Lorenzo Paluan
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Lorenzo Paluan

Nov 15, 1969

Carpi, Italy

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L'antigiudaismo
by Piero Stefani
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Giusto perchè ero da solo...
Per la serie recensioni sentimentali, non conoscevo (e non conosco) Andrea Molesini, il libro l’ho preso mentre aspettavo l’ora di cena, girovagando da solo per il centro di Udine, dato che nell’osteria dove andavo a mangiare il telefono non prendeva e mica potevo passare due sere di fila a fissare le cameriere, che poi la gente pensa male. Quindi niente, non essendo minimamente aggiornato sulle uscite librarie, essendo preso da vertigini stile sindrome di Stendhal quando entro in libreria davanti all'eccesso di offerta, dopo aver curiosato la sezione gialli, quella narrativa rosa, i fumetti (pardon, le graphic novel) e la sezione saggi (in effetti stavo già portando alla cassa il testo di Luciano Canfora su Tucidide, per provare a placare la mia ignoranza sui classici, partendo almeno da uno che avevo sentito nominare), ma alla fine mi sono detto che no, echecazzo, saranno anni che non sceglievo un romanzo italiano, e allora mi è arrivato in soccorso lo scaffale dei romanzi “storici”. Il principale criterio era che mi stesse in tasca, quindi la Sellerio andava da dio, lo prendo in mano e vedo che cita una storia che avevo orecchiato l’ultima volta che ero passato da Trento con amici e famiglia, quella del “beato” Simonino di Trento, ma riportando un caso simile capitato tra la trevigiana e il Friuli. Mi parevano sufficienti coincidenze per sceglierlo. Vi dirò, la ricostruzione storica è ben documentata e molto ben resa, ma codesto Molesini mette in bocca a personaggi del XV° secolo in quel di Venezia e delle campagne trevigiane, dialoghi un filino troppo sofisti.  La storia (sia l’episodio reale da cui prende spunto che quella “romanzata”) ha un suo deciso interesse ma l'eccesso di retorica, e anche il raccontarla in prima persona, da parte di un protagonista semplicemente poco credibile, ammazzano molti dei buoni propositi. Vista la mia situazione di lavoratore in trasferta solitaria, bisogna pur dire che alla fine la sua compagnia durante la cena l’ha fornita, (a proposito, se passate da Udine centro provate la Trattoria dell’Antica Maddalena, io ho tirato la cena in lungo fino ai formaggi e l’amaro, pur di andare avanti a leggere, ma bisogna dire che loro avevano ottimi argomenti per tenermi al tavolo) e adesso, “Il rogo della Repubblica”, resterà indissolubilmente legato al ricordo di una passeggiata ramenga e solitaria, per il centro di Udine, in una sera di novembre un po’ troppo tiepida per i miei gusti, e ad un’ottima cena. Non lo dimenticherò, ma oggettivamente, come romanzo, non lo tornerò a cercare.
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Il rogo della Repubblica
by Andrea Molesini
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Vorrei caldamente consigliarvi questo libro che non mi è piaciuto
Giovanni Mari, all’epoca giornalista, in giro per le strade della carneficina del G8 di Genova del 2001, ha scritto un libro, appassionato e toccante, sulla storia di quei fatti. Lo fa in modo preciso e puntuale, ricostruendo il contesto di quegli anni e le vicende seguite a Genova, in 8 capitoli che cominciano tutti con “Il fallimento di…”. La sua ricostruzione è veramente toccante, in grado di restituire l’angoscia, lo sconcerto, a quella insensata barbarie che fu la gestione del G8, ma io faccio fatica a includere fra i “fallimenti” descritti da Mari, quello delle forze dell’ordine e dell’intelligence dell’epoca. Non fallirono. Quel pestare fino ad annichilire i manifestanti di un movimento dalle infinite facce e ramificazioni, facendo delle vittime della repressione dei colpevoli, era esattamente quello che si voleva ottenere. È impossibile scrivere e documentare, come giustamente fa Mari, delle incredibili assurdità della macchina repressiva di Genova, che lascio lavorare indisturbate poche centinaia di casseurs, per sfogare poi una violenza bestiale su gente inerme, giudicando il tutto come un “fallimento”. Quello per alcuni che erano all’interno degli apparati repressivi dello Stato e delle forze di polizia, fu un grande successo, ed ho trovato alcuni accenti “pasoliniani” sui poliziotti e carabinieri impreparati e mal pagati, di una retorica “pasoliniana” veramente fuori luogo. Quelli hanno pestato gente inerme in piazza, alla Diaz e poi a Bolzaneto e molti di loro non vedevano l’ora di farlo perché, ed inutile negarlo, visti anche i fatti recenti nelle carceri durante le rivolte del 2020, le nostre forze di polizia, tutte, sono largamente inquinate da un’ideologia violenta e antidemocratica che andrebbe portata alla luce ed affrontata pubblicamente una volta per tutte. Nonostante questo, credo che Mari abbia scritto un ottimo testo, che rimette i fatti di Genova all’interno del contesto mondiale dell’epoca, che chiarisce tutti gli elementi della “sospensione” della democrazia e dello stato di diritto avvenuta in quei giorni. Ma il sapore amaro che rimane in bocca a me è che forse, non di “sospensione” si è trattata, ma solo uno strappo nel velo ipocrita di come tutti noi fingiamo di vivere in uno stato di cose che democratico non è mai stato e dove lo stato di diritto si ferma sempre davanti al nucleo oscuro del potere che da sempre governa le sorti di questo paese. A me il libro di Mari non è piaciuto, ma al tempo stesso è stata una lettura impossibile da interrompere, che angoscia, e mi sentirò di dire, ad eventuali interlocutori che ancora vanno per ipocriti cerchiobottismi sui fatti di Genova, ma tu l’hai letto Mari?
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Genova, vent’anni dopo
by Giovanni Mari
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Meglio di quanto pensassi
Non sono mai stato un fan della personalizzazione in politica, nè in positivo nè in negativo, quindi mi sono accostato a questo piccolo volume curato da Franz Foti con una certa diffidenza. Devo dire che in realtà è un buon modo di capire un "fenomeno" politico, che sicuramente è incarnato da figure come Alexandria Ocaio-Cortez (e prima di lei da Bernie Sanders), ma che (pare e spero) vada anche al di là delle loro figure e vicende personali. Nella raccolta commentata di discorsi, interviste e tweet della giovane deputata americana, capace nel 2018 di soffiare uno dei seggi della citta di New York ad un classico rappresentante delle élites del Partito Democratico, con una campagna popolare che le ha letteralmente consumato la suola delle scarpe, si trovano non solo i temi che ti aspetti dalla rappresentante di una sinistra radicale, ma anche una serie di dati di fatto sulla realtà quotidiana di molti americani, dei quali noi europei non siamo sempre coscienti, di solito riassunti in pochi ma efficaci passaggi, che fanno capire che non si tratti di ideologismi astratti in nome del "socialismo", ma della volontà concreta di voler incidere sulla vita dei suoi concittadini. Ad esempio, tutti sappiamo che curarsi negli Stati Uniti, nonostante l'Obama Care, sia un'impresa quasi impossibile per la classe lavoratrice americana, per non parlare dei più poveri. Non sapevo che il meccanismo che porta i lavoratori americani ad indebitarsi per potersi pagare le cure, che so, per un cancro, per sè stessi o per un proprio caro, creano meccanismi di debito con istituti bancari, che possono arrivare a chiedere interessi che per noi sarebbero da usura. Quindi non solo ti indebiti per poterti curare, ma paghi quel debito a interessi folli, deregolamentati dal 1978. Queste sono le magie del mondo "liberal" (i democratici sono largamente responsabili di questa situazione, così come lo sono per la creazione di quelli che la Cortez chiama "campi di concentramento" creati dall'agenzia federale per l'immigrazione alla quale neanche Obama ha mai "tagliato le unghie" e che poi sotto Trump si è sentita legittimata a sistematiche violazioni dei diritti umani), che costano miliardi di dollari al contribuente americano (gli stessi dollari che non sono disponibili per garantire la salute per tutti, per dire). Franz Foti ha fatto un'ottima selezione di scritti, contestualizzandoli ed ha affrontato la figura e il programma politico della Cortez sotto vari aspetti. É un volumetto molto agile, del quale è già uscita una nuova edizione, la mia si ferma all'azione politica della Cortez fino al 2019. Sicuramente ha sconfitto la mia diffidenza iniziale rispetto a certi eccessi di idolatria e divismo che la personalizzazione della politica porta. Ovviamente non ne ne scrivo da lettore neutrale, mi reputo persona di sinistra e mi auguro veramente che la lunga semina di Sanders ora trovi nuovi protagonisti a cui passare il testimone, e che queste siano per lo più donne, radicali, decise, non legate agli intrallazzi che da sempre determinano la "politica ereditaria" delle influenti famiglie che da sempre dominano le politiche del Partito Democratico americano, non può ce essere un bene. Pare genuina, spero si conservi ma soprattutto che riesca veramente a moltiplicare prossime semine e fruttuose raccolte in un sistema politico asfittico e corrotto da enormi conflitti di interessi, su entrambi i fronti, come quello americano, dove i liberali sono usi ad esserlo fino a che qualcuno non va a toccare qualche interesse costituito.
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La guerra dei Bepi
by Andrea Pennacchi
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Senza più valore
by Davide Serafin
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