Monica Yellnikoff's Reviews84

Monica YellnikoffMonica Yellnikoff wrote a review
Ci terrei a precisare
Che non ho "abbandonato" il libro, l'ho "regalato a chi sapevo che avrebbe apprezzato". C'è una sottile differenza fatta di conosci te stesso, accettazione e generosità che rivendico con un certo orgoglio.
I segni e la critica
by Cesare Segre
(*)(*)(*)(*)(*)(11)
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Io sarò antica ma il post-moderno mi piace. E lui fa veramente schifo per quanto bravo.
L'Opera Galleggiante
by John Barth
(*)(*)(*)(*)(*)(797)
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impossibile considerarlo "finito" e, dunque, archiviabile. Un testo fondamentale.
I "passages" di Parigi
by Walter Benjamin
(*)(*)(*)(*)(*)(80)
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Adorabile
È decisamente un testo da specialisti, senza alcune conoscenze di antropologia culturale la sua comprensionerisulterebbe parziale. Contiene una combo di cose che mi piacciono un sacco (etnografia, antropologia, storia dell'arte, museologia e allestimenti museali...) scritte in modo chiaro e tenendo sempre in primo piano il focus del discorso che non riguarda più il concetto di "cultura" ma il lavoro stesso dell'antropologo. In un continuo interrogarsi e tendere fino al limite le proprie domande, in una sorta di etnografia in versione post-moderna. Fichissimo.
I frutti puri impazziscono
by James Clifford
(*)(*)(*)(*)(*)(65)
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No, con Carver non c'entra niente. Non che uno sia migliore dell'altro, a mio avviso sono entrambi scrittori irraggiungibili. Means non è scheletrico ed essenziale quando Carver ma sa essere altrettanto spietato. Ha una prosa che sembra una marea, ti porta lontano dandoti la sensazione di essere rimasta nello stesso punto. Va certamente riletto. È veramente bravo.
Episodi incendiari assortiti
by David Means
(*)(*)(*)(*)( )(159)
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Nick, ovunque tu sia, in qualsiasi posto ti trovi, sappi che ti amo.
La morte di Bunny Munro
by Nick Cave
(*)(*)(*)(*)( )(667)
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Una volta partorita la trama, o per lo meno il concept, era necessario un atto di umiltà. Il nostro amato David doveva prendere il telefono, chiamare uno dei suoi agenti o insomma, ci siamo capiti, qualcuno che lavori con lui, e chiedere: "Oh, ma non è che mi cerchi il numero di (nome a sua scelta di uno scrittore di professione)?" Ebbene, David non ha commesso quest'atto di umiltà ma si è seduto alla scrivania e ha iniziato a scrivere. Il risultato è una grande, enorme, gigantesca occasione mancata. La storia è intrigante, le tematiche affascinanti, uno scrittore bravo -uno scrittore vero!- ne avrebbe fatto un capolavoro. Invece sono 300 pagine di una noia mortale, di cui almeno una ventina inutili, da selezionare e cancellare senza remore. David, fai il regista, dai, che sei bravissimo e ci piaci tanto. Basta libri.
Divorati
by David Cronenberg
(*)(*)(*)( )( )(91)
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Insomma
Irving fa il suo compitino, lo porta a termine senza troppe sbavature e va bene così. Niente di sconvolgente né di entusiasmante, una cosa piacevole da leggere quando non si vuole pensare troppo. All'inizio mi ha ricordato Middlesex di Eugenides ma no, al di là di una vaghissima consonanza tematica secondo me siamo ben lontani: il ritmo è meno incalzante, la narrazione più lenta. Tutto meno coinvolgente.
In una sola persona
by John Irving
(*)(*)(*)(*)( )(265)
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Abbandonato. Sembra Ken Follett in versione cowboy e indiani.
Manituana
by Wu Ming
(*)(*)(*)(*)( )(2,559)
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Lo scambio è, quindi, impossibile l'allegria, ormai, non fruibile il mal di testa del tutto probabile.
Lo scambio impossibile
by Jean Baudrillard
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