Glò's Reviews83

GlòGlò wrote a review
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"La dinastia dei dolori" di Margherita Loy
Per l'intera riflessione: lanostralibreria.blogspot.com/2020/07/libro-la-dinastia-dei-dolori-di-margherita-loy.html

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La storia che Loy ci racconta è una e triplice, ed è un inno alla Vita nonostante tutto quello che costituisce la bruttura del vivere e che tocca in maniera indelebile le tre donne protagoniste.
Una linea nel tempo, del ramo femminile della famiglia, che le lega indissolubilmente per sentire. Loro sono quelle che hanno un potere preciso, non detto, non razionalizzato. Sono le prescelte a portare sulle proprie spalle un dolore, che nel tempo si fa misterioso e tanto potente da determinare scelte e umori.
La soluzione sarà possibile soltanto col recupero della memoria, col tentativo di sciogliersi da quel nodo del cuore, con una ricerca che è in senso proprio una quête.

Dalla radice ai rami, donne che subiscono violenza fisica e psicologica, cattiverie perpetrate all'interno della stessa famiglia. Penso per la solita questione del controllo sulle personalità che tendono a derogare dall'ideale, fisico-estetico, morale (con l'adeguata flessibilità dell'uso nel tempo), sociale quindi.
La liberazione è faticosa, ciò che si ottiene si deve pagare, in qualche modo. Ed Emma, la prima donna dalle cui decisioni si produrrà l'effetto valanga del dolore trasmesso, ha scelto più volte con ingenuità e genuinità. Questa donna che ha patito molto fin da ragazzina, sogna. È perciò pericolosa, e poi è bella, ma non in modo rassicurante. Siamo negli anni '20, di lì a poco un evento crudele sarà la causa del resto. Questo resto è troppo, per una ragazza sola e orfana con due sorelline cui provvedere; ogni decisione sbagliata presa è una spina nel cuore, anche di chi legge. Immediatamente si sa che a dolore si è aggiunto altro dolore. Nonostante l'apparenza diriga l'estetica di una vita piena e benestante. Di lì a poco l'entrata in guerra, la seconda.
Mai per un momento Emma appare al lettore come vacua, superficiale, non idonea. Alla famiglia, ai suoi stessi figli, sì con l'aggiunta dell'attributo ultimo, bugiarda, e fuori posto.
Il difetto, però, è nel cuore, ben nascosto, ed è la colpa percepita che, come fosse un'edera, lo avvinghia strettamente.
Emma sarà nonna, e avrà un legame speciale e sotterraneo con una nipote, Maria, che si farà carico, loro malgrado, di questa colpa avvertita.
È proprio questa la dinastia dei dolori, il sottile trauma che si consuma in silenzio, non detto ma percepito e trasmesso.
La terza figura femminile che raccorda - e probabilmente consente una soluzione che definirei liquida, però - è Rita, figlia della dolentissima Maria.

Uso il termine 'raccordare', perché solo dal passato e dalla memoria viene la saggezza del tornare indietro per alleggerire ed espiare qualcosa che in verità non può razionalmente essere pensato come una colpa.
L'idea di fondo, ed è ciò che mi ha entusiasmato e motivato alla lettura, poggia sulla teoria della trasmissione emotiva a livello fisiologico (teorie sul darwinismo neurale e la trasmissione filogenetica di Gerald Edelman: da approfondire personalmente, anche seguendo le indicazioni di Loy nella Nota finale sul materiale utilizzato): Rita è una giovane neuroscienziata con ottima carriera di studi, che in seguito a un evento devastante della cronaca recente (crollo del ponte Morandi di Genova) ha l'intuizione. E si riappropria di quell'intuizione che la sua stessa madre aveva avuto accanto, in qualità di traduttrice di un saggio (fittizio, funzionale alla storia raccontata) di Gerald Edelman quando lei aveva pochi mesi.

"Quel ponte che crolla continua a crollare in lei, è un movimento che non si arresta.
Quando nel cielo notturno scoppiano i primi fuochi, Rita pensa che in quel baratro di Genova sono precipitati sogni ormai indecifrabili. [...]
Rita pensa agli esseri che scappano dalla fame, dalla guerra; scelgono il mare e muoiono affogati. Anche loro hanno sogni e progetti privi di peso, che non si vedono; forse restano memorizzati nell'acqua scura del Mediterraneo? Forse da qualche parte nel mare continuano a esistere; così come nell'aria rimangono impigliate le vite di tanti. [...]
Ora Rita non riesce a convincersi che la materia dei desideri scompaia quando il corpo muore. No. Eppure lei è una scienziata."

Un grande pregio di questo libro è l'aver inserito le storie individuali in una realtà storica tangibile, nota. Storia che si fa da particolare a universale, e che ci permette di comprendere e colmare le distanze, temporali e sociali. È un modo opportuno e sano di tenere viva la memoria, più che attraverso i manuali - la cui funzione non è, ovviamente, messa in discussione. Parlo della capacità di Loy di accompagnare chi legge, nelle specifiche delle epoche che fanno via via da sfondo al romanzo.
Ogni parola scelta è precisa e perfetta; così per esempio il dolce Montblanc diventa il simbolo della libertà e della ribellione dall'ottusità, nel momento in cui il regime voleva chiudere al mondo, verso una nazionalizzazione totale e becera.

Si percepisce l'amore per la Poesia lungo tutto il romanzo, fin dall'incipit con la citazione della prosa in versi di René Char (tradotta da Giorgio Caproni). Il titolo, bellissimo, viene proprio da lì. Molte sono le parti liriche, le descrizioni emotive e di situazioni e di luoghi.
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La dinastia dei dolori
by Margherita Loy
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GlòGlò wrote a review
02
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"Libro del Sole" di Matteo Trevisani
Il Libro del Sole è la mia lettura preferita dell'anno. Direi che posso definirla "del cuore", perché so che resterà indelebile per ciò che è e per ciò che ha rappresentato per me.

Questo libro è anche la scoperta di una voce interessante e promettente, Matteo Trevisani, autore di un precedente Libro dei Fulmini, che non ho però letto.
La sua seconda prova è matura, incisiva, colta, piena di spunti che possono condurre un lettore curioso in molte direzioni, ambiti distinti tra storia, filosofia, astronomia. E non perché ciò stesso sia necessario ad una comprensione, ma perché - credo - il libro fa ciò che è: ti conduce oltre, con misura e gentilezza, non per necessità.
Bravura di Trevisani, senza indugi.

Un aspetto che preferisco evidenziare da subito, è la misura stessa della scrittura, che è calibrata continuamente, intendo nello svolgersi della storia, per spiegare e dare vita, per accompagnare l'evoluzione dei personaggi, per trasportare chi legge ai diversi livelli della ricerca.

Ho ascoltato a distanza le parole dell'autore su difficoltà e timori nel tratteggiare un personaggio femminile e in più protagonista: possibile che l'effetto sia conseguito per fatica e lavoro indefessi, il risultato è una meravigliosa Eva, che compie con credibilità e risolutezza un percorso necessario, forse già scritto o forse già scelto inconsapevolmente.

Il Libro del Sole è una storia che già conosciamo, scritta per tutti cioè. Sono certa che ciascuno potrà leggervi ciò di cui ha bisogno, perché Conoscenza e Amore guidano spesso le nostre vite. Scelta personale non farci i conti.
Una storia d'amore tra due ragazzi, quanto più di naturale esiste, è il cominciamento di una quête, il cui oggetto muta e si complica via via. Oppure quell'oggetto stesso è da sempre identico, e siamo noi a percepirlo in forme comprensibili alle nostre capacità e condizioni umane, biologiche.

Sì, mi riferisco all'Amore, come sublimazione, come risultato di una rarefazione e trasformazione dell'essere - qui fisico oltreché spirituale.
Il Libro del Sole si dispiega tra osservazioni dei cieli e ricerche ed esperimenti alchemici. Col filo rosso della storia tutta terrena di Eva ed Andrea.
E il Libro del Sole è motore stesso di ciò che accade; vive, ed è, forse, deuteragonista di Eva. Entrambi esauriscono la loro funzione concreta, sono cioè partecipi di una stessa soluzione che fa compiere uno scatto verso un alto livello di percezione/comprensione.

Il finale, poderoso e coinvolgente, ci introduce alla possibilità di fare quel salto e di accedere a una parte di noi stessi che è Oltre. Che sia la Speranza, che sia una visione, che sia piuttosto una rappresentazione di teorie della fisica contemporanea: lo scioglimento dipende dal lettore, io credo assolutamente e prepotentemente libero di muoversi tra le parole di Trevisani. E attraverso la sua macchinazione, da ottimo creatore.

Quanto scritto corrisponde al mio coinvolgimento e a ciò che ho saputo cogliere, alle elucubrazioni che sono poi scaturite, cercando di non svelare troppo o indicare una via precisa da seguire.

Perché si rischia di perdere la bellezza della storia raccontata:

Sinossi (dal sito della CE)
Per Eva, giovane astronoma, sono due le strade che possono condurla là dove non è mai stata: la via dell’amore e quella della conoscenza. Il giorno in cui lei e Andrea si innamorano, la biblioteca della loro università prende fuoco: un incendio che sarà un presagio del loro destino. Così, con l’aiuto di un vecchio astronauta e di un’anziana signora cieca, Eva dovrà ricomporre i pezzi di una storia che le rivelerà insieme il suo passato e ciò che la aspetta, tra segreti di famiglia e ambizioni ultraterrene, mostrandole come alla radice delle cose vi sia sempre una brace ardente. Trasmutazione alchemica e astronomia solare, lo spazio infinito e il metallo che fonde, diventeranno lingue dello stesso fuoco, quello dove bruciano i cuori di tutti gli esseri umani.

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lanostralibreria.blogspot.com/2019/11/libro-libro-del-sole-di-matteo-trevisani.html
Il libro del sole
by Matteo Trevisani
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01
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"Il giunco mormorante" di Nina Berberova
Questo è un libriccino densissimo, che necessariamente colpisce duro.
Non una parola fuori posto, nessuna.


Sinossi
Due amanti si separano a Parigi, all'inizio dell’ultima guerra. Anni dopo si ritrovano a Stoccolma. La loro storia è cominciata in quella «terra di nessuno, dove l’uomo vive nella libertà e nel mistero». Poi quella vita segreta era stata a poco a poco messa in ombra dalla «seconda vita», la vita comune. E viene il momento di chiedersi: che cosa sussiste di quella storia? Giocando magistralmente sulla tastiera dei sentimenti, la Berberova ha scritto un amaro, sottile apologo sull'amore e la libertà – e soprattutto su quella parte della nostra vita «di cui nessuno sa nulla» e sul come difenderla.

Il primo capitolo è perfetto in sé. Ha struttura circolare, però nel mezzo accade l'irreparabile: uno spostamento che dura una sola ora, cambia la vita di due persone. La cambia irrimediabilmente, e lo spostamento, che è di fatto il ritornare della protagonista alla vita abituale e alla città così familiare, dà segno e contezza del fatto che tutto sarà diverso, d'ora in poi.
Assenza di chi è partito, incertezza per il domani e la guerra ormai in atto, immobilità per fermare il tempo, che invece sfugge.
Imprigionati nel colore verde scuro del vetro di una bottiglia, i due amanti e l'intera città. E al risveglio sarà il fluire di quel "fiume verde scuro".

In un'ottantina di pagine, Berberova dipana la storia di un amore e dell'Amore, della necessità di determinarsi come individui, utilizzando una scrittura lirica e precisa, per me consolatoria:
"la luce che sopra di loro vacillava sembrava cadere goccia a goccia nell'acqua nera per scomparirvi e poi riaffiorare di nuovo in superficie".

La stessa scelta della gamma cromatica che fissa la vicenda tutta, ha una potenza poetica e connotativa ed emotiva:
- la Parigi dell'addio, e che sta per subire la guerra, è verde bottiglia, un verde oppressivo e cupo, paralizzante
- la Stoccolma della speranza di riconoscere l'amore e della sospensione (dovuta all'impossibilità di costruire il proprio destino per l'impasse determinata dall'amore ideale), è grigia e, ovviamente, silenziosa
- infine, Venezia. Dove la luce è differente, lagunare e crepuscolare e pura, e consente "una strana lentezza sottomarina". Il luogo magico, forse vicino all'idea di no man's land quale terra delle possibilità tutte.
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lanostralibreria.blogspot.com/2018/12/libro-il-giunco-mormorante-di-nina-berberova.html
Il giunco mormorante
by Nina Berberova
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"Xpo Ferens" di Alessandro Forlani
L'avventura di Cristoforo Colombo da sempre ha fornito occasioni, a semplici appassionati e a storici di professione, per chiacchierare (più o meno seriamente) della sua impresa.
Fino ad oggi mai era stata fatta luce sugli anni precedenti il viaggio, ma a colmare la lacuna ci ha pensato Alessandro Forlani!

Portolani alla mano, il nostro Cristoforo (e qui, per chi è appassionato di paleografia...) con il fratello Bartolomeo già solcava i mari impegnato in traffici commerciali: durante una di queste navigazioni, in prossimità delle coste africane, un assalto da parte di navi saracene costringe al naufragio. I superstiti, Colombo e il fratello, si ritrovano su di un'isola assai particolare, ed entrano in possesso di carte di navigazioni che sembrano aprire nuove rotte...
Avventura, accenni ai fatti storici, ripresa di materiale lovecraftiano e suspense, sono le caratteristiche principali del romanzo breve (o racconto lungo, occorrerebbe chiedere all'autore!) Xpo ferens, condotte mediante uno stile originalissimo e una prosa curata e decisamente ricercata. Soluzioni linguistiche affatto banali, riescono a ricostruire le atmosfere storiche del tempo, spezzate ogni tanto da elementi bassi che ci fanno assai sorridere.
L'insieme, a mio parere, è perfetto.

L'elemento chiave dell'avventura, che ci viene raccontata quale antefatto della scoperta delle Indie/Americhe, sta nell'assalto saraceno, guidato da un berbero molto strano nell'aspetto, forse non alla prima impressione, di nome Abdul Alhazred (colui che ha letto tutto, leggendo all'inglese), aka L'Arabo Pazzo.

Sinossi [...]
lanostralibreria.blogspot.it/2017/05/libro-xpo-ferens-di-alessandro-forlani.html
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"Le canzoni dell'aglio" di Mo Yan
[...]
Come risulta dalla sinossi, questo libro non presenta quegli elementi di black humor tanto contestati a Mo Yan.
Anzi... Le canzoni dell'aglio è un romanzo durissimo, emotivamente provante ed illuminante. Non riesco a trovarci le motivazioni delle critiche mosse all'autore, non mi sembra che in alcun modo si guardi con simpatia al Partito, che si cerchi di dare motivazione-giustificazione delle politiche adottate, inumane, rispetto ai miseri contadini, privati dei diritti fondamentali. Non parliamo solo della possibilità di esprimersi, ma della condizione di libertà e rispetto dovuti a tutti in quanto esseri umani.
Nella vicenda più ampia che fa da sottofondo (importantissimo e vivido, però), ovvero la protesta dei contadini, si inserisce la storia di Gao Ma e Jinju. Come se fossero i Romeo e Giulietta cinesi, separati da ragioni sociali e famigliari che ci sembrano appartenere a epoche lontane, la storia del loro amore tragico consente una serie di percorsi collaterali, i cui protagonisti sono tutti infelici, miserevoli e costretti.

"– Non fare così, bisogna rassegnarsi. Il mondo non è fatto per noi. Dipende dal destino, è tutto già scritto prima della nostra nascita, se sarai funzionario o schiavo, militare o servo, non lo decidi tu e non lo puoi cambiare… anche il fatto che siamo rinchiuse qui l’ha voluto il cielo. In fondo non è male, c’è un letto, una coperta, si mangia gratis, certo la finestra è un po’ piccola e l’aria non circola… non te la prendere, e se proprio non ce la fai, cerca un modo per mettere fine alla tua vita…"

L'ha voluto il cielo: non c'è spazio neppure per la rassegnazione, si deve accettare il proprio destino, i personaggi non hanno alcuna possibilità di sottrarsi ai meccanismi del Partito, che in nome del progresso e del bene comune si fa repressivo e violento.
[...] >
lanostralibreria.blogspot.it/2017/04/libro-le-canzoni-dell-aglio-di-mo-yan.html
Le canzoni dell'aglio
by Mo Yan
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"Precariopoli" di Fabio Lastrucci
Mariotti Mario è uno dei tanti che sfidano la noia e il vuoto dell'esistenza al baretto con gli amici e se ne escono senza pagare... finché il Procolo di turno, il gestore, non li caccia.
L'attesa di una possibile svolta si consuma così, in un perenne presente fatto di abitudini e tentativi di sistemarsi, a livello professionale e anche sentimentale. Ma quali saranno i risultati?
Durante una di queste vivaci riunioni con gli amici, Mario si imbatte casualmente in un annuncio, pubblicato su di una rivista per anziani, che pare l'epifania salvifica tanto attesa. Per prima cosa, deve agire d'astuzia e nasconderne a tutti il contenuto.
Così iniziano le peripezie del protagonista, in una Napoli della tradizione che fa da cornice.
Precariopoli è un libro di un'ottantina di pagine, che sanno raccontare con un umorismo delicato e amaro le difficoltà di chi non ha un posto, di lavoro e probabilmente nella vita.

Mario e i suoi amici rappresentano perfettamente quelle generazioni (sì, al plurale) che guardano al futuro sempre e comunque con un pizzico di speranza, eppure sono invischiate in una realtà che ne deforma i sogni e le attitudini. La ricerca del posto fisso si ammanta di epicità, Mariotti Mario si fa eroe, passando per prove difficilissime superate nello scantinato maleodorante del suo Maestro, Signor Borrelli, professione portinaio-pornografo...
La prosa di Lastrucci riesce a tenere un ritmo efficace, attraverso dialoghi brillanti e incisivi, attraverso una caratterizzazione piacevole dei personaggi (ai quali ci si affeziona giocoforza!) e attingendo alla napoletanità.
[...]
lanostralibreria.blogspot.it/2017/04/libro-precariopoli-di-fabio-lastrucci.html
Precariopoli
by Fabio Lastrucci
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Libro: "La caverna" di José Saramago
Questa è la storia di Cipriano Algor e della figlia Marta e del genero Marçal. Cipriano è un vasaio, ha una piccola proprietà con annessa una fornace, vestigia dell'attività artigianale di famiglia. Ha una casa, ma non ha una moglie, deceduta per malattia. Il suo lavoro, creativo e manuale, consiste nella fabbricazione di stoviglie di alta qualità e pregio che il Centro acquista e rivende nei propri negozi interni.
Questa è la storia del Centro, un ammasso di cemento collocato oltre la campagna - abitata dai tre protagonisti - e anche extra-città, perché, nella sua maestosità, esso è un elemento a se stante rispetto a tutto ciò che lo circonda. Una sorta di anomalia troppo ingombrante.

Cipriano consegna direttamente la sua produzione, infatti periodicamente compie un viaggio sul vecchio furgone: attraverso i suoi occhi sappiamo che la bellezza della natura è messa in pericolo, procedendo da casa prima verso la periferia, poi verso la città per giungere infine allo spazio occupato dal Centro.
La Cintura verde è quella adibita alle nuove serre, nelle quali si pratica una coltivazione massiva e non naturale. Le aree periferiche sono soggette a disordini vari, perpetrati da persone che non hanno mezzi, che vengono ricacciate via via da un'espansione della sofisticazione, per così dire. In queste aree avvengono assassinii, ruberie, incendi... i viaggi sono pericolosi. Però, nel percorrere di frequente quel tragitto, Cipriano nota alcune dissonanze, come ad esempio la presenza di una sorta di polizia che non si comprende esattamente quale ruolo abbia. E che cosa faccia concretamente.
Il testo è disseminato da spunti che dovrebbero suggerire al lettore il dubbio. Quello che appare in prima istanza è una possibilità, un'ombra di qualcosa che sfugge.
La Cintura industriale è altrettanto inquietante con le sue esalazioni e dunque con l'inquinamento delle terre un tempo fertili e verdeggianti.
L'insicurezza del percorso termina con l'arrivo in città, il traffico e l'avvistamento del Centro. Un po' ovunque sono collocati cartelli pubblicitari, che suggeriscono l'effetto tranquillizzante e sedativo del colosso:
"Ti venderemmo tutto quello di cui tu hai bisogno se non preferissimo che tu abbia bisogno di ciò che vendiamo."

Succede che per decisioni prese dall'alto - quanto in alto si possa arrivare nelle gerarchie del Centro non ci è dato sapere - le stoviglie pregiate di Cipriano non saranno più comprate, perché sono arrivate quelle in plastica che più si adattano (così è stato deciso) ai nuovi gusti e alle nuove esigenze degli avventori.
E ora, che si fa? Marta cerca una possibile soluzione, poi proposta all'ufficio acquisti del Centro: fabbricare statuine... il Centro accetterà? Lascio in sospeso, per non rivelare troppo.
Marçal, marito di Marta, lavora in quell'oscuro luogo e aspira a diventare un guardiano residente. Quando finalmente ottiene la tanto sospirata promozione, tutta la famiglia decide di seguirlo e di andare a vivere in uno degli appartamenti del Centro riservati ai lavoratori dello stesso.

Questa però è anche la storia del cane perduto, poi Trovato o forse semplicemente arrivato da chi lo attendeva:
"Sapete che vi piacerà, è già qualche cosa, Adesso mi fai pure la filosofa dei sentimenti, disse il padre, Supponendo che vi terrete il cane, che nome gli metterete, domandò Marta, È presto per pensarci, Se domani il cane sarà ancora qui, dovrebbe essere il nome la prima parola che dovrebbe udire dalla vostra bocca, Non lo chiamerò Costante, era il nome di un cane che non tornerà dalla sua padrona e che non l’avrebbe trovata se fosse tornato, forse questo lo chiamerò Perduto, è un nome che gli sta bene, Ce n’è un altro che gli starebbe ancora meglio, Quale, Trovato, Trovato non è un nome da cane, Non lo sarebbe neanche Perduto, Sì, mi sembra un’idea, era perduto ed è stato trovato, si chiamerà così, A domani, babbo, dormite bene, A domani, non rimanere a cucire fino a tardi, abbiti cura degli occhi."

Il cane, come tutti gli altri animali, non è ammesso nel Centro. Cipriano deve prendere una decisione dolorosa, non potrebbe mai abbandonarlo a se stesso, ma sa di poter contare sulla vedova Isaura Estudiosa, Madruga da nubile, la quale accetta di buon grado di occuparsi di Trovato.
Se l'accomodamento risolve un problema spinoso, esso ci si rivela molto doloroso per i rapporti del tutto "platonici" (per il momento almeno) tra Cipriano, anch'esso vedovo ricordiamolo, e Isaura. Si amano, non abbiamo dubbio alcuno fin dall'inizio del libro, quando una visita al cimitero del paese mette in moto i sentimenti dei due. E poi... ci fu una brocca!

È ora necessario passare a ciò che accade durante la permanenza come residenti al Centro, lasciando in sospeso molte questioni, che voi potrete sciogliere leggendo questo libro.
L'appartamento, situato al trentaquattresimo piano, è soffocante, piccolo, inserito in successioni di altre abitazioni, con finestre che non si possono aprire, perché non occorre cambiare aria, c'è un efficientissimo sistema interno.
Dal Centro si può liberamente uscire per recarsi in città o verso la periferia, ma perché si dovrebbe volere ciò?
[...]
lanostralibreria.blogspot.it/2017/03/libro-la-caverna-di-jose-saramago.html
La caverna
by José Saramago
(*)(*)(*)(*)(*)(1,280)
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Libro: "Terreno di sepoltura" di Davide Camparsi
Sinossi
Una terra maledetta, un segreto che affonda le radici in un orrore antico come il mondo. Harold lo sa bene e suo è il compito di proteggere questo segreto. Ma fino a che punto è lecito compiere il male a favore di un bene più grande? O sacrificare degli innocenti per salvare i propri cari? Sono queste le domande che affliggono Harold mentre impugna la vanga contro il profilo tenebroso del Corno Nero. Interrogativi che ben presto tormenteranno anche suo figlio, Piccolo Jack, perché quello sotto la montagna è un dio volubile, primordiale e soprattutto affamato. E qualcuno lo deve nutrire.

Come da sinossi, Terreno di sepoltura si rivela quale racconto horror affatto scontato. Suspense, terrore, splatter vanno di pari passo con le riflessioni, prima dei personaggi, poi dei lettori, su chi sia o che cosa sia quel dio volubile, esigente padrone che costringe e sottrae. Sottrae affetti, sottrae lucidità, sottrae libertà di agire secondo coscienza. Harold e Piccolo Jack, a tutti gli effetti coprotagonisti assieme all'entità malefica, sono, loro malgrado, prigionieri di una condizione estenuante e immobile. La loro storia è quella di chi cerca di liberarsi da un giogo che abbruttisce fisico e anima, ma che - inevitabilmente - si sa gravare su di quella famiglia probabilmente da sempre, da che se ne ha memoria.
La disperazione assoluta deriva dalla sola possibile scelta: farsi assassini e decidere chi sacrificare per far sì che non accadano tragedie ai danni di troppi innocenti. E come si fa? Ci si consuma via via, si muore nell'anima.
Quel dio nascosto sotto la montagna, che ha necessità di sfamarsi secondo una sorta di rito, sembra essere legato alla famiglia di Harold e al luogo specifico in cui si manifesta (attenzione, non: "si fa vedere"). Tanto che il peso dell'adempimento del sacrificio passa di padre in figlio, ineluttabilmente.
A chi legge non resta che partecipare emotivamente e riflettere sul "Male".

Scrivere su di un racconto pone i soliti problemi: non dire troppo ma far capire quanto e se è piaciuto. Ho letto Terreno di sepoltura in pochissimo tempo, dispiacendomi non poco appena terminato: al di là della storia raccontata, dell'elemento horror predominante, quindi della tensione sempre ben condotta, delle riflessioni sui temi accennati poco sopra, il pregio del racconto è lo stile, ripeto lo stile, che ne fa un'opera di particolare interesse. Insomma, Camparsi è proprio bravo *__*
[...]
lanostralibreria.blogspot.it/2017/03/libro-terreno-di-sepoltura-di-davide-camparsi.html
Terreno di sepoltura
by Davide Camparsi
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