Dark Matter
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Honeste vivere, neminem laedere, suum cuique tribuere.

Sep 12, 1966

Venezia, Italy

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I principi
by Origene
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Underworld
by Don DeLillo
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Il regno dei demoni
by Ernst Niekisch
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Bernardo di Clairvaux - Lode della nuova cavalleria
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La trinità
by Karl Rahner
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Escatologia nel nostro tempo
by Hans Urs von Balthasar
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The Outsider
by Stephen King
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Quattro figure della Rivoluzione Conservatrice tedesca
by Alain de Benoist
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by Alain de Benoist
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Il nuovo ordine erotico
by Diego Fusaro
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Storia della Nuova Destra
by Massimiliano Capra Casadio
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La filosofia tedesca. 1760-1860
by Terry Pinkard
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Eurasia
by Alexander Dugin
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Mi sono imbattuto nella storia dei due gemelli canadesi Bruce e Brian Reimer, mentre cercavo di documentarmi sulla teoria “gender”, sulle sue origini e sui suoi contenuti. Al di là di ciò che questa (triste) vicenda ha da insegnare sulla suddetta teoria, che sarebbe comunque parecchio, questo bel libro attesta un fatto incontrovertibile: che qualsiasi teoria, per quanto indimostrata, metodologicamente incompleta e scientificamente discutibile, potrà avere successo planetario purché incontri il giusto Zeitgeist. Colapinto, giornalista americano collaboratore, tra gli altri, della famosa rivista musicale “Rolling Stone”, intervisto' nel 1997 David Reimer, operaio canadese trentaduenne che gli raccontò la sua incredibile storia. Nato nel 1965 come Bruce Reimer, primo di due gemelli omozigoti, David perse il pene a pochi mesi di età a causa di un malaccorto intervento clinico di circoncisione. La sua vita cambio' radicalmente pochi mesi dopo, quando i suoi disperati genitori si rivolsero alla “star” della sessuologia John Money, uno psichiatra neozelandese trapiantato negli USA, accreditato presso la prestigiosa clinica Johns Hopkins di Baltimora. Money sosteneva, con forza e successo, la teoria per cui l'identità sessuale dipendeva da fattori sociali e non biologici; pertanto suggerì ai genitori di Bruce che il loro bambino mutilato avrebbe potuto ricostruirsi un futuro felice se fosse stato “riprogrammato” come una bambina. L'anno dopo quindi Bruce venne castrato chirurgicamente, trasformato in una bambina (ribattezzata “Brenda Lee”), e riconsegnato ai genitori con la consegna di non raccontargli mai la verità. Da quel momento in poi Money descrisse, nei suoi studi tecnici e in più di un'opera divulgativa, il “caso dei gemelli” come la prova scientifica che si poteva riprogrammare sessualmente un individuo, indipendentemente dalle sue caratteristiche alla nascita. Questa storia ebbe un successo incredibile nell'ambiente della psichiatria infantile americana, e portò alla completa riscrittura dei manuali pedagogici USA, oltre che ad una considerevole fortuna personale per il dottor Money. Il problema è che era completamente falsa. Bruce/Brenda NON crebbe come una bambina felice, ma per i primi quindici anni di vita incontrò una serie infinita di problemi di disadattamento, confusione, rabbia e infelicità. Brenda SAPEVA di essere una bambina, ma NON si sentiva tale: pisciava in piedi, pestava i bambini, odiava i vestiti femminili. I suoi genitori continuarono a seguire pedissequamente le indicazioni di Money, che minimizzava riconducendo il tutto ad un normale “comportamento da maschiaccio”, ma erano i primi ad accorgersi che le cose non stavano andando come previsto, e ben presto crollarono, lei nella depressione, lui nell'alcolismo. Finalmente, nel 1980, Brenda apprese la verità, ed immediatamente decise di ridiventare maschio, pur conscio della lunghezza e della difficoltà del percorso che intraprendeva. Prese il nome di David, in onore dell'eroe che affrontò e sconfisse il gigante Golia. La storia, di fatto, finisce qui. David riuscirà a ricostruirsi un'identità, sposerà una ragazza-madre con tre figli, e cercherà di mettersi tutto alle spalle. In realtà la sua vicenda non poteva essere dimenticata: nel 1997 il dottor Milton Diamond, storico avversario di Money, rese pubblica la storia per contrastare la pratica, a quel punto diventata d'uso comune negli USA e non solo, della “riprogrammazione” psicosessuale dei minori. Money vide la propria fama decrescere parecchio, ma nei confronti del suo vecchio esperimento mantenne sempre la convinzione di aver avuto ragione e di essere stato mal interpretato e capito, da parte di genitori di Brenda e dei medici ed educatori che l'avevano seguita nei suoi primi anni di vita. (La storia finisce comunque male. Nel 2004 David Reimer, depresso e sconvolto dalla morte del gemello Brian, morto per overdose di psicofarmaci e alcool nel 2002, si suiciderà sparandosi con un fucile in un parcheggio. Money morì due anni dopo). Nulla mi toglie dalla testa che la teoria di Money, nella quale possiamo ovviamente cogliere il nucleo della “teoria gender”, abbia avuto il successo che ha avuto grazie al fatto di esser profondamente connaturata allo spirito americano, quello che predica che l'uomo può e deve essere pienamente libero di realizzarsi nei confronti del mondo e della natura.
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Unisex
by Enrica Perucchietti, Gianluca Marletta
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Bruce, Brenda e David
by John Colapinto
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Costanzo Preve dedicò la sua vita di studioso a due grandi passioni: la filosofia, ed il pensiero di Karl Marx. Questo libriccino del 2007 è dedicato, fin dal titolo, alla seconda delle due. Dovrebbe trattarsi di una breve introduzione a Marx, ma sarà bene dare un'avvertenza preliminare, prima di iniziarlo. Preve, per quanto scriva con uno stile di cristallina chiarezza, senza disdegnare le digressioni facete e l'uso dell'ironia, NON è un autore facile, e NON lo consiglio per "iniziare" alcunché. Il fatto è che Preve non è interessato a parlare di ciò che si dà per già noto, quanto piuttosto ad offrire punti di vista inediti e "stranianti", argomentandoli con puntiglio e precisione. Insomma, non si rivolge ad un pubblico di neofiti, da lui amichevolmente indirizzati a documentarsi su un qualunque buon manuale scolastico; bensì ad un lettore "maturo", che di filosofia ne sa già, ed è in grado di praticarla. In questo libriccino Costanzo Preve discute, in un centinaio abbondante di pagine, la sua personalissima "approssimazione" al pensiero di Karl Marx: "approssimazione" in quanto, come ci avverte fin dalle prime righe, il pensiero di Marx non venne mai "completato" né "coerentizzato" e rimase fino alla sua morte nel 1883, qualcosa di molto simile ad un cantiere aperto. In conseguenza di ciò, quello che noi correntemente conosciamo come "marxismo" venne in realtà elaborato da Friederich Engels e Karl Kautsky tra il 1875 e il 1895, quindi a Marx già morto, al fine di rendere le basi del suo pensiero "fruibili" a scopi politici dalla classe operaia tedesca ed internazionale. Marx insomma non ha niente a che fare con il marxismo, e questo è solo l'incipit del libro. Per "approssimarsi" a Marx, Preve suggerisce l'analisi di quattro tematiche: la "filosofia della storia" sottesa al suo pensiero, lo statuto filosofico dello stesso, gli aspetti economici e sociologici della sua opera, ed infine le sue ricadute "politiche". Premesso che la prima tematica viene dibattuta in maniera piuttosto sbrigativa deliberando che la filosofia della storia di Marx è in buona e ultima sostanza la stessa di Hegel, e cioè una filosofia della libertà universale e NON una filosofia del progresso, la parte centrale del libro arriva con la seconda tematica, dove Preve espone la sua idea più "eretica": Marx come filosofo "idealista al 100%", anzi come terzo grande idealista dell'ottocento tedesco dopo Fichte e Hegel, con ciò andando gloriosamente contro centocinquant'anni abbondanti di storiografia filosofica e di marxologia applicata. A questa tesi, ed alla dimostrazione che il ben noto "materialismo" di Marx e del marxismo deve intendersi piuttosto come una metafora di tutt'altro (e Preve elenca ben sette significati "metaforici" del cosiddetto materialismo, tra cui lo studio delle scienze naturali, lo strutturalismo, l'ateismo eccetera), è dedicata circa metà dell'opera, e non ce n'è da stupirsi, se pensiamo che questa tesi del Marx idealista è il più forte e sentito lascito di Preve alla filosofia del suo tempo, il suo epitaffio, e ne era giustamente orgoglioso anche se gli era costata (o forse proprio per questo) la cacciata con disonore dal novero degli studiosi di Marx "ufficiali". L'analisi delle due ultime "approssimazioni" è invece svolta in maniera più sbrigativa, evidentemente perché Preve le riteneva meno significative e comunque perché la sua personale visione delle cose non differiva in ragione sensibile da quella normalmente accettata. Non manca comunque, come quasi sempre nei suoi libri posteriori al 1991, una onesta e ragionevole disamina delle motivazioni del collasso politico, economico e sociale del "comunismo realmente esistito 1917-1991", come lui chiamava l'esperienza dell'URSS; evento che lo portò a prendere una volta per tutte le distanze dai suoi ex-compagni ed a perseguire una personale e difficile strada di rilettura globale del pensiero di Marx per la presente e futura contrapposizione all'ormai onnipotente liberalismo economico, nuovo "paradigma" del pensiero e della politica contemporanei.
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L'Everest delle mie letture
Ci ho messo quasi più tempo io a leggerlo che Proust a scriverlo: e già questo, me ne accorgo, potrebbe essere un buon commento. L'avevo iniziato innumerevoli volte, prima: ma non riuscivo mai ad andare oltre pagina trenta, o quaranta; appena mi accorgevo che, dopo pagine e pagine di scrittura, il protagonista era ancora a letto, a decidere se alzarsi o no, chiudevo il libro e lo rimettevo sullo scaffale. Sì, lo so, lo ammetto. Sono un lettore fatto così. Non mi spaventano i “mattoni”. Mi sono sciroppato l'Ulysses di Joyce al Liceo, e l'intero Arcipelago Gulag di Solzenicjin prima dei diciotto anni. Ma questa “Recherche”, ecco, mi è apparsa per più di vent'anni una specie di Everest, una cima irraggiungibile. Cosa c'è “dentro” a questo libro? In breve, e in poche parole, è una “sorta di autobiografia”, la narrazione di come un Narratore (la cui figura coincide, e al tempo stesso non coincide, con quella dello stesso Marcel Proust che ne è l'autore reale) racconta la sua vita e la decisione di diventare scrittore di un libro. E, in una circolarità perfetta, spiraleggiante, il libro è quello che state leggendo. Il tema principale, fin dal titolo, è quello del tempo, anzi, del Tempo, con una maiuscola che precisa e definisce la centralità psicologica e spirituale del concetto: per Proust, ciascuno di noi è composto da numerosi “io” che si succedono e si annullano secondo lo scorrere del tempo: è il ricordo che consente di recuperare ciascuno di questi “io” e di riannodarne le vicende a quelli che lo seguono e lo precedono. Ed è solo nell'opera d'arte che le impressioni – unici segni indelebili nell'animo umano – sono in grado di essere rivissute e recuperate; sia che si tratti di arti letterarie, figurative o musicali. Dal punto di vista “materiale”, il libro è un'opera immane. La mia edizione (Einaudi 2008) conta 2.329 pagine, in un unico tomo pesante più di un chilo e mezzo. Le pagine sono massicce, squadrate, dense di scrittura, una scrittura continua, fluente, inarrestabile: un interminabile “stream of consciousness”. I periodi si succedono, riga dopo riga, dopo riga. Non è raro perdersi nella lettura, e ritrovarsi preda di un lieve capogiro. Non posso, ovviamente, esprimere un giudizio “letterario” su quest'opera; semplicemente, non possiedo i necessari strumenti di critica e di analisi. Ne sono affascinato, e orripilato allo stesso tempo, come quelle mostruosità che ogni tanto ci capita di vedere in natura. Ma sono comunque sicuro che averla letta era necessario, e che nessuna lettura in futuro potrà evitare il confronto con questa.
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I romanzi di Philip K. Dick non sono mai banali. Prendiamo questo "The man in the High Castle" del 1962 (tradotto in italiano con un - abbastanza demenziale secondo me - "La svastica sul Sole"): avrebbe potuto essere una "banale" ucronia, in cui Germania e Giappone hanno vinto la guerra e gli USA sono stati sconfitti e invasi. Il tocco di genio in questo caso, consiste nel nidificare, all'interno della vicenda, un'ulteriore ucronia: quella del romanzo semiclandestino "La cavalletta non si alzerà più", che tutti i protagonisti del romanzo conoscono e/o leggono, un libro che racconta una storia "alternativa" in cui sono gli USA ad aver vinto la guerra, e sono state Germania e Giappone ad essere stati sconfitti e invasi. Due piani della realtà, quindi: come spesso capita di leggere negli scritti del paranoico e lievemente schizofrenico Dick. A fare da raccordo tra le due realtà è un terzo libro, il "libro degli Oracoli" altresì detto "I Ching", cui i vari protagonisti fanno ricorso per dare un senso e una direzione alle loro vite. Sarà proprio "I Ching", consultato dall' "uomo nell'alto castello", Hawthorne Abendsen, l'autore di "La cavalletta non si alzerà più", a dare una nota di (possibile) speranza in un mondo sottosopra, che si avvia ad un ulteriore disastro (la Germania infatti sta pianificando un nuovo attacco nucleare, questa volta diretto contro il Giappone). Ho letto questo libro con sensazioni strane. Pensavo che, al lettore americano, il tutto appare nella luce "giusta": un romanzo di storia alternativa, che ipotizza una realtà che non c'è. Ma ad un lettore italiano (o tedesco, o giapponese), fa scattare pensieri diversi. A noi è capitato davvero di essere sconfitti, invasi, e ridotti a straccioni che cercano di compiacere i loro invasori, di esser loro simpatici, magari cercando di fregarli e di scroccare loro qualche dollaro. Un "La pelle" di Malaparte, insomma, in salsa distopica.