Marco Cobianchi
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Marco Cobianchi

Sep 29, 1966

Milano, Italy

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Cosi uccidemmo il commissario Calabresi
by Leonardo Marino
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L'invenzione cristiana della laicità
by Dario Antiseri
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La storia va raccontata tutta
Enrico Deaglio ha quello che una pedante e verbosa retorica chiama “il vizio della memoria”. Che poi invece è una virtù. E Deaglio è un virtuoso della memoria. Ha scritto un libro, “Patria 1067-1977” che è un tomo zeppo di virtuosismi della memoria. “Patria” ha la pretesa di essere “tutto”: tutto quello che di notevole è successo in Italia nel decennio 1967-1977. In più di 600 pagine contiene il racconto di “tutti” (mettiamoci le virgolette che poi dopo spiego) gli avvenimenti che attraversarono l’Italia in quei 10 anni: sentenze, discorsi, articoli, i vincitori del Festival di San Remo e quelli dello Strega , ricordi personali. Un libro molto, davvero molto bello, che consiglio di leggere. Contiene pezzi rarissimi, citazioni sepolte dalla storia, avvenimenti di cui pochi o nessuno ricorda più. Cito a caso senza la pretesa di essere esaustivo (che poi è impossibile): l’elenco degli studenti del dipartimento di sociologia di Trento fondato da Bruno Kessler (molte le sorprese): il discorso di Berlinguer che poneva per la prima volta l’austerità come valore fondante della sinistra e mezzo per combattere il consumismo dettato da un capitalismo giunto alla sua fase finale (era il 1977: il discorso era vecchio e ridicolo già allora, figuriamoci leggerlo oggi); il racconto dettagliato di tutti i delitti politici dell’epoca, sia quelli di destra sia quelli di sinistra. Deaglio racconta la stagione delle bombe, il ’68, le deviazioni degli apparati dello Stato che trafficavano con i fascisti, i tanti golpe o tentati tali, i nomi dei protagonisti e dei gregari, la nascita delle Br e i loro delitti. Insomma: un’enciclopedia davvero molto utile, da leggere e rileggere, di tanto in tanto. E adesso veniamo a noi. Il problema di Deaglio è che fa finta di essere imparziale. Fa finta di raccontarla tutta, ma racconta solo una parte. La sua visione estremista della storia lo porta a considerare tutto quello che è successo in Italia in quei maledetti 10 anni (il ’68, le violenze fino alle Br) come una reazione allo Stato repressivo, corrotto, golpista, stragista. Lo stesso compromesso storico è colpevole perché attraverso di esso il Pci avrebbe fatto la scelta del potere invece che della rivoluzione in atto. In questa visione Berlinguer avrebbe dato il proprio tacito assenso ai blindati cossighiani nelle vie e nelle piazze italiane. Un’accusa notevole, probabilmente vera. Ma, ripeto, Deaglio non la dice tutta. Non dice degli ammiccamenti, della tolleranza che arriva perfino allo spalleggiamento che il Pci ha assicurato alle Brigate Rosse considerate non come un pericolo per la democrazia ma come una frangia di estremisti “sedicenti” comunisti. Se “Patria” fosse un libro di storia non gli si potrebbe perdonare la mancanza di (almeno) un accenno sulla contiguità di intellettuali, artisti e giornalisti con quel mondo lì e nella bibliografia (sterminata, interessantissima) nemmeno un accenno a “L’eskimo in redazione” di Michele Brambilla, che, nel 1991, ha ripubblicato gli articoli dei vari Scalfari e Bocca nei quali le Brigate Rosse erano sempre “sedicenti”. E, visto che parla diffusamente del sequestro Moro, come fa Deaglio a dimenticare il famoso articolo “Discorso sulla Dc” nel quale Rossana Rossanda parlava dei brigatisti in questi termini: “In verità, chiunque sia stato comunista negli Anni 50 riconosce di colpo il nuovo linguaggio delle Br. Sembra di sfogliare l’album di famiglia: ci sono tutti gli ingredienti che ci vennero propinati nei corsi Stalin e Zdanov di felice memoria”. Unica scusante potrebbe essere che l’articolo ella Rossanda venne pubblicato nel 1978 (28 marzo) mentre l’analisti di Deaglio si ferma al 1977, ma tant’è. Infine, la ricostruzione dell’”affare Pinelli”: come minimo omissiva. Manca il racconto della campagna di disinformazione, di faziosità, di menzogne dei giornali di sinistra che accusarono Calabresi di aver colpito l’anarchico con un colpo di karate e poi averlo scaraventato dalla finestra della questura di via Fatebenefratelli allo scopo di addossare agli anarchici la responsabilità della bomba di piazza Fontana. Ricostruzioni false che convinsero il giornale “Lotta Continua” a pubblicare articoli indecenti: “Sappiamo che l’eliminazione di un poliziotto non libererà gli sfruttati. Ma questa è sicuramente una tappa fondamentale dell’assalto dei proletari contro lo Stato assassino”. Si arrivò ai famosi documenti (non fu uno solo) firmati da centinaia di intellettuali nei quali si dava la copertura ideologica all’omicidio di un innocente definito “commissario torturatore”. Questo manca. E non è tutto quello che manca. E non è poco.
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Patria 1967-1977
by Enrico Deaglio, Valentina Redaelli
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La politica dell'uomo
by Vaclav Havel
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Sinistra e popolo
by Luca Ricolfi
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Un furieux désir de sacrifice
by Fethi Benslama
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