Wunderkind
by G. L. D'Andrea
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Parigi, autunno. È una lucida moneta d'argento a sconvolgere la vita di Caius Strauss. Perché è il dono di un orribile uomo dalla faccia di luna, e perché di lei è impossibile liberarsi: gettata nella Senna o sepolta tra i rifiuti, la lucida moneta d'argento torna sempre. La moneta è lo strumento con cui il male scritto nel destino di Caius ha scelto di manifestarsi, e la chiave per accedere al Dent de Nuit, il quartiere che nessuna mappa ha mai segnalato. Un mondo di tenebra in cui si annidano uomini dotati di un potere letale e luoghi misteriosi come la libreria Cartaferina, che vende oggetti capaci di realizzare desideri oscuri a prezzo del sangue. Nel cuore infetto di una Parigi lunare e apocalittica, una terribile rivelazione attende Caius: lui è il Wunderkind, il ragazzo per cui gli abitanti della città nascosta sono disposti a morire e l'uomo dalla faccia di luna è disposto a uccidere. Potente come un romanzo di Gaiman e inquietante come il Barker più efferato, "Una lucida moneta d'argento" è il sorprendente esordio di un autore dallo stile visionario e innovativo.

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CorvoRossoCorvoRosso wrote a review
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Ben scritto e originale. Da provare!
Oggi sono lieto di presentarvi un testo di una decina di anni fa. L’autore è un mio illustre concittadino. Non è da tutti accasarsi presso Mondadori, e chi ci riusce desta sempre la curiosità (e un pizzico d’invidia, non possiamo negarlo) fra tutti gli aspiranti/emergenti/esordienti e diversamente autoprodotti. Ecco a vuoi quindi Wunderkind – Una lucida moneta d’argento, cerchiamo di capire l'origine di questo successo. Non voglio credermi così meschino da aver lasciato passare quasi dieci anni per prendermi la briga di leggerlo. Tutta colpa dell’invidia succitata? Il mio raziocinio mi impedisce di credere a questa versione, ma il subconscio alla fine è quello che decide. Come sia andata non saprei oggettivamente dirlo, sta di fatto che ora ho letto il testo di D’Andrea e posso affermare senza patemi che l’ho trovato godibilissimo. Si tratta del primo volume di quella che ho scoperto essere una trilogia, per cui il finale risulta “tagliato con l’accetta”, ma ora che lo sapete non avete più scuse, per il resto potete andare sul sicuro. L’autore scrive bene, il testo scorre che è una meraviglia. Mai banale si concede qualche spunto sopra le righe e il risultato è sempre ottimo, confermando una verve creativa supportata da una prosa ispirata ed efficace. Già perché l’originalità è quello che maggiormente contraddistingue questo lavoro che si pone in scia a quel fantastico/bizzarro tanto caro a Neil Gaiman e magistralmente riproposto da D’Andera. Recensione completa: scrittorindipendenti.com/2020/03/recensione-wunderkind-di-g-l-dandrea.html
EnricoValdoEnricoValdo wrote a review
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31/12/12: libro che mi ha regalato una mia carissima amica per Natale e che mi ha assolutamente consigliato... Quindi stanotte al lavoro ci si svaga con "Wunderkind"! :-)
ScrittevolmenteScrittevolmente wrote a review
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Marta L MMarta L M wrote a review
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Questo libro mi ha lasciata molto perplessa e non sono del tutto convinta delle 3 stelle. Trovo che l'autore scriva bene, direi molto bene se non fosse per alcuni passaggi in cui mi è sembrato che alcune descrizioni siano ad uso e consumo del suo ego. Non amo chi scrive per dimostrare quanto sia bravo a farlo o quanto sapientemente faccia uso del linguaggio. L'idea alla base è molto bella, un quartiere magico e misterioso in qualche modo celato nel cuore di Parigi, costellato di personaggi affascinanti e ben definiti. Ciò nonostante, la lettura è andata un po' per le lunghe, perchè il protagonista non mi ha minimamente coinvolta, non è chiaro chi o cosa sia, cosa debba o non debba fare ed è insipido. La trama stessa, intesa come intreccio di ingredienti brillanti, alla fine non mi ha convinta, anche perchè ci sono alcune incongruenze che hanno minato la sospensione del giudizio. Forse le mie 3 stelle sono troppo severe, il libro non manca di originalità anzi, e spero che il seguito conferisca alla storia quella necessità di voltare le pagine che mi è tanto cara.
Callie S.Callie S. wrote a review
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L'epica delle frattaglie
Può un autore che scrive benissimo produrre un brutto libro? Wunderkind è la risposta. Quest'opera è, a mio avviso, un macello nel senso più impietoso e letterale del termine; una cola di fluidi organici che s'impappina nel fango di un'emorragia di aggettivi e metafore. La ricerca del grottesco (o dell'orrorifico?) viene perpetrata a colpi di sinistro, ributtante, orrendo (in rigorosa tripletta), senza che, sovente, s'individui l'oggetto di cotanto schifo (io, per esempio, sono ancora qui a interrogarmi sui famosi graffiti che dovrebbero far perdere il senno). La fastosa immaginazione dell'autore per i mostri (lode al Calibano, il mio preferito) soffre la ridondanza e la ripetitività delle descrizioni (alla terza creatura demoniaca già sapevo che sarebbe stata orrenda, ributtante, deforme), nonché il sovraffollamento del cast: passino due o tre specie, ma un predatore nuovo ogni sei capitoli? E i vecchi mostri? Prima sono la spietatezza personificata e poi mandano il cugino cattivo a fare le veci? Se a ciò si aggiunge un protagonista inconsistente (di cui l'autore pare ricordarsi appena nel finale), schiacciato da comprimari che, di fatto, occupano i due terzi della narrazione, e un finale che t'inocula il desiderio di non aver mai comprato il libro, frittata è fatta. Più di ogni altra cosa, tuttavia, un profilo mi ha disturbata al punto da giustificare questo lapidario deludente (dato con rammarico, perché, secondo me, la qualità della scrittura meriterebbe di più): la totale assenza d'ironia e autoironia dell'autore. Sarà che adoro i giogioni alla Lansdale; sarà che non credo alle lezioni monocrome, ma questi personaggi così seriosi - così tediosi! - non mi hanno suscitato alcuna emozione. Wunderkind è un bianco/nero sostanziato su poche, ripetitive battute e una morbosa ricerca del dettaglio macabro che ricorda gli splatter di serie Z degli anni Settanta. La storia - sviluppata poco e male - cede le armi alla spirale bustrofedica dell'autocompiacimento autorale, in un crescendo di eccessi che, del botto promesso, concede, infine, solo una loffa sfiatata.
Mat96Mat96 wrote a review
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Uno dei pochi libri che non avrei voluto leggere
Onestamente è un libro che non mi ha detto niente. L'ho letto con fatica(molta fatica) e durante la lettura ero indeciso se andare avanti a leggere o incominciare a cercare nei meandri della biblioteca cittadina un libro poco più decente. Era partito bene interessante, ma poi piano piano è diventato sempre peggiore. Mi sono ritrovato alle ultime dieci pagine a leggerle con entusiasmo, ma solo perchè non vedevo l'ora che finisse. Ora so che esiste una trilogia ma non penso che mi azzarderò a leggerla...
Emanuele MancoEmanuele Manco wrote a review
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Il concetto di "romanzo di genere" gli sta assolutamente stretto. Immaginazione e virtuosismo letterario più che struttura narrativa. Non si possono giudicare le opere piene di concettualità e di buone idee con il bilancino dello "show don't tell" o della permanenza del punto di vista, quando lingua e idee sono l'espressione di un valido talento letterario. Lettura non facile, ma piena di soddisfazioni.
Fabrizio ValenzaFabrizio Valenza wrote a review
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Il paradigma del fantasy italiano
Quest'opera prima di GL D'Andrea rivela le qualità dello scrittore: senza dubbio mi sento di dire che sia il miglior autore di fantasy (fantasy-horror) che abbiamo oggi in Italia. Di fronte alla sua fantasia e alla sua innata capacità di unire la fiaba, il fantasy, l'horror e lo urban, con uno stile brillante sempre di alto livello, che unisce la posatezza classica allo scatto contemporaneo, tutti i fantasy italiani finora letti vanno rivalutati, perché Wunderkind - Una lucida moneta d'argento è punto di riferimento e punto di partenza per giudicare la qualità della narrativa fantastica del nostro Paese. Per essere un poco più precisi: - D’Andrea maneggia le parole con una capacità che fa impallidire quasi tutti gli altri, sì! Ho letto di quei commenti, in giro per la rete, che fanno ridere da quanto sono fuori dal mondo. E il bello è che ‘sti sedicenti “critici” sono convinti di saperla lunga, mentre non si rendono nemmeno conto che conoscere la lingua italiana non consiste solo nel saper mettere una parola dietro l’altra per formare una frase. La critica più diffusa (e anche più infondata) è quella relativa alla pesante e incongrua aggettivazione che userebbe: ho trovato ogni aggettivo (non solo, ogni parola) perfetta. - Le immagini descrittive sono potenti e perfette, - l’immaginario fiabesco è riutilizzato con una capacità che lascia i vari Tarenzi e Dimitri a chilometri di distanza (non fosse altro per il fatto che si tratta di un riutilizzo non strumentale, bensì naturale e funzionale!), - il Dent de Nuit è una delle più belle ambientazioni d’ombra e di buio mai lette, - la concezione di fondo del Wunderkind (una critica spietata al neoliberismo) è quanto mai attuale ed efficace grazie all’horror infuso senza scrupoli, - lo urban fantasy macchinoso che va tanto di moda in Italia in questi ultimi due anni è soppiantato da un tessuto narrativo che fonde urban con fantasy con fiaba con horror. Ne sono assolutamente entusiasta. Finalmente il fantasy italiano è in grado di pareggiare i grandi scrittori stranieri. Ma l’italiano (leggi: il lettore italiano) medio ha la mente deformata da un orgoglio e da una saccenteria tali, che è praticamente incapace di rendersi conto della qualità di ciò che legge. Potrei proseguire per ore e per pagine, perché è bastato un solo libro per convincermi di questo. Avevo già avuto delle avvisaglie con il racconto che ha pubblicato nel sito Aiuto per il Giappone, Nothing Else Matters, dove in poco spazio ha dato esempio di grande capacità narrativa, ma la conferma è arrivata (per me) solo ora.
AmarieAmarie wrote a review
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Due stelline e non una per alcune idee originali, e due stelline e non di più per non aver saputo, a mio parere, svilupparle come si deve. La potenzialità per essere un buon romanzo c'era anche, ma lo stile pesa sui contenuti: troppi aggettivi inutili che nulla aggiungono alla storia ma che contribuiscono solo a renderla più pesante - come è stato ripetuto più e più volte, dire che una cosa è ributtante, orribile, raccapricciante e oscena non fa paura né schifo, fa sbadigliare. La cosa che mi ha dato più fastidio personalmente sono state le continue intromissioni del narratore onniscente e i saltelli di punto di vista nel corso di tutto il romanzo, in particolare nella parte finale: c'erano momenti in cui seriamente mi ero persa e non capivo a chi appartenessero i pensieri e chi fosse il soggetto. Nonostante il finale troncato, temo non mi abbia lasciato alcuna curiosità di leggere gli altri per sapere come va a finire.
CeciliaCecilia wrote a review
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2/10
All'inizio aveva qualcosa che mi interessava, nonostante il protagonista inutile e altre assurdità varie. Andando avanti mi sono vista vomitare addosso paroloni su paroloni, descrizioni "orrende" (ma alla fine il mostro mica si capisce com'è fatto!)e personaggi stupidi. Avevo letto recensioni negativissime su due blog del cui giudizio mi fido. Poi mi è venuto il dubbio che, dai, forse sono troppo pregiudiziale, proviamolo, magari non è davvero così male. Le ultime parole famose. All'ennesimo periodo/descrizione per far sfoggio di paroloni osceni, blasfemi, sadici e quant'altro, non ne ho potuto più. L'autore mi ha presa in giro. Mi sono anche sentita vagamente insultata: basta dirmele una volta le cose, non è necessario ripetermele per cinque volte. Cosa pensa, che sia stupida? L'horror proprio non l'ho visto. Ci sono creature che fanno schifo, questo indubbiamente. Ma non mi ha spaventata nemmeno per un momento. In Coraline non ci sono "blasfemie" e mostri in putrefazione, ma cacchio se mi ha messo angoscia! A mai più rivederci.