Medialuna
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Medialuna

Livorno, Italy

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L'incantatrice dei numeri
by Jennifer Chiaverini
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Voglio Aaaaaannaaaaaaaa
La prima sensazione che ho provato leggendo questo libro è stata di déjà vu e insofferenza. Ho pensato che fosse veramente troppo simile a "Le braci", che ho molto amato ma non per questo volevo rileggere in altra forma: ho provato molto fastidio, come se fossi stata un po' truffata da questo scrittore che mi era tanto piaciuto ma che si stava dimostrando assai ripetitivo. Come se non bastasse, le prime 100 pagine - ovvero la metà esatta del libro - sono dedicate alla descrizione assai prolissa della società ungherese e sono invero un po' noiosine. Confesso dunque che la lettura è stata lenta e sofferta e questo mi è dispiaciuto molto, considerando che "Le braci" lo avevo divorato in meno di due giorni.  Però. C'è qualcosa in Marai che ti tiene avvinto e ti spinge a proseguire la lettura anche mentre stai pensando che il libro sia lento, ripetitivo, noioso. Ti ritrovi a leggere 100 pagine di monologo che con qualsiasi altro autore avresti mollato subito dopodichè, alla fine di tutto, pensi che insomma, non era poi tanto male questo libro, chissà perché mentre lo leggevi non ti piaceva. Se poi lo lasci decantare qualche giorno dopo averlo finito, senti venire a galla tutti i significati che mentre leggevi erano sfuggiti, sommersi dalla ricerca tenace di una trama che non c'è. Perché è questo il punto: questi libri che si svolgono nel giro di una notte non hanno una vera e propria trama, anzi da questo punto di vista si potrebbe dire che Divorzio a Buda e Le braci sono proprio uguali: due triangoli amorosi, due uomini molto coinvolti che vanno fuori di testa per questo, altri due meno coinvolti che fungono da semplici ascoltatori dei primi, infine due donne angelicate sullo sfondo. La storia di base è la stessa: una donna che sposa un uomo e lo tradisce, fisicamente o mentalmente, con un altro. Mentre ne "Le braci" il tradimento fa da collante fra le tre persone e porta i due uomini a ridefinire i contorni della loro amicizia, nel Divorzio causa, oltre ad un uxoricidio, una crisi esistenziale nel cornuto. C'è molta (come al solito per i miei gusti troppa) filosofia nel monologo, ma il succo del discorso è: è possibile fondare il senso della propria vita sul rapporto con un'altra persona? Studiare, lavorare, spendere, viaggiare, rilassarsi, prodigarsi tutto per lei? Si, è possibile. E' salutare per il rapporto? No. Cosa succede poi se la persona a cui abbiamo dato tutto ci pianta in asso? Vale la pena continuare a vivere?  AL di là della trama semplicissima, dunque, Marai ci presenta una serie di interrogativi sull'esistenza e sul modo di impostare la propria vita, sulla scala dei valori, sul senso della vita e dell'amore, che secondo me valgono tutto il libro e riscattano la parte iniziale più noiosa. Comunque è certo che Battisti avesse letto Marai quando ha scritto Anna, che è il riassunto perfetto di Divorzio a Buda: Hai ragione anche tu Cosa voglio di più? Un lavoro io l'ho Una casa io l'ho La mattina c'è chi Mi prepara il caffè Questo io lo so E la sera c'è chi Non sa dirmi no Cosa voglio di più? Hai ragione tu Cosa voglio di più? Cosa voglio? Anna Voglio Anna Non hai mai visto un uomo piangere Apri bene gli occhi, sai, perché tu ora lo vedrai Apri bene gli occhi, sai, perché tu ora lo vedrai Se tu non hai mai visto un uomo piangere Guardami Guardami Anna Voglio Anna Ho dormito lì Fra i capelli suoi Io insieme a lei Ero un uomo Quanti e quanti sì Ha gridato lei Quanti non lo sai Ero un uomo Cosa sono ora io? Cosa sono, mio Dio? Resta poco di me Io che parlo con te Io che parlo con te di Anna Anna Voglio Anna
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Divorzio a Buda
by Sandor Marai
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Divorzio a Buda
by Sandor Marai
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Noioiso e angosciante
Iniziato a sentire in audiolibro, ascoltate le prime 3 storie e abbandonato. Non sono solita abbandonare la letture dei libri, nemmeno di quelli che non mi piacciono, ma questo oltre che terribilmente noioso era anche veramente angosciante. Si tratta di un medico neurologo e psicologo molto famoso che elenca una serie di casi che gli sono capitati nella sua lunga carriera e che ritiene interessanti per il pubblico. Parla di persone che hanno subìto danni all'emisfero destro del cervello e riportano gravi deficienze a livello motorio e/o cognitivo, fino alla perdita della coscienza di se e del proprio corpo. Purtroppo, per me sentire questi racconti è agghiacciante: sentire descritte una dietro l'altra le storie di queste povere persone che vivono sospese nel presente, senza passato e senza futuro, senza speranza di miglioramento, senza capire dove sono e perchè, senza raccapezzarsi di cosa gli è capitato, senza riconoscere nemmeno gli affetti più cari... persone addirittura talvolta senza il senso di sè... mi faceva veramente angosciare. Tanto di cappello a chi studia come poter intervenire e aiutare, ma personalmente non sono capace di leggere queste storie senza provare pena e angoscia per questa povera gente. Questo libro semplicemente non fa per me.
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L'amica geniale
by Elena Ferrante
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Protagonista interessante, libro ancor di più
Finito da tre giorni e sono ancora in lutto. Bellissimo libro che fa ritrovare la Agnello Hornby de "La mennulara": una scrittura asciutta ma piena di emozioni e sentimenti, una Sicilia latifondista attaccata alle tradizioni che deve adattarsi ai tempi che cambiano, la vita contadina nei paesi e la vita mondana di città: c'è tutto in questo romanzo che riporta alle atmosfere del Gattopardo. Non approfondirò la bella figura di Costanza Sefamita, mite e caparbia, sottomessa e autonoma, icona della aristocrazia terriera e donna moderna, perché è la protagonista e tutto il libro è articolato sulla sua storia. Commenterò piuttosto un aspetto che ho ritrovato sottolineato più volte in questo libro dopo averlo notato ne "La mennulara": l'autrice ci fa notare come sia insito nell'animo umano l'istinto al giudizio (quasi sempre negativo) delle azioni altrui. Mi ha impressionato come qualunque azione di questa donna complessa, per quanto fatta a fin di bene, con evidenti vantaggi per le persone impattate, venga accolta sempre con malignità, invidia, rancore da tutti, perfino da chi è beneficiato. C'è di fondo nell'animo umano una sorta di malevolenza, un dare per scontato la malafede dell'altro, un'invidia che sono francamente scoraggianti, poiché effettivamente si ritrovano sovente nella vita reale. Resta un po' di amaro in bocca alla fine del libro per come la protagonista venga sempre e comunque fraintesa, per fortuna riequilibrato dall'ammirazione per come lei se ne frega e tira diritto per la sua strada
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La zia marchesa
by Simonetta Agnello Hornby
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Divorzio a Buda
by Sandor Marai
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Prontuario delle risposte
Manuale tecnico (nel senso che risponde puntualmente con argomentazioni tecniche, di tipo linguistico, non con filosofia) che fa il punto sull'uso dei femminili professionali in Italia. E' parecchio ripetitivo, ma sicuramente affronta la questione da tutti i punti di vista, rispondendo con efficacia alle questioni che continuamente vengono poste in mezzo dai detrattori. Il concetto fondamentale è che i femminili professionali sono grammaticalmente corretti, esistono in italiano ed è corretto usarli. Ogni negazione che viene fatta a questo concetto è facilmente smontabile e riconducibile alla naturale resistenza al cambiamento di ciascuno di noi o, peggio, a posizioni misogine o maschiliste. L'autrice non è assolutamente "grammarnazi", anzi è piuttosto aperta a soluzioni diverse, però sostanzialmente il punto è: vuoi usare il maschile sovraesteso per un qualsiasi tuo motivo personale (non ti "piace" la parola lal femminile, senti il maschile più "potente", non ti interessa la questione femminile ecc.)? Ok, usalo. In questo momento non è linguisticamente sbagliato, perché i femminili non lo hanno ancora completamente sostituito nell'uso. Ma non sostenere che i femminili professionali siano sbagliati, perché linguisticamente non lo sono, anzi. Prendi coscienza che la tua resistenza è dovuta a questioni personali o sociali, ma non alla lingua che, adattandosi alle necessità, mette a disposizione i vocaboli corretti per ogni situazione. Certi vocaboli li sentiamo "strani" solo perché finora non li abbiamo usati: non c'erano abbastanza ingegnere, avvocate, fisiche, chimiche ecc. per sentire il bisogno di nominarle. Adesso ci sono e il femminile professionale corretto per appellarle esiste. Usiamolo.
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Femminili singolari
by Vera Gheno
(*)(*)(*)(*)( )(71)

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Femminili singolari
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Manuale alla portata di tutti
Questo libro è un vero e proprio manuale, utile in caso di dubbi sull'uso, la scrittura e la pronuncia di parole italiane. Sicuramente è scritto con semplicità e financo ironia in alcuni punti, e si capisce che cerca di venire incontro veramente a tutti, qualunque livello culturale il lettore abbia. Purtroppo questo fa si che per chi parla un italiano almeno un poco più che sufficiente il libro diventi abbastanza noioso e ovvio. Da Toscana probabilmente sono avvantaggiata perché parliamo una lingua corretta senza nemmeno accorgercene, magari in altre regioni fa un effetto diverso, ma questo libro corregge modi di dire che non mi sarei nemmeno immaginata che qualcuno potesse usare perciò mi è sembrato in alcuni punti veramente ovvio. Il libro è improntato ad una grande tolleranza, ricordando ogni momento che la lingua è viva e, soprattutto, si adegua alle persone, pertanto se molte persone iniziano ad usare una parola o espressione "sbagliata" e questa si afferma nell'uso, presto diventerà "giusta". Concordo nel disinnescare la rabbia dei "grammarnazi" che non perdono occasione per correggere gli eventuali errori altrui e nel promuovere una cultuta di tolleranza (chi sbaglia può non aver studiato, non ricordarsi, provenire da un contesto disagiato o semplicemente essere stanco o distratto), tuttavia mi ha infastidito la continua ripetizione del concetto di stare attenti a non dire una certa cosa "perché potrebbe infastidire". Io mi sforzo di parlare correttamente per il contesto nel quale mi trovo (ovviamente ci sono diversi livelli di linguaggio a seconda della circostanza in cui ci si trova, più o meno informale), ma non sto a pensare ad usare o non usare una parola perché a "qualcuno" potrebbe dare fastidio (da un punto di vista grammaticale, si intende). Se pronuncio "mess midia" e l'altro preferiva "mass media" ... problema suo: se esterna il suo disagio gli spiego che la locuzione è entrata in uso dall'inglese, altrimenti si va avanti. Al di là di aver più o meno apprezzato le intenzioni dell'autrice, trovo comunque questo libro utile ad un lettore medio e segnalo la quantità enorme di fonti riportate per aiutare chi volesse continuare ad approfondire gli argomenti in autonomia
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Prima l'italiano
by Vera Gheno
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by Simonetta Agnello Hornby
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Leggero e delicato ma con alcune parti noiose
Ascoltato in formato audiolibro, perciò il primo commento sarà per l'esperienza di ascolto, purtroppo abbastanza scadente: la lettrice non era assolutamente in grado di leggere le parti in livornese,il cui vernacolo è assai difficile da riprodurre per chi non è del luogo, si è quindi arrangiata producendo una cantilena a metà fra il romano burino e il fiorentino "aspira anche tu una c a caso" che non si può sentire (per info: a Livorno la "c" si toglie proprio, non si aspira). Ora. Non è certo obbligatorio "recitare" le voci dei personaggi, ma se si decide di farlo occorrerebbe sincerarsi di esserne in grado (ciò vale per la persona ma soprattutto per la produzione), altrimenti meglio evitare e leggere normalmente. Oltre a ciò, segnalo anche una molteplicità di parole italiane pronunciate con accento sbagliato e parecchie frasi lette senza rispettare la punteggiatura, come se non fossero nemmeno state lette una volta prima della registrazione. A parte la voce veramente gradevole, per il resto l'esperienza di lettura è stata davvero negativa. Veniamo al romanzo. Confesso tranquillamente di essermici avvicinata incuriosita dall'ambientazione livornese e di essere da questo punto di vista soddisfatta: la città non fa solo da sfondo alla storia, ma si integra felicemente nel racconto, colta con sguardo amorevole nelle mille sfumature di vento e di mare che le sono caratteristiche, raccontata a pennellate vivaci attraverso i tanti personaggi secondari, tutti piuttosto caratteristici nei loro modi spicci ma aperti e sinceri. Livorno è anche una città culturalmente molto fertile, ricca di "personaggi" che a vario titolo la mantengono viva e interessante (sportivi, musicisti, artisti di ogni possibile disciplina, studiosi delle materie più disparate). In questo contesto la storia raccontata nel romanzo è più che plausibile e il vecchio professore è colto, oltre che nella debolezza degli anni e dell'infermità, anche con le sue mille piccole manie e fissazioni che rendono unica un'esistenza già molto particolare. La coprotagonista è una donna ancora giovane, che si trova a dover fare delle scelte per riprendere in mano la propria vita. L'incontro fra i due genera questo racconto di fiducia ed affetto, la cui delicatezza è sicuramente la caratteristica principale. Ho trovato un po' pesanti le parti filosofiche: veramente troppe citazioni buttate lì più o meno a caso nell'intento di dimostrare che la filosofia è bella. Sinceramente questa parte poteva essere un pochino scorciata perché si ripete davvero troppe volte uguale a se stessa provocando l'immediato innalzamento del livello di noia. Ho trovato il libro piuttosto rallentato da queste parti di chiacchiere di aria fritta, sarebbe bastato molto meno. Per il resto è una storia calda e delicata , che si legge volentieri se non si hanno aspettative troppo elevate.
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Niente caffè per Spinoza
by Alice Cappagli
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Prima l'italiano
by Vera Gheno
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Il velo dipinto
by William Somerset Maugham
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Il velo dipinto
by William Somerset Maugham
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Affresco di un'epoca con ritratti (minuziosi) di persone
Questa storia la conoscono tutti, almeno a grandi linee, a causa del bel film vincitore di otto oscar, fra cui il primo ad un'attrice afroamericana, che a oltre 80 anni dalla prima proiezione, passa periodicamente in TV sempre rastrellando ascolti decorosi. Non mi interessa dilungarmi nel confronto libro/film, voglio solo segnalare che, a mio parere, col film è stato fatto un ottimo lavoro per condensare le 1200 pagine del libro. Inevitabilmente sono state tagliate scene e personaggi minori, senza peraltro che la trama ne risenta; inoltre qualcosa è andato a discapito della profondità dei personaggi. E qui inizia la piacevole sorpresa che è stato per me leggere questo libro, che mi ha veramente stupito sotto vari aspetti. Sicuramente non mi aspettavo una scrittura così sciolta e "moderna" (immagino sia merito anche della bellissima traduzione fatta dalle bravissime Annamaria Biavasco e Valentina Guani per Neri Pozza). Non mi aspettavo che una buona parte del libro fosse dedicata alla guerra di secessione americana: nel film è ovviamente presente ma come sfondo alle vicissitudini dei personaggi, mentre nel libro si intreccia con le vicende ad ogni pagina, perché l'autrice spiega molto bene cosa stava succedendo politicamente in quel periodo e come ciò si riflettesse sulle vite delle persone e sulla società. Direi anzi che nel libro questo aspetto è preminente, al di sopra perfino della trama in se stessa: ho imparato molte cose e rimosso alcuni pregiudizi. Ho modificato anche il mio giudizio su alcuni personaggi, il che sarebbe indifferente perchè un libro non è certo un processo ai personaggi, se non fosse che il loro carattere appare adesso in "3D" mentre nel film apparivano piatti. Esempio eclatante Melanie: nel film appare veramente insulsa, mentre nel libro ha una propria personalità: molto dolce e accomodante, ma anche fiera, determinata e forte. La stessa Rossella nel film appare molto infantile e capricciosa, ma in fondo forte e determinata. Beh forte e determinata lo è ma è anche immatura, egoista, menefreghista, incurante dei sentimenti altrui, prepotente, stizzosa e chi più ne ha più ne metta. Infine non mi aspettavo che potessero esserci risvolti di tipo psicologico: nel tratteggiare i caratteri dei vari personaggi, l'autrice disegna un bello e vario spaccato di umanità e mostra come ciascuno subisce o affronta la vita secondo il proprio carattere: chi la aggredisce per paura, chi la subisce per vigliaccheria o perché si sente spiazzato. Chi reagisce e chi cerca qualcuno a cui appoggiarsi. Chi viene cambiato dagli eventi fino a perdere se stesso e chi rimane fedele a se stesso perdendo però il treno della vita. Molte riflessioni sono dunque scaturite dalla lettura di quasto librone: sono felice di averlo finalmente letto e che abbia superato molto le mie stesse aspettative.
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Via col vento
by Margaret Mitchell
(*)(*)(*)(*)(*)(2,538)

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