteranno per tutta la vita. Pensai che il bambino le sparava grosse e non feci troppa attenzione a ciò che intendeva dire. Gli risposi senza riflettere: - Hai ancora molto da studiare. Solo allora gli uscì la verità: - Non voglio più andare a scuola. Mi oscurai in volto a quelle parole: - Così non va. In realtà, ci avevo pensato anch'io, ma avevo scacciato quell'idea per via di Jiazhen: se Youqing lasciava la scuola, Jiazhen si sarebbe sentita in colpa per la propria malattia. - Se non studi con il massimo impegno, ti ammazzo - gli dissi, ma mi pentì subito di quelle parole, in fondo era per la famiglia che Youqing non voleva più studiare; il fatto che quel bambino, a soli dodici anni fosse già così giudizioso, mi rendeva fiero e infelice allo stesso tempo. Non devo più picchiarlo o insultarlo senza ragione, pensai. Quel giorno andai in città a vendere la legna da ardere e quando ebbi finito, con cinque centesimi comprai a Youqing cinque caramelle, era la prima volta che io come padre compravo qualcosa a mio figlio, sentii che dovevo volergli bene con tutto il cuore.
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Youqing cominciò a dare una mano nel nostro pezzo di terra; un giorno che all'imbrunire stava estirpando con la zappa le erbacce nel campo di casa, mi chiamò mentre tornavo dal lavoro; mi avvicinai, il bambino accarezzava il manico della zappa e teneva la testa bassa: - Ho imparato molte parole - disse. - Bene. Alzò la testa a guardarmi e aggiunse: - Queste parole mi basteranno per tutta la vita. Pensai che il bambino le sparava grosse e non feci troppa attenzione a ciò che intendeva dire. Gli risposi senza riflettere: - Hai ancora molto da studiare. Solo allora gli uscì la verità: - Non voglio più andare a scuola. Mi oscurai in volto a quelle parole: - Così non va. In realtà, ci avevo pensato anch'io, ma avevo scacciato quell'idea per via di Jiazhen: se Youqing lasciava la scuola, Jiazhen si sarebbe sentita in colpa per la propria malattia. - Se non studi con il massimo impegno, ti ammazzo - gli dissi, ma mi pentì subito di quelle parole, in fondo era per la famiglia che Youqing non voleva più studiare; il fatto che quel bambino, a soli dodici anni fosse già così giudizioso, mi rendeva fiero e infelice allo stesso tempo. Non devo più picchiarlo o insultarlo senza ragione, pensai. Quel giorno andai in città a vendere la legna da ardere e quando ebbi finito, con cinque centesimi comprai a Youqing cinque caramelle, era la prima volta che io come padre compravo qualcosa a mio figlio, sentii che dovevo volergli bene con tutto il cuore.
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In città il medico disse che Jiazhen aveva l'osteomalacia, disse che era una malattia incurabile. Ci disse di riportarla a casa e di farla mangiare un pò meglio se possibile, la sua malattia poteva peggiorare o restare così com'era. Sulla strada del ritorno fu Fengxia a portarla; io camminavo lì a fianco, il cuore in subbuglio. La paura montava dentro di me: Jiazhen aveva una malattia incurabile, con quale velocità la vita era giunta a quel punto! Guardando il suo viso scarnito pensai che da quando mi aveva sposato non aveva avuto una vita facile. E invece Jiazhen provava una certa contentezza: - Meglio che sia una malattia incurabile, sennò dove li trovavamo i soldi per curarla? - disse aggrappata alle spalle di Fengxia.
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In città il medico disse che Jiazhen aveva l'osteomalacia, disse che era una malattia incurabile. Ci disse di riportarla a casa e di farla mangiare un pò meglio se possibile, la sua malattia poteva peggiorare o restare così com'era. Sulla strada del ritorno fu Fengxia a portarla; io camminavo lì a fianco, il cuore in subbuglio. La paura montava dentro di me: Jiazhen aveva una malattia incurabile, con quale velocità la vita era giunta a quel punto! Guardando il suo viso scarnito pensai che da quando mi aveva sposato non aveva avuto una vita facile. E invece Jiazhen provava una certa contentezza: - Meglio che sia una malattia incurabile, sennò dove li trovavamo i soldi per curarla? - disse aggrappata alle spalle di Fengxia.