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Canʼt stop Wonʼt stop
by Jeff Chang
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Il secolo breve
by Eric J. Hobsbawm
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Storia moderna e contemporanea
by Paolo Viola
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Pensiero e linguaggio
by Lev S. Vygotskij
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Un saggio sui generis (come il suo autore)
Il saggio di Wallace e Costello è sicuramente datato: scritto nell'89, tutto ciò che vi si dice sul rap arriverà già al primo lettore del '90 (anno della pubblicazione), come affermano gli stessi autori, come una riflessione sul passato. Il rap di cui si parla in questo libro è quello statunitense, fortemente radicato nella comunità afroamericana, che si affaccia sui valori yuppie e li fa propri, ma con un'attitudine sfrontata, totalmente diversa dalla vaga colpevolezza mascherata da pudore dei bianchi. Da allora, l'hip hop si è esteso al di là di quel contesto socio-geografico, è stato recepito, proprio attraverso i dischi e i film citati dagli autori, in tutto il mondo, si è radicato in contesti sociali differenti, a volte ereditando il carattere di insubordinazione legata all'etnicità, altre (come in Italia) percorrendo strade diverse. Eppure i nodi centrali, individuati spesso con analisi proprie della teoria della letteratura, restano: quella "sorta di snobismo invertito" che qualche anno dopo il sociologo francese Hugues Bazin chiamerà 'marginalità rovesciata' ; la sineddoche (la parte per il tutto, che "represent"); la drammatizzazione, la scena a cui si appartiene e a cui ci si rivolge, tra il personaggio e l'autenticità (keep it real); il campionamento come strategia espressiva, perennemente in bilico tra la citazione integrativa e il rovesciamento iconoclasta; l'autoreferenzialità e il vincolo metrico che disegnano uno spazio-fondale in cui poter esercitare la libertà che "è davvero tale solo quando ha una limitazione artificiale a farle da sfondo" (T. S. Eliot). Insomma, in una parola, tanto inflazionata e usata dai due solo al prezzo di virgolette e note ironiche, il postmodernismo. I due borghesi che condividono "un entusiasmo imbarazzato, quasi furtivo, e decisamente bianco" per l'avanguardia musicale nera, come si presentano Wallace e Costello, riescono a vedere al di là del vetro opaco, senza fermarsi alla superficie. E quel "genere" musicale di cui parlano, cazzutamente ancorato al qui e ora, continua ad esserlo, pur in modi diversi, qui e ora. Da leggere ascoltando la playlist di brani citati.
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Convincente e chiaro
L'autore del saggio è un fisico delle particelle innamoratosi della linguistica, disciplina incontrata per caso e curiosità, che ha deciso di dedicare i suoi studi alla questione dell'origine del linguaggio. La questione, presente e centrale nelle riflessioni linguistiche prescientifiche fin dall'antichità, per circa un secolo, dal costituirsi della linguistica scientifica nell'Ottocento, è diventata un tabù: non c'è nulla di osservabile, non può essere ricostruita né localizzata nello spazio e nel tempo una protolingua originaria,dunque non ha senso parlarne, se non come riflessione da tempo libero, un po' romantica. Ed è vero: la conoscenza dell'origine del linguaggio non è accessibile con i soli strumenti linguistici. Gli studi nel campo della biologia evolutiva, del comportamento animale, della neuropsicologia, dell'antropologia, dell'etnolinguisica, dell'archeologia preistorica e le varie teorie sull'acquisizione del linguaggio nei bambini e sui disturbi e le deviazioni ad essa legati, hanno rilanciato l'argomento sul livello scientifico e Johansson cerca di farne un sunto. Semplifica ma non banalizza. Il discorso è necessariamente interdisciplinare e il viaggio è lungo e ambizioso, dunque l'autore seleziona accuratamente gli strumenti da portare con sé, sottoforma di concetti, teorie e riferimenti bibliografici, per non viaggiare troppo appesantiti e mantenere un taglio divulgativo (per chi volesse, fornisce in nota il link per leggere la versione accademica del saggio, con il suo bel migliaio di riferimenti bibliografici). La trattazione è spesso intervallata o introdotta da "scene" relative al mondo animale, umano, al comportamento dei bambini (le figlie dell'autore) che permettono di visualizzare i temi trattati nei vari capitoli. L'origine del linguaggio, in chiave evolutiva, poggia le sue fondamenta su alcuni tratti non specificatamente linguistici, condivisi con le scimmie antropomorfe e con altre specie animali: la differenza che porta alla lingua è quantitativa, non qualitativa e il suo sviluppo è "una questione di incentivi più che di mutazioni". Con buona pace del generativismo di Chomsky. Nell'essere umano, infatti, queste caratteristiche occorrono assieme e interagiscono tra loro, costituendo un vantaggio evolutivo, mentre in diverse specie animali ne sono presenti solo alcune e vengono usate per fini strettamente strumentali. Cooperazione, menzogna, rappresentazione simbolica, viaggi mentali nel tempo e nello spazio, apprendimento sociale, comunicazione segnica e pantomima interagiscono tra loro e creano le condizioni per la formazione graduale di un sistema lingua sempre più complesso. Il tutto mosso dall'intenzione di comunicare, dal gusto per la narrazione e - perché no? - anche per la manipolazione, che a un certo punto ci hanno distinti dai nostri taciturni cugini. I fili del saggio sono tanti, tante le discipline coinvolte, le informazioni, gli aneddoti: il tessuto è ricco e si rischia di perdersi un po', ma alla fine l'autore riprende tutti i fili per esporre sinteticamente e schiettamente la sua posizione sulla questione, rispondendo alle domande salienti: La lingua è nata per mutazione o per motivazione? Presto o tardi? Improvvisamente o gradualmente? Era atomistica o olistica? Comunicativa, musicale o mentale? Parlata, segnica, mimica o un sistema misto? La facoltà di linguaggio è innata o no? Le risposte dell'autore, alla luce del viaggio compiuto, sono convincenti.
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L'alba del linguaggio
by Sverker Johansson
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La mente nel cervello
by Carmela Morabito
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Body Art
by Don DeLillo
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La peste
by Albert Camus
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Dialoghi con Leucò
by Cesare Pavese
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La caduta
by Albert Camus
(*)(*)(*)(*)(*)(1,112)

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Gli amori difficili
by Italo Calvino
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Saggio sulla lucidità
by José Saramago
(*)(*)(*)(*)(*)(2,068)

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Lucernario
by José Saramago
(*)(*)(*)(*)( )(504)

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Culture and Explosion
by I︠U︡riĭ Mikhaĭlovich Lotman
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Language and Symbolic Power
by Pierre Bourdieu
(*)(*)(*)(*)(*)(7)

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