Ruri
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Aug 9, 1982

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I giorni perfetti
by Jacobo Bergareche
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Niente di Speciale V
by A. E. Via
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Johnnie
by Cardeno C.
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Tutti i bagliori del cielo
by Trent Dalton
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Tutto il blu del cielo
by Mélissa Da Costa
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Strega comanda colore
by Chiara Tagliaferri
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Parliamo di un romanzo di narrativa contemporanea autoconclusivo molto particolare, che mi ha messo non poco in difficoltà, ma andiamo con ordine. La nostra protagonista è Mona, una giovane donna peruviana, brillante promessa della letteratura. È candidata al premio letterario più importante d'Europa, la cui cerimonia si tiene in Svezia, e il libro è ambientato nella sede del concorso, dove gli scrittori sono invitati qualche giorno prima della premiazione per partecipare agli incontri e alle conferenze che tutti terranno. In questi due giorni osserveremo e ascolteremo queste strane creature, come ci vengono crudelmente descritti i maggiori letterati del globo, i cui comportamenti e discorsi ci lasceranno piuttosto sconcertati. I mostri del titolo infatti sono loro, Mona e tutti i partecipanti a questa celebrazione. Volendo attribuire un aggettivo al romanzo, il primo termine che mi salta alla mente è “allucinato”, il che ha anche senso visto che la protagonista è sotto costante effetto di stupefacenti; il secondo è “surreale”, a causa della natura degli eventi che ci vengono narrati. Dovete sapere che quando ci vengono proposte le anteprime dei libri da recensire, molto spesso abbiamo a disposizione le info di uscita, titolo, trama e qualche volta, ma non sempre, la copertina dei libri. In questo caso la copertina c'era e, insieme alla trama, mi hanno incuriosita e fatto scegliere di leggerlo. Quindi il libro mi è arrivato, non ho potuto leggerlo molto presto perché ne avevo altri in precedenza, ma era lì che mi chiamava, con quella faccia allucinata e i suoi mostri colorati che mi dicevano “qua ti aspettiamo”. Finalmente l'ho aperto e iniziato a leggere e... non l'ho capito. Non l'ho capito. Detto così sembra strano, per questo, per farvi capire cosa intendo, vi riporto uno dei momenti che mi ha lasciata più perplessa. Non è uno spoiler, anche perché il libro non ha trama, quindi non vi posso rivelare nulla che vi possa rovinare il gusto della sorpresa. Dicevo, una mattina la protagonista si va a fare una sauna, ne esce nuda, ha addosso solo gli slip e così com'è si inoltra nel bosco e inizia a correre. Si ferma, è agitata, si sente osservata, spaventata, la situazione la eccita e si infila un dito nell'intimo per saggiare la sua eccitazione. Mentre procede la sua escursione scorge una grotta, si affaccia all'entrata ma calpesta il corpo insanguinato di un animale morto, esce dalla grotta e scorge un suo collega scrittore fare una fellatio a un altro uomo. Esce dal bosco, va a fare colazione (è ancora nuda, eh), vede una scrittrice che ammira e si siede a tavola con lei e mentre è lì che fa il pari e dispari se mangiare o no, scoppia a piangere (aggiungo che per tutto il tempo la commensale non fa una piega sullo stato di nudità quasi integrale di Mona e no, non è svedese). Ecco, il libro è tutto così... Più o meno a metà, è lungo 150 pagine, poca roba, mi sono fermata e ho girato il libro per leggere la quarta di copertina e trovo queste frasi: “Una satira impietosa dell'élite letteraria: un'indagine sull'arte e la violenza. Un romanzo terrificante, brillante, pericoloso.” Oppure “Accanto a Pola Oloixarac quasi tutta la narrativa contemporanea sembra opaca e provinciale.“ E altri commenti alla stessa stregua. Peccato che sulle recensioni non si possano mettere emoticon perché io sono rimasta così, con la faccia basita, perché tutta sta gloria proprio non la capivo... E allora ho ripreso a leggere concentrandomi di più, cercando il significato intrinseco, profondo e nascosto del testo, il pensiero illuminante che la scrittrice ci rivela, ma niente... continuavo a non capire. Rassegnata, ho continuato a leggere per il gusto di farlo, perché dovevo finirlo e recensirlo, intanto mi lambiccavo il cervello su cosa avrei mai potuto scrivere nella recensione, quando, a letto con mio figlio per farlo addormentare, mi si è accesa la famosa lampadina. Negli apprezzamenti della quarta di copertina si osanna la scrittrice perché è riuscita a dissacrare il mondo degli scrittori e della letteratura moderna in modo brillante e agghiacciante. Ecco, mentre sull'agghiacciante sono d'accordo, per il resto ho capito dov'è il mio problema: vi è mai capitato di trovarvi in un gruppo di persone professionalmente specializzate (ad esempio un gruppo di ingegneri) che iniziano a parlare di un argomento specifico e tecnicissimo? Loro parlano, discutono, si infervorano e voi lì che li guardate, li ascoltate ma non capite un beato nulla... Siete fuori registro. Ecco, questo libro parla una lingua che non capisco e si rivolge a persone diverse da me. E la mia scelta era tra il fare l'intellettuale di sinistra e osannare la prosa magnificente dell'astro nascente della letteratura mondiale, oppure fare la lettrice media (come “mediocre”) e dire ciò che davvero ne penso: ne posso apprezzare il surrealismo, la mente particolare dell'autrice, ma null'altro, alla fine non mi è piaciuto e niente mi ha lasciato... nella presentazione dovrebbero scrivere: per addetti ai lavori. ilconfinedeilibri.blogspot.com/2022/04/ritratto-di-giovane-donna-con-mostri.html
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Ho trovato il libro una lettura leggera e frizzante, senza impegno ma di compagnia. Il personaggio principale si chiama Kendall, molto giovane (sulla ventina da poco passata), estroverso e solare, quasi svagato, una di quelle anime che riescono ad assorbire il brutto della vita senza troppi contraccolpi e con ottimismo. Un giorno torna a casa e trova il compagno con cui convive da due anni a letto con il vicino di casa e l'espressione di rabbia maggiore che esprime è il disappunto, perché al summenzionato vicino aveva preparato dei biscotti... Deciso a lasciare immediatamente il loro appartamento, cerca ospitalità dalla sorella Keira, ma scopre che è in Giappone per lavoro. Il suo compagno e convivente, Luke, il nostro secondo protagonista maschile, lo accoglie in casa e gli permette di vivere con lui nell'attesa del rientro della sorella. Kendall è sempre stato attratto da Luke, ma il fatto che fosse il fidanzato della sorella lo ha tenuto lontanissimo da lui. In realtà la relazione tra Luke e Keira è solo di facciata, entrambi trovano particolarmente comoda una finta relazione per togliersi dai piedi le famiglie invadenti. La convivenza tra i due, però, diventa subito particolarmente dura a causa della forte attrazione reciproca che i due provano l'uno per l'altro. Quando le carte vengono scoperte, Luke si troverà di fronte un cucciolone adorante, ma la sua ostilità verso le relazioni sentimentali affonda le radici in una famiglia disastrosa alle spalle e avrà non poca difficoltà ad accettare i sentimenti che Kendall prova per lui, ma soprattutto quelli suoi verso il ragazzo. Come ho già anticipato, il libro è leggero e divertente. Kendall sembra un cucciolo: iperattivo, coccoloso, adorante e irresistibile, totalmente surreale. Luke è più normale: posato, affermato, attraente e affettivamente deficitario. Mi ha divertito leggere le interazioni tra i due e ho passato un paio di pomeriggi piacevoli mentre lo leggevo. Anche lo stile dell'autrice è scorrevole e veloce e l'intreccio che sviluppa per la storia particolare. Consigliato se cercate qualcosa di leggero e divertente. ilconfinedeilibri.blogspot.com/2022/04/il-fidanzato-di-mia-sorella.html
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Il fidanzato di mia sorella
by Crystal Lacy
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Jacob vive a Londra e lavora per la società immobiliare di famiglia. Ha ventisette anni ma la sua vita ha raggiunto un punto di rottura perché sta divorziando e le sue prestazioni lavorative hanno subito un brusco fermo per la perdita di un grosso cliente che gli era stato affidato. Questi risultati sono il frutto di una vita orientata alla rivalità con il fratello per l'approvazione del padre, un uomo la cui unica ragione di vita sono il lavoro e i soldi. Il suo matrimonio è fallito perché messo sempre al secondo, se non al terzo, posto rispetto alle prerogative lavorative e il lavoro sta risentendo del contraccolpo emotivo che lui sta vivendo a causa del divorzio. La perdita del cliente porta il padre a mandarlo in esilio, una vacanza pagata in Portogallo, alla fine del mondo. Dopo qualche giorno di inedia e smarrimento, Jacob inizia a guardarsi intorno, a fare lunghe passeggiate sulle scogliere a strapiombo sul mare, sulle spiagge battute dall'oceano, a godere del vento e dei profumi di questo luogo selvaggio e incontaminato. Un mattino, nel ristorante dove sta facendo colazione, entra un pescatore, un uomo imponente e ombroso che immediatamente cattura la sua attenzione. Luis vive a Sagres da tre anni, in una capanna in riva al mare, unico suo sostentamento la pesca, che opera su una piccola barca regalatagli dal pescatore di cui ha comprato la casa. La sua vita è immersa nella natura incontaminata di Sagres, si circonda solo dell'essenziale, della sua solitudine e del suo dolore. Un improvviso temporale li fa ritrovare sotto lo stesso tetto, dove la loro attrazione esplode in un amplesso rabbioso e quasi impersonale, ma che lascia i due uomini senza fiato per la sua intensità. Quello che sembrava essere lo sfogo di un momento si ripete ancora e ancora fino a che entrambi, ma soprattutto Luis, non ammettono che quello che è nato come un incontro fugace tra due estranei sta diventando qualcosa che nessuno dei due cercava, nessuno dei due voleva, ma che prepotente si sta imponendo nelle loro vite. Ma l'amore non basta. I due uomini devono capire in primo luogo il posto che l'altro deve avere nella propria vita, per non ricadere negli errori del passato e bruciare ciò che i sentimenti stanno facendo fiorire. È il secondo libro della scrittrice Ilari C. che leggo, in entrambi sono presenti due uomini all'apparenza in momenti opposti e quasi inconciliabili delle loro vite. Jacob rappresenta la frenesia, la corsa all'oro, l'ambizione che lascia tutti indietro e non fa prigionieri. Luis l'immobilismo, il blocco del dolore, l'incapacità di superarlo. La natura, la libertà che gli elementi ci trasmettono, fungono da balsamo per le loro anime, ma è l'incontro delle loro divergenze che aiuterà entrambi, non senza sforzo, a realizzare che la vita non corre necessariamente su due binari paralleli e già determinati. Ci si può fermare e decidere che quella che percorriamo è una strada che costruiamo pezzo per pezzo, tassello dopo tassello. Mi piacciono molto i libri di quest'autrice. Come un olio essenziale per cui bastano pochissime gocce per sprigionare i suoi profumi e i suoi effetti, così in poche pagine (il libro è lungo poco meno di centotrenta pagine) riduce all'essenza le emozioni, le vite dei suoi personaggi e i messaggi che vuole portare al lettore, ma lo fa con una forza tale da farne sentire gli effetti in modo prepotente. ilconfinedeilibri.blogspot.com/2022/04/dove-il-mare-e-piu-azzurro.html
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Dove il mare è più azzurro
by Ilari C.
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Il fidanzato di mia sorella
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Dove il mare è più azzurro
by Ilari C.
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Ritratto di giovane donna con mostri
by Pola Oloixarac
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Il fidanzato di mia sorella
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Dove il mare è più azzurro
by Ilari C.
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Recensiamo oggi un libro della collana Darkside, progetto che la Fazi Editore porta avanti da qualche anno e che indaga tutti i lati del dark letterario, dal noir all'horror. Di questa collana fa parte anche la serie “Cyrus Haven” dell'autore Michael Robotham, serie di tre volumi (finora pubblicati in patria) il cui primo libro è “Brava ragazza, cattiva ragazza”. Ringraziamo la CE per averci gentilmente inviato una copia digitale del libro. Siamo a Nottingham, sì, proprio la città di Robin Hood e Cyrus Haven, protagonista maschile del nostro libro e uno psicoterapeuta. Il libro si apre in un istituto protetto per minori, dove Cyrus è stato inviato da un assistente sociale suo conoscente per osservare una delle ospiti. Sarà il suo primo incontro con Evie Cormac, nota alle cronache come Faccia D'angelo. Sei anni prima, nella camera segreta di una casa, venne ritrovata una bambina vittima e spettatrice di un efferatissimo delitto. Poiché non si conosceva chi fosse, le venne attribuito il nomignolo “Faccia d'Angelo”, anche Evie Cormac è un nome inventato. Evie ha presentato istanza di essere libera dalla tutela dello stato, ma, poiché non si conosce la sua vera età, è il tribunale a dovergliela accordare. Cyrus viene invitato proprio per analizzare la ragazza, offrire un parere sul suo stato emotivo e aiutare lo Stato a prendere una decisione. La scelta dell'assistente sociale è ricaduta su di lui perché Cyrus è uno dei pochi esperti nei soggetti noti come “maghi della verità”, ossia persone in grado in modo innato di riconoscere quando qualcuno mente, perché Evie Cormac ha questa caratteristica. Cyrus rimane subito affascinato da questa creatura assai misteriosa e particolare e decide di aiutare Evie a ottenere la sua libertà.  Contemporaneamente è coinvolto nelle indagini di un omicidio di un'adolescente uccisa qualche sera prima, omicidio all'apparenza dai risvolti semplici ma che in realtà si rivelerà molto più complesso e articolato di quanto si fosse inizialmente supposto. Ma il libro ha un giallo nel giallo: il primo è quello dell'omicidio su cui Cyrus indaga, il secondo è quello legato alla serie stessa, perché Cyrus inizia a indagare anche sul passato di Evie scoprendo particolari sempre più inquietanti. Quando è stato proposto il libro, avevo scelto di non leggere questo thriller e il mio sarebbe stato un errore, perché invece merita tantissimo. Iniziamo col dire che il primo giallo, quello che indaga l'omicidio, per intenderci, è davvero molto ben strutturato. L'autore riesce a creare un gioco degli specchi in cui il lettore non riesce a districarsi e difficilmente, se non proprio alla fine, si riuscirà a individuare il vero assassino. Mi è piaciuto molto anche il modo in cui ci depista, introducendo più personaggi sospetti e dedicando loro molta attenzione, narrativamente parlando. Ma ciò in cui è stato davvero brillante, a mio parere, è il modo in cui inanella il secondo giallo, quello che ci accompagnerà per tutta la serie, il giallo di Evie. Prima ci racconta il fatto di cronaca, poi Cyrus indaga e iniziamo a intravedere un gioco di scatole cinesi sempre più fitto, reso ancora più complicato dalle rivelazioni che Evie, mano a mano che cresce la sua fiducia per Cyrus, inizia a fare. Un insidiosissimo ginepraio. Anche i personaggi sono molto ben costruiti. Cyrus da solo è un libro nel libro, anche lui con un precedente a dir poco traumatico nella sua infanzia. È ombroso, taciturno, molto particolare. Lo vediamo attraverso i suoi occhi (il libro è narrato in prima persona da lui) e attraverso gli occhi di Evie (secondo io narrante) e ci piace molto in tutte e due le vesti. È molto empatico ma al tempo stesso chiuso e introverso. Anche Evie è un personaggio da osservare attentamente, è lei la brava ragazza, cattiva ragazza del titolo e difficilmente riusciamo a inquadrarla. Non so se si può parlare di world building anche nei thriller o se c'è un termine tecnico più appropriato, ma Robotham fa proprio questo nel primo volume, ci tiene occupati e distratti con l'indagine sull’omicidio di Jodie Sheehan, ma nel frattempo si costruisce l'impalcatura del caso più grosso, quello su Evie. Come il padrone che dà un biscotto al cane per distrarlo dal barbecue. Io mi sono mangiata il biscotto e adesso faccio la vaga nell'attesa che la brace sia cotta... Micheal, ci vediamo al prossimo volume, ma sappi che “Quanto è la salita, tanto è la caduta”. ilconfinedeilibri.blogspot.com/2022/04/brava-ragazza-cattiva-ragazza.html
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Brava ragazza, cattiva ragazza
by Michael Robotham
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È il primo libro che leggo di questa autrice e non vi nascondo che mi ha lasciato molti strascichi che non ho ancora capito se siano negativi o positivi, perfettamente in linea con il titolo del libro. È proprio così al momento, il mio giudizio è sospeso, perché ancora non ho capito se il libro mi è piaciuto o meno e l'ago della mia bilancia continua a oscillare come un metronomo, più che come una bilancia vera e propria, perché a scatti vado per il “mi è piaciuto” e poi passo al “non mi è piaciuto” senza troppe vie di mezzo. E se il libro ha questo titolo perché ci si aspettava questa reazione dal lettore, faccio i miei complimenti a chi l'ha ideato perché è stato un vero genio (bella anche la copertina). E quindi, poiché ci rimugino da un po' di giorni senza essere riuscita a sciogliere le mie riserve, ho deciso di buttare giù la recensione perché spesso scrivere mi ha aiutato a elaborare quello che nella mia pancia era un groviglio inestricabile di “Boh” (come vedete mi sento particolarmente ispirata anche con i termini). La famiglia Giovannetti: madre insegnante, padre insegnante, due figli. Una è Perla-la-perla, come viene soprannominata per tutto il libro per le sue straordinarie doti e la qualità della sua perfezione in ogni ambito accademico e non, l’altro è Felice (Felix), figlio altrettanto brillante, ma perennemente all'ombra della sorella. La famiglia sembra quella del Mulino Bianco, crepe e difetti all'apparenza inesistenti, ma il Mulino è inquadrato sempre a distanza e, a distanza, è difficile notare le crepe. Ed è così anche per i Giovannetti: tutti li ammirano, tutti vorrebbero essere loro, ma questo idillio ha un brusco risveglio quando Perla, a diciassette anni, incontra James (al secolo Giacomo), un ragazzo di 24 anni senza né arte e né parte di cui però lei si innamora follemente. Fin qui niente di strano, salvo il fatto che la frequentazione con questo ragazzo fa emergere un lato di Perla-la-perla che nessuno si aspettava. La ragazza diventa il suo negativo, dove prima c'era solo luce, ora c'è solo ombra e oscurità, tutta la sua persona subisce un mutamento così drastico da lasciare inebetita la sua famiglia. Chiude letteralmente i rapporti con i suoi genitori, in casa quando parla, se parla, è per urlare e inveire contro suo padre, che fino ad allora aveva idolatrato, senza sconti, senza pietà. Anche la madre è investita dal suo disprezzo, il fratello neanche lo vede. Sono tutti suoi nemici. Il processo involutivo di Perla ne innesca uno altrettanto brutale nella sua famiglia; Perla e le sue scelte diventano come un buco nero che risucchia e annulla tutto ciò che di positivo e buono c'è nella sua famiglia, e non parlo delle sole relazioni tra loro, no, il processo involutivo investe tutti e tre proprio come persone. Da quel momento in poi padre, madre e figlio regrediranno irrimediabilmente. Il nostro io narrante è Felix, il suo è l'unico punto di vista che avremo per tutto il libro. La prima persona è pericolosa, perché ti proietta nel mondo dell'io parlante e, dell'io parlante, il lettore ha gli stessi punti ciechi. Già in un altro libro ho fatto l'errore di immedesimarmi troppo nel personaggio narrante, scontando una totale perdita del mio punto di vista a favore di quello del protagonista del libro, subendone la parzialità in quel caso annichilente. Questa volta, memore della passata esperienza, ho mantenuto un certo distacco, realizzando che il punto di vista di Felix è molto carente: per tutta la sua vita si chiederà perché, ma mai una volta farà un vero tentativo di capire le ragioni della sorella, di capire ciò che è veramente successo a tutti loro. Vive la sua vita con il volto girato dall'altra parte, subisce, vittima e carnefice di tutti i suoi fallimenti. Il libro è diviso in quattro capitoli che coprono venticinque anni, venticinque anni in cui Perla compare e scompare, ora volontariamente, ora costretta dalle circostanze. James è un predatore, un uomo manipolatore e abusivo che ha la capacità di nutrirsi della linfa vitale delle donne che adesca, come un Dorian Gray moderno, le donne sono il quadro che invecchia mentre lui risplende di luce non propria. Ma, a differenza dei suoi genitori e del fratello, lei è l'unico personaggio che sembra andare avanti e che, una volta capito chi ha veramente di fronte, cerca di liberare e proteggere chi vuole bene. Questa, in estrema sintesi, è la trama del libro, ma ciò che, a mio avviso, va evidenziato di questo libro è il fine lavoro psicologico che la Del Prà ci dona di tutti i suoi personaggi. Attraverso gli occhi di Felix osserviamo uno a uno tutti i membri della famiglia Giovannetti e, nonostante le carenze della nostra voce narrante, riusciamo a intuire cosa accade a tutti loro. Non ci sono solo Felix e i suoi genitori, figure importanti sono anche gli zii, la nonna, la cugina, gli amici e le amanti di Felix. La Del Prà è molto brava a descrivere i suoi personaggi, che sono le proiezioni di Felix ma anche sé stessi e il lettore riesce a intuire quando parla Felix e quando lo fa il personaggio attraverso i suoi occhi. In questo ho apprezzato la capacità dell'autrice di avere mille facce come un diamante. Il libro è molto lungo, quasi infinito, perché verso la fine Felix e la sua immobilità sono quasi asfissianti, non vedi l'ora che si arrivi alla fine per uscire dalla testa di questo personaggio abulico e inconcludente che non fa altro che girare su se stesso. In alcuni punti questo libro mi ha fatto paura, certe considerazioni, certe riflessioni del Felix adulto mi hanno raggelata, tanto vere da essere crudeli. I passaggi di lui adolescente in cui soffre il fatto di essere sempre in secondo piano e quasi irrilevante agli occhi dei suoi genitori, l'analisi spietata che fa della madre, che si annulla per far risplendere la personalità alquanto narcisistica del padre, la verità di un genitore la cui vita può essere spezzata dalle scelte (sbagliate ai loro occhi) dei loro figli e di cui si assumono le responsabilità e la colpa anche senza avere nessuna delle due, spesso, anche se il dubbio rimane per sempre. Guardandolo da un'ottica ancora diversa, questo libro è lastricato da relazioni tossiche, in primo piano assoluto c'è quella tra Perla e James, ma neanche tanto sana ho trovato quella tra i genitori di Felix e quelle di Felix con le sue donne/amanti/compagne. La prosa dell'autrice è piuttosto audace, la prima persona la sfrutta in tutto e per tutto: siamo nella testa di Felix, con le sue digressioni, i suoi incisi lunghissimi, i suoi passare da un ricordo a una considerazione nella pausa di una virgola e senza soluzione di continuità all'inizio ti lasciano confusa, ma una volta che il tuo cervello ha smesso di fermarsi a ogni pausa e si è lasciato andare risulta naturale seguire il flusso dei suoi pensieri. Ci sarebbero ancora molte cose che si potrebbero dire su questo libro, ma io mi fermo qui. Dopo queste considerazioni, mi trovo a pensare a “Giudizi sospesi” come a un esercizio, stilisticamente audace, psicologicamente molto raffinato e un finale sospeso. Un bell'esercizio, che in fin dei conti però a me non è piaciuto. ilconfinedeilibri.blogspot.com/2022/04/i-giudizi-sospesi_25.html
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Questa volta la Walker ci parlerà degli effetti terribili che il dolore causa quando affogati in una dipendenza e le conseguenze che quest'ultima ha non solo su chi ne soffre ma anche su chi vuole loro bene. I nostri protagonisti sono Erik e Monroe, entrambi appartenenti a due facoltose famiglie di Sydney, quasi trentenni. Sono amici dalle superiori, ossia da quando si sono incontrati e non si sono mai più lasciati. La loro è una profonda amicizia che, tuttavia, sta diventando un peso opprimente sulle spalle e la vita di Erik, da quando Monroe è diventato una mina vagante a causa della sua dipendenza sempre peggiore all'alcool. Più di una volta ha corso il rischio di rimanere gravemente ferito e di ferire a causa degli incidenti provocati dal suo stato di ebrezza perenne. Insieme a Monroe, tuttavia, anche Erik sta toccando il fondo, perché la spirale autodistruttiva di Monroe sta avviluppando anche lui e la sua vita poiché profondamente innamorato dell'amico. Ma Erik realizza che Monroe sta affondando e, per quanto gli si spezzi il cuore, non può e non vuole affogare con lui. Mette quindi l'amico davanti a un ultimatum, o Monroe decide di porre fine all'alcool oppure Erik lo abbandonerà a sé stesso. La prospettiva di perdere Erik è come una secchiata d'acqua gelata per Monroe che, davanti alla prospettiva di rimanere completamente solo, decide di farsi aiutare. I demoni di Monroe sono la morte dei suoi genitori e i forti sensi di colpa che il ragazzo prova a causa del rapporto difficile che aveva con loro e che non gli hanno mai permesso di elaborare il lutto della loro perdita. Lo stile della Walker è pulito e asciutto, privo di sbavature o derive sbrodolanti; nonostante il tema trattato nel romanzo non scende mai nel melodrammatico o nel pietismo. Per citare Antonio Albanese, si limita alla “fredda cronaca”. Ha il talento di riportare con lucido trasporto ciò che provano i suoi protagonisti, ciò che vivono e, contemporaneamente, a far entrare in empatia con i suoi protagonisti il lettore, che riesce a rimanere partecipe e coinvolto per tutto il romanzo. L'unica nota un po' stonata, a mio avviso, è stata la velocità con cui Monroe riesce a superare la sua dipendenza, nell'insieme della storia l'ho trovato poco verosimile. ilconfinedeilibri.blogspot.com/2022/04/the-hate-you-drink.html
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The hate you drink
by N. R. Walker
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ASIP - A star is porn
by Laura Nottari
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