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Aug 20, 1989

Italy

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Il ladro gentiluomo
by Alessia Gazzola
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Arabesque
by Alessia Gazzola
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Un po' di follia in primavera
by Alessia Gazzola
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Una lunga estate crudele
by Alessia Gazzola
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Le ossa della principessa
by Alessia Gazzola
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Un segreto non è per sempre
by Alessia Gazzola
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Sindrome da cuore in sospeso
by Alessia Gazzola
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L'Allieva
by Alessia Gazzola
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Il signore delle mosche
by William Golding
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Il mondo senza di noi
by Alan Weisman
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Marina
by Carlos Ruiz Zafón
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La scomparsa di Stephanie Mailer
by Joël Dicker
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La scomparsa di Stephanie Mailer
by Joël Dicker
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La scomparsa di Stephanie Mailer
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Tiene incollato alle pagine, però...
Tutto sommato il libro mi è piaciuto. Joel Dicker è bravo a tenerti incollato alle pagine. Faticavo da un po' ad appassionarmi a un libro, tanto che ne ho cominciati diversi e finito nessuno. Era un periodo un po' difficile per me con la lettura e con questo libro, invece, non ho avuto alcun problema. Dal momento in cui l'ho iniziato non sono riuscita a posarlo giù. E non solo per "la Tragedia", messa furbescamente, e anche giustamente, sin dall'inizio per coinvolgere il lettore e stimolarlo nella lettura. Ma in generale Joel Dicker riesce a farti appassionare e interessare a tutte le vicende di cui narra. Fatta questa premessa, però, devo ammettere che il libro non è esente da difetti. Ho preferito sicuramente "La verità sul caso Harry Quebert". Le pecche stanno a volte nei dialoghi un po' surreali. Nel caso di questo libro, persino nei suoi protagonisti a volte un po' troppo eccelsi. Specialmente lo zio Saul e la zia Anita che, fino alla parte finale, erano perfetti. Ho torto il naso anche alla rivelazione della semplice amicizia tra la zia e Patrick, quando avevano lasciato intendere altro. Non ci sarebbe stato nulla di male nel cercare conforto altrove. Non avrebbe leso l'immagine perfetta della zia, l'avrebbe solo resa più umana. Invece no, era andata lì per salvare suo marito e suo figlio. Non era l'amante di Patrick. Così come lo zio Saul non aveva una storia con la tennista, gli piaceva solo parlare con lei e impressionarla. Ooookay. Le altre cose che non ho apprezzato sono alla fine. La tanto nominata Tragedia non mi ha affatto convinta. Prima di tutto perché trovo un po' campato in aria l'esito del processo. Partiamo dalla premessa che Luke è stato già accusato di violenza domestica per aver picchiato la moglie e si è fatto alcuni anni di carcere. Nonostante l'accusa dica il contrario, quella cosa ha invece molta rilevanza riguardo al processo di Woody. Perché, conoscendo i fatti, si capisce quanto sia evidente che si tratti di legittima difesa. C'erano i vestiti per terra, segno che Woody e Colleen stavano andando lì per un motivo ben specifico, non per fare fuori Luke. C'è Colleen malmenata per terra, tanto che ha bisogno di essere ricoverata in ospedale. C'è Woody anche lui ferito. Se Woody fosse andato lì con l'intento di uccidere Luke, perché doveva andarci di mezzo pure Colleen? Luke ha colpito lei RIPETUTAMENTE e VIOLENTEMENTE per legittima difesa?! Andiamo! Ho trovato ridicola l'accusa a Woody che, tra l'altro, ha dato proprio il via alla "Tragedia". Comprensibile la fuga di Woody, ma Hillel? Saul e Nathan erano gelosi l'uno dell'altro. Per via anche di questa gelosia, Saul non ha parlato al padre per 12 anni. Ma nessuno dei due ha mai fatto niente di grave per distruggere l'altro. Hillel invece che fa? Rovina letteralmente la vita della persona che reputa praticamente suo fratello e per cosa? Per gelosia? Perché suo padre va alle partite con lui? Perché gli ha dato 60 mila dollari? Sono milionari e Hillel si preoccupa di 60 mila dollari?! La gelosia e la rivalità sono certamente comprensibili, ma non fino al punto in cui si è spinto Hillel. Quella è crudeltà. Quella è vera e propria cattiveria. E' maligno e no, io non lo avrei mai perdonato, come al contrario fa Woody. Tutto quello che è successo è colpa di Hillel. Non sarebbe morta Anita, non sarebbero morti entrambi, non si sarebbero distrutti a tal punto i Goldman se non fosse stato per lui. Se Woody avesse potuto ancora giocare, magari avrebbe portato via Colleen. Sarebbe diventato un giocatore importante. Non si sarebbe rintanato a Madison, non si sarebbe intrufolato in casa di Luke dove poi lo ha ucciso. Non sarebbe stato accusato e né si sarebbe dato alla fuga, per poi uccidersi. Tutto è successo per la gelosia di Hillel. Un ragazzino intelligente, ricco, dal futuro roseo che però era talmente meschino da voler mettere i bastoni tra le ruote alla persona che reputava più importante per lui, perché il padre lo portava alle partite. A parer mio il personaggio peggiore di questo libro è proprio Hillel. E non mi è piaciuto affatto come si sono svolti gli eventi che hanno portato alla Tragedia. Dalla fuga al doppio suicidio dei due. Tutto veramente troppo esagerato e surreale. La storia mi era anche piaciuta, nonostante alcuni difetti. Ma arrivata a quel punto ho proprio storto il naso e devo dire che mi ha lasciato l'amaro in bocca sul finale, che non sono più riuscita a godermi appieno per via di ciò che era accaduto e non avevo apprezzato. E' sicuramente un buon libro, ma secondo me su certi aspetti si poteva fare meglio. Consiglierei a Joel Dicker di lavorare un po' meglio sui dialoghi, che talvolta, oltre a essere surreali, sembrano anche un po' infantili. Ma magari è solo questione della traduzione? Tra l'altro ho persino trovato alcuni errori anche grammaticali.
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Fiori per Algernon
by Daniel Keyes
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Noi siamo tutto
by Nicola Yoon
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Anna Karenina
by Lev Tolstoj
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Cime tempestose
by Emily Brontë
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I dolori del giovane Werther
by Johann Wolfgang Goethe
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Jane Eyre
by Charlotte Brontë
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Hello daddy!
by Claudio Rossi Marcelli
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Il vecchio e il mare
by Ernest Hemingway
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Bello, ma...
Ho adorato questa quadrilogia. Ogni libro mi ha lasciato qualcosa, ogni personaggio mi ha dato da pensare. Sono riuscita ad affezionarmi a tutti, persino ai personaggi secondari. Questa storia che mi accompagna da sei anni, oggi per me è giunta al termine. Però... non posso definirmi soddisfatta appieno. Quest'ultimo libro, nonostante sia sempre ben scritto, abbia delle perle che, come al solito, mi porterò dietro negli anni come ho fatto con gli altri libri, e mi abbia tenuta incollata fino alla fine (ci ho messo meno di un mese per leggere un librone di oltre 800 pagine, e l'ho concluso leggendo praticamente una giornata intera), il però è che... non ho capito questa storia. E' vero che tutti i libri di questa quadrilogia sono fatti per essere letti anche separatamente, ed è quindi giusto che abbiano una storia a sé stante. Il problema è che gli altri libri, pur raccontando storie diverse, erano comunque collegati a un'unica grande storia principale. Li ho sempre visti come dei puzzle da unire e ricomporre per avere un'immagine di insieme completa. Come descrive Julian alla fine, ogni personaggio porta a un altro personaggio, ogni storia si collega ad un'altra storia, e così via. Bene, io in questo libro non l'ho avvertito. Il tutto inizia con la sparizione di Mauricio Valls e le indagini di Alicia e Vargas. E il tutto si conclude con una storia che in alcun modo si collega ai nostri personaggi. Avevo sperato che la sparizione dei bambini portasse a un colpo di scena su qualcuno dei nostri personaggi, anche su uno di quelli nuovi introdotti da Zafon in questo libro, magari proprio Alicia stessa. Invece no. E' completamente scollegata dalla trama principale, e l'unico personaggio che collega la storia a tutto il resto è proprio Valls, che ha perpetrato questi crimini insieme a Leandro e Ubach. Ok, e quindi? Abbiamo conosciuto solo in questo libro le sorelle Mataix. Non ho sentito un attaccamento a loro e alla loro storia, dato che sono state così poco approfondite. Va bene, Mataix era amico di David Martìn, ma anche qui, quando ne hanno mai parlato? E' stato nominato negli altri libri? Non lo ricordo, non mi sembrava che David avesse altri amici all'infuori di Pedro Vidal e Sempere Padre. Ma anche se ne avessero parlato, questo sarebbe l'unico collegamento tra questi nuovi personaggi e gli altri che già conoscevamo? Dato che questo era l'ultimo libro conclusivo della quadrilogia, mi sarei aspettata una storia che chiudesse il cerchio, che coinvolgesse tutti i personaggi in qualcosa di più grande e importante. Non che Daniel e gli altri fossero solo delle mere comparse all'interno di una storia che non li riguardava affatto. E lo dico nonostante io abbia apprezzato il libro e abbia adorato Alicia. E' solo che come ultimo libro mi sarei aspettata qualcosa di diverso. Per questo mi ritengo un po' delusa e non ho dato le cinque stelle che avrei voluto dare a questo libro, ma solo quattro. Perché, come ho già detto, è scritto sempre benissimo (anche se in alcune parti un po' prolisso e ripetitivo), la storia è interessante e avvincente e ti tiene incollato fino alla fine. Ma a parer mio è mancato qualcosa. Comunque menzione d'onore per quelli che ritengo essere i miei due personaggi preferiti di tutta questa saga: David e Isabella, con la loro storia d'amore tragica e la vita triste e sfortunata di entrambi. Che tristezza mi hanno messo. Loro due mi piacciono talmente tanto, che perdono a Zafòn gli errori che ha commesso nella timeline che li riguarda.