Ella's Reviews235

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Storia di un uomo comune
Stoner è un uomo comune, con una vita comune. Quando inizi a conoscerlo non ti suscita alcuna particolare emozione se non una certa dose di intolleranza verso la sua mancanza di azione ed il suo apparente sottomettersi agli eventi. Quasi ti innervosisce questa sua apatia e ti chiedi “Cosa dovrebbe trasmettermi la sua vita?” Ma proprio quando stai per buttare via con un calcio quelle pagine che raccontano di lui, ti accorgi che non riesci più a staccartene. Che pagina dopo pagina Stoner ti sta entrando nella mente, nella carne, nell'anima. Che senti profondamente senti la specialità della sua vita, una vita "comune", ma proprio per questa Vera. Fino in fondo Vera. Perché Stoner non è un eroe. Stoner è un uomo comune, che conduce una vita comune. Perché talvolta la bellezza sta proprio nella “normalità”. Perchè Stoner potremmo essere ognuno di noi. E quando arrivi alla fine del romanzo, sai che non lo dimenticherai facilmente. Che la sua tristezza, la compostezza del suo dolore, il senso tutto suo di dignità, la sua passionalità accesa e rinnegata, le sue tante paure e e le sue poche certezze, i suoi errori anche, tutto questo ti è rimasto attaccato all'anima e non potrai lavarlo via. Mai più. Ed in fondo neanche lo vuoi.
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“Le cose possono essere diverse da come uno le crede, o da come se le ricorda. Tutto qui.” Ecco credo che questa frase possa racchiudere in sé il senso di questo romanzo di Veronesi, nel quale Gianni, il protagonista, nello scoprire chi è veramente suo padre, viene investito dalla forza di un passato a lui sconosciuto, che travolge totalmente anche l’apparente serenità del suo presente. Grazie o per colpa di questa scoperta, tutto inizia a muoversi ed a traballare fuori e dentro di lui, ad un ritmo vertiginoso, che lo porta ad una profonda e spietata introspezione di se stesso, dei suoi lati più beceri, delle sue debolezze ma anche di quelle delle persone che lo circondano e che lui più ama, come la moglie. Ed in questa sorta di autoanalisi, non cercata ma forzatamente vissuta, Gianni cresce e diventa un uomo con tutto il carico di emozioni e consapevolezze che questo comporta. Splendida ed esilarante la parte in cui Veronesi descrive i pensieri di Gianni così come si susseguono, senza una logica né un ordine preciso. Una sorta di flusso di coscienza alla Joyce nell’Ulisse, senza la sua pesantezza e con arguta ironia a partire dal linguaggio, diretto e senza inutili fronzoli. Romanzo apparentemente leggero, che nasconde un profondo senso di amarezza, di precarietà e di inquietudine. Talvolta ti fa ridere di gusto altre ti fa sorridere di un sorriso amaro. Fa riflettere sul senso, tutto sbagliato, del “dare per scontato” situazioni, fatti e, soprattutto, persone, in particolare quelle più vicine, cosa che porta a non viverle e guardarle per quello che sono ma elusivamente per quello noi vorremmo che fossero. E’ un romanzo che ti rimane dentro. Nel bene e nel male. E lo fa senza strepiti ma con una sorta di rassegnata ed ironica accettazione della realtà. E’ un romanzo che fa pensare e dubitare soprattutto. Che ci insegna che non si dovrebbe mai smettere di guardare e conoscere l’altro ed anche se stessi per ciò che è o si è. Bello ed amaro. Come lo è talvolta la vita.
La forza del passato
by Sandro Veronesi
(*)(*)(*)(*)( )(1,128)
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La necessità dell'appartenenza
Una piazza dove tutti si conoscono da sempre. Una libreria vecchia e piena di libri impolverati. Il piccolo libraio, il sig. Jonas, un uomo solitario, abitudinario, sempre umile e cortese con tutti. Forse perché non appartiene a quella piazza, non è nato lì, anzi non è neanche francese e desidera trovare in quel piccolo microcosmo, il suo mondo, la sua patria, la sua famiglia. Desidera con tutte le sue forze essere membro di quella comunità, sentirsi “dentro” un qualcosa, essere parte di qualcuno lui che sente di non appartenere a nulla e, per questo, di essere infinitamente inadeguato. Ed è questo suo profondo desiderio a muovere i fili della sua vita, della sua anima e del suo stesso destino. Destino che prenderà una piega sempre più tragica ed amara quando la moglie di Jonas scompare con ciò che lui ha di più caro: la collezione di francobolli, ultimo legame con la sua patria natia. Da quel momento tutto comincia a precipitare in un vortice di menzogne e malevole dicerie che lo porteranno ad essere sempre più isolato dai membri di quella comunità, dalla quale voleva disperatamente essere accolto. Jonas, infatti, viene giudicato e condannato tout court e non perché abbia commesso alcunché ma per il solo fatto di essere diverso dagli altri, di andare controcorrente, di avere la capacità di capire ed accettare l’altro, con tutte le sue debolezze e meschinità. Romanzo profondamente amaro che indaga sulla necessità dell'essere umano di appartenere ad un gruppo, sulla difficoltà ad esserne accettato e sulla tendenza ad additare come "mostri" e ad isolare i diversi, gli estranei, o semplicemente quelli più sensibili. Bello, intimo, triste. Da leggere
Il fidanzamento del signor Hire
by Georges Simenon
(*)(*)(*)(*)( )(643)
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Si legge tutto di un fiato questo romanzo di Mario Calabresi, quello stesso fiato che alcuni brani ti tolgono per la loro intensità. E’ un romanzo di denuncia senza la rabbia, il rancore, la presunzione assoluta di essere gli unici detentori di verità e giustizia che spesso si accompagna al racconto delle “vittime”. E’ un romanzo che parla di sentimenti prima che di politica. Parla della a tenerezza immutata nel tempo, con la quale l’autore ricorda il padre. Della forza vitale di una madre che insegna ai figli a non dimenticare ma a farlo senza rancore. Del dolore indelebile della perdita di coloro che ami e che nessuna sentenza può lavare via. Della pazienza, la sconfinata pazienza che bisogna avere nell'attesa di una qualche Giustizia e della speranza stessa che esista una Giustizia. Della potenza della parola, parlata e scritta, che può salvare o condannare un uomo fino a decretarne la morte. E mai come nell'omicidio di Luigi Calabresi questa cosa è tanto veritiera. Perché sono state proprio le parole a condannarlo a morte. Parole gravi ed infamanti che giorno dopo giorno, articolo dopo articolo, lettera dopo lettera, in un costante e certosino stillicidio di false ma sibilline accuse, portarono al convincimento che quel giovane commissario fosse il Mostro. E i Mostri, da che mondo è mondo, vanno eliminati. E parla di Amore soprattutto. Amore a 360 gradi. Come l’amore di questo figlio verso il padre perduto. Un amore che traspare tutto nella descrizione di un momento specifico trascorso con il padre. Un momento intimo, familiare, banale apparentemente ma simbolo di tutto l’Amore e la tenerezza che intatta riempie il cuore dell’autore. Grazie a chi me lo ha prestato perché mi ha regalato una profonda e tenera emozione.
Spingendo la notte più in là
by Mario Calabresi
(*)(*)(*)(*)(*)(2,921)
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Il senso d appartenenza
Una piazza dove tutti si conoscono da sempre. Una libreria vecchia e piena di libri impolverati. Il piccolo libraio, il sig. Milk, un uomo solitario, abitudinario, sempre umile e cortese con tutti. Forse perchè non appartiene a quella piazza, non è nato lì, anzi non è neanche francese e desidera trovare in quel piccolo microcosmo, il suo mondo, la sua patria, la sua famiglia. Desidera appartenere a qualcosa, a qualcuno, lui che sente di non appartenere a nulla.Ed è questo profondo desiderio che muove i fili della sua vita e della sua anima. E del suo destino. Romanzo profondamente amaro che indaga sulla necessità dell'essere umano di appartenere ad un gruppo, sulla difficoltà ad esserne accettato e sulla tendenza ad additare come "mostri" i diversi, gli estranei, o semplicemente quelli più sensibili.Bello, intimo, triste. Da leggere.
Il piccolo libraio di Archangelsk
by Georges Simenon
(*)(*)(*)(*)(*)(1,250)
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Cambio!!!
Proprio non me ne riesce una ultimamente! Tutti libri cervellotici e tristi mi becco. E che cavolo! Ma scrivetelo sulla copertina: romanzo cerebrale,un tantino angosciante, senza molte speranze. Qui il protagonista ripete lo stesso gioco (sbagliato, disperato e disperante) all'infinito. Che lei si chiami Vespa o vattelapesca la passione si scatena solo nella perdita. Solo quando l'altro sembra sfuggire o sfugge davvero. Che noia questo: In amor vince chi fugge. Ma poi dico: che vincerà mai? Se fugge non può godere dell'amore (lo fugge!). Se sta fermo è l'amore a fuggire. Ma insomma?!?!?!? Quanto è complicato l'animo umano. E pensare che amare, fare l'amore, scambiarsi pensieri, emozioni, concedersi il lusso di essere se stessi con chi si ama e che ti ama, potrebbe essere così semplice.... Va bè. Cambio genere. Passo all'horror!
La logica del desiderio
by Giuseppe Aloe
(*)(*)(*)(*)( )(60)
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Atto di fede
Il titolo, voluto fortemente dall'autore, tradotto dal portoghese vuol dire atto di fede che era il nome di uno dei cerimoniali più diffusi e disumani al tempo dell'inquisizione. Il personaggio principale è Peter Kien, un rinomato sinologo che trascorre le sue giornate in uno stato di totale isolamento dagli altri. Sua unica compagnia sono gli amati libri. Aborrisce qualsiasi contatto fisico e l’isolamento, da lui maniacalmente ricercato, gli concede quella parvenza di serenità e sicurezza di cui necessità per vivere sereno. Ma proprio questo suo isolamento e la totale mancanza di relazioni con altre persone lo rende ingenua e facile vittima della cinica Therese, sua donna di servizio, che mira esclusivamente ai suoi soldi. Finisce per sposarla e da lì il romanzo prende una piega sempre più tragica ma anche simbolica degli anni in cui visse l’autore. Il personaggio di Kien è struggente. Deve essere da qui (ma anche da "Il fidanzamento del discorso Hire" di Simenon) che ha preso spunto Tornatore per il suo "La migliore offerta". Kien è molto simile a Virgil Oldman. Entrambi hanno orrore per i rapporti umani, per il contatto fisico. Entrambi preferiscono ed amano degli oggetti, seppure di grande levatura artistica, (libri per il primo e quadri per il secondo)piuttosto che il genere umano. Entrambi sono estremamente fragili e bisognosi di amore. Facili prede di chi amore non ha. Il linguaggio è talvolta un po’ “pesante” e ricercato ma l’enorme bellezza e profondità del suo contenuto vale bene questa pesantezza.
Auto da fè
by Elias Canetti
(*)(*)(*)(*)(*)(1,577)
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Amaro. Spietato. Bello.
Un uso qualunque di te
by Sara Rattaro
(*)(*)(*)(*)( )(923)
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Mi ha molto indispettito questo libello della Comencini. Mi è parso forzatamente "contro". Forzatamente "forte". Forzatamente "aggressivo". Non mi è piaciuto. Tutto qui.
Voi non la conoscete
by Cristina Comencini
(*)(*)(*)(*)( )(254)
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Domande che restano domande
Storie di “ordinaria” violenza perpetrate ai danni di donne, nelle quali i carnefici sono proprio coloro che professavano di amarle, che avrebbero dovuto proteggerle. Padri, fidanzati, mariti, fratelli, ex. Ti lascia con un’unica domanda strozzata in gola: perché? Ma è una domanda senza risposta perché non c’è risposta a tali efferatezze. Non ci può mai essere una risposta. Non una umanamente comprensibile almeno.