Mirco con la C's Reviews154

Mirco con la CMirco con la C wrote a review
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Guida allo spaghetti-sound
Superonda è uno dei saggi musicali più interessanti ed avvincenti che io abbia mai letto, è costato a Mattioli anni di lavoro e di ricerca, ma il risultato, per quanto sia fitto di nomi, titoli e date, è lungi dall’essere soltanto una guida, un’asettica enciclopedia. Mattioli scrive molto bene, particolare non di poco conto, è ironico ed alla competenza e alla precisone dello storico e dell’archivista abbina l’entusiasmo contagioso dell’appassionato, non si limita a elencare ma sa raccontare; il libro ha un taglio narrativo, e quella che ci troviamo a percorrere leggendolo è la storia del nostro paese nel periodo cruciale, controverso, vivacissimo, che va dal boom economico agli anni di piombo. I musicisti di cui parla sono, con qualche eccezione, nomi marginali, sotterranei, spesso trascurati dalla storiografia musicale, ma il loro operato era comunque frutto del particolare clima culturale, sociale e politico di quegli anni, che viene efficacemente rievocato. Per quanto i generi musicali di cui tratta siano svariati e molto diversi fra loro (rock psichedelico, folk, musica per colonne sonore e sonorizzazioni, free jazz, fusion, cantautorato, progressive…) il racconto, essendo calato nella cronaca, rimane organico e non frammentario, anche perché tutti questi stili, e i contesti che li hanno generati, hanno diversi punti di contatto fra di loro, e con altre discipline artistiche (si parla molto anche di cinema, teatro, televisione, pittura, architettura…). Questo mosaico sonoro viene ribattezzato da Mattioli “spaghetti-sound”, è un po’ il corrispettivo autoctono del ben più celebrato kautrock tedesco. Era doveroso occuparsi dello spaghetti-sound con tanta attenzione e dedizione, considerato l’appassionato seguito di culto di cui continua a godere anche all’estero, e considerata anche l’influenza che le sue spinte innovatrici hanno regalato anche alla musica più commerciale e di successo (gli esempi più lampanti sono quelli di Morricone e Battiato, che hanno rivoluzionato rispettivamente la musica per colonne sonore e la canzone pop, forti dei loro trascorsi e delle loro frequentazioni nell’ambito della musica colta e d’avanguardia), e di conseguenza anche ai gusti del pubblico meno attento (e non è detto che una parte del suddetto pubblico non possa sentirsi affascinata da queste musiche “altre”, dal momento che c’è chi le sa spiegare così bene)..
Il percorso di Mattioli si ferma al 1976, l’evento simbolico che funge da capolinea è il famigerato festival di Re Nudo tenutosi al Parco Lambro nel giugno di quell’anno. Nell’ultima delle ”feste del proletariato giovanile” che avevano caratterizzato la prima metà di quel decennio, esplosero definitamente, fra rabbia, frustrazione, conflitti e irrazionalità, tutte le contraddizioni del movimento giovanile. Da lì in avanti la musica cambiò.
Io però ci avevo preso gusto e mi sarebbe piaciuto che Mattioli (che tra l’altro è anche musicista, con Francesco De Figueiredo suona negli Heroin in Tahiti) continuasse a raccontarmi di musica, magari fino ad arrivare ai giorni nostri. 650 pagine non mi sono mai sembrate così scorrevoli.
Superonda
by Valerio Mattioli
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02
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01
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“Fin da bambino ho sognato di diventare un poliziotto e trasferirmi sulla luna. Ma adesso che vivo qui, tutti se ne stanno andando, come se la festa fosse finita.”
Chi di noi non pensava da bambino e da adolescente di essere destinato a fare grandi cose? Poi le cose sono andate diversamente…
Sono perfettamente d’accordo col critico di Wired che ha scritto: “Questo libro suona come un requiem per quel futuro che ci è stato promesso decenni fa e che non è mai arrivato. Una lettura silenziosamente essenziale per chiunque sia cresciuto leggendo fantascienza.” Quando io ero piccolo il programma spaziale era ancora attivo e grazie alla fantascienza sognavamo di esplorare l’universo e di scoprirvi meraviglie ed orrori, invece siamo ancora confinati su un pianeta sofferente che ci sta più che mai stretto. Nelle pagine di questo fumetto bello e malinconico si respira quest’atmosfera decadente da fine sogno. Il poliziotto lunare si muove in un monotono paesaggio grigio ed azzurro, attraverso delle poetiche e spesso silenziose vignette, scambia delle laconiche battute di circostanza coi pochissimi coloni rimasti sul satellite, interagisce con macchine difettose ed in stato di abbandono, fa dei lunghi ed inutili tragitti col suo veicolo di servizio. Nel suo rapporto trimestrale denuncia di aver affrontato zero casi ed averne risolti zero. Lo schermo gli notifica che la sua percentuale di riuscita è del 100%. Presenta domanda di trasferimento ma dalla Terra non hanno alcun sostituto da mandare; siccome intuiscono che è depresso gli inviano uno psicoterapeuta robot, ma si tratta di un modello difettoso che si guasta subito.
E’ un fumetto quanto mai minimale, Mooncop non fa e non dice quasi nulla, ma è un personaggio dolcissimo che suscita una tenerezza infinita; una lettura breve che promette di scaldarvi il cuore in un pomeriggio grigio e noioso, magari quando siete bloccati a casa per l’influenza.
Mooncop
by Tom Gauld
(*)(*)(*)(*)(*)(41)
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04
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I fratelli Karamazov
by Fyodor M. Dostoevsky
(*)(*)(*)(*)(*)(5,730)
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03
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Non stupisce che Rudy Rucker sia così intelligente, sapendo che è il bis-bisnipote del filosofo tedesco Hegel. Rucker ha un dottorato in logica matematica, si occupa di informatica ed intelligenza artificiale, dipinge ed è stato anche cantante in un gruppo punk. Come scrittore è considerato uno dei padri del cyberpunk, lui però sostiene di aver inventato il transrealismo, un genere che consiste, dice lui, nel raccontare la propria vita reale in termini fantastici. E’ esattamente quello che fa in questo Il segreto di Conrad.
A dire il vero, se non conoscete ancora Rucker, vi consiglio di iniziare da Signore dello spazio e del tempo (o Su e giù per lo spazio-tempo, a seconda dell’edizione), romanzo nel quale i paradossi della relatività e della fisica quantistica vengono utilizzati per dar vita ad una storia esilarante, che brilla anche per la profonda umanità dei personaggi. Lo considero un capolavoro di fantascienza post-moderna, visionaria ed umoristica, vi piacerà se amate Vonnegut, Sheckley e Douglas Adams.
Il segreto di Conrad è comunque un piacevole e divertente romanzo di formazione, nel quale Rucker racconta la sua adolescenza. Conrad è un ragazzo che attraversa una crisi esistenziale (il suo libro preferito, che qui viene spesso citato, è La nausea di Sartre), si rifugia un po’ troppo nell’alcol ed è alla ricerca del “segreto della vita”. Si accorge inoltre di avere degli strani superpoteri, ma non sa come controllarli, né da dove gli arrivino, anche se sospetta che abbiano a che fare con lo sbarco di un UFO avvenuto quando lui aveva dieci anni. Sullo sfondo della vicenda ci sono i fermenti (contro)culturali dell’epoca: musica rock, droghe, guerra in Vietnam, scontro generazionale. I giovani di allora dovevano sentirsi degli alieni nei confronti della società dei genitori, in particolare quelli molto intelligenti come Conrad/Rudy. Riuscirà venire a capo del suo segreto e di quello della vita? C’è di mezzo anche una ragazza, vi dico solo questo…
Sono convinto che questo tipo di auto-fiction, questo diventare il supereroe ed il mito di sé stessi, abbia anche un valore terapeutico.
Se volete farvi un’idea di quante e quali idee passino per la mente brillante di Rucker, vi consiglio di visitare il suo sito ufficiale:
rudyrucker.com
Il segreto di Conrad
by Rudy Rucker
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02
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Non credo che esista un romanzo che abbia avuto un’influenza maggiore di questo sulla cultura popolare contemporanea, la figura del vampiro, con tutte le caratteristiche arcinote (canini aguzzi, sete di sangue, avversità per la luce solare, i crocefissi, le ostie e l’aglio) ci è familiare grazie a Stoker. Lo scrittore irlandese ci ha messo dentro tutti gli elementi tipici del genere gotico (spaventosi eventi sovrannaturali, il castello sinistro e labirintico, erotismo, necrofilia, gli animali infernali, il vascello fantasma, la fanciulla bella ed indifesa che si trasforma in una spietata revenant dopo la morte) uniti ad altri di modernità tardo-ottocentesca: treni, il diario fonografico del dottor Seward, telegrafi, sedute di ipnosi ed una fiducia positivista nella scienza e nella razionalità, incarnata dal professor Van Helsing (personaggio piuttosto improbabile).
Avendo io frequentato spesso il genere horror ritenevo importante conoscere il libro, ma confesso di avervi trovato diversi difetti. Lo stile è molto datato, enfatico e terribilmente prolisso (professor Van Helsing per l’amor di Dio ci dia un taglio!), il tutto poteva essere raccontato più efficacemente con 200 pagine in meno, la storia acquista ritmo solo nell’inseguimento finale, la conclusione poi è stranamente sbrigativa. I personaggi sono molto stereotipati, tutti buoni e virtuosi in maniera edificante ed anche molto stucchevole, mi verrebbe da dire che il mio preferito è proprio il conte Dracula, se non fosse che latita per buona parte delle 500 pagine, alla fine la mia simpatia va al pazzo zoofago Renfield, interpretato in maniera memorabile da Tom Waits nel film di Coppola e da Roland Topor nel Nosferatu di Herzog. L’idea del romanzo epistolare è buona, permette di raccontare la storia da diversi punti di vista ed attraverso una pluralità di voci (tutte un po’ simili, vista appunto la bontà assoluta dei protagonisti), ma il fatto che questi si dilunghino a trascrivere tutti i particolari, ricordando alla perfezione anche i dialoghi, è un po’ assurdo. Sicuramente Stoker ha compiuto una ricerca molto dettagliata sul personaggio e sulle varie credenze popolari, però la parte relativa alle radici storiche del conte Dracula, ispirato alla figura di Vlad III Principe di Valacchia, poteva essere illustrata meglio.
Dracula è sicuramente malvagio e spietato ma ha diversi limiti che lo rendono fin troppo vulnerabile, quello di non potersi esporre alla luce del sole è il più evidente, ma anche il fatto di doversi spostare con al seguito delle ingombranti e pesanti casse piene di terra è una bella seccatura, ve lo immaginate il conte ai giorni nostri che cerca di superare i controlli al gate di Ryanair? Scherzi a parte, l’idea rassicurante alla base di romanzi come questo è che in universo retto dalle leggi del buon Dio alla fine con la fede tutto si risolve ed il bene trionfa, a chi è abituato all’orrore “cosmico” e nichilista di scuola lovecraftiana tutto ciò sembra banale ed assai poco spaventoso.
Dracula
by Bram Stoker
(*)(*)(*)(*)(*)(14,061)
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12
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La mia iniziazione alla fantascienza è avvenuta da bambino grazie al telefilm Spazio 1999 ed a questo bellissimo fumetto britannico, oso dire uno dei più bei fumetti del ventesimo secolo. Lo scozzese Sydney Jordan, con un aiuto sui testi da parte dell’amico William Patterson, lo ha portato avanti dal 1954 fino ai primi anni ottanta, con qualche anno di pausa nei settanta, attraverso 99 storie e quasi 9.000 strisce pubblicate sul Daily Express. In Italia Jeff Hawke ha sempre goduto di una discreta popolarità, grazie soprattutto alla rivista Linus, che lo pubblicò a partire dal 1965.
Jordan aveva studiato sia disegno che aviazione, questo gli fornì l’adeguato retroterra per dar vita a quello che viene considerato il primo fumetto di fantascienza adulto. All’aspetto avventuroso in Jeff Hawke se ne affianca uno più profondo e problematico, che andrà sempre più maturando nel corso degli anni.
Jeff Hawke è un ingegnere ed astronauta inglese e le sue storie si svolgono in un immediato futuro in cui gli uomini hanno portato avanti il programma spaziale. Il contesto tecnico è straordinariamente preciso ed attendibile; nel 1959 Jordan pubblicò una striscia in cui predisse che il primo sbarco sulla luna sarebbe avvenuto il 4 agosto 1969. Sbagliò di appena due settimane. Il fascino delle storie sta però anche in una componente irrazionale, quasi magica, che è sempre presente.
Nell’universo di Jeff Hawke la terra è solo una delle tante civiltà della nostra galassia, ed occupa una posizione marginale per l’arretratezza tecnologica e culturale dei suoi abitanti. E’ incredibile la quantità di bizzarre creature aliene, di situazioni imprevedibili e paradossali che Jeff deve affrontare. Per fortuna il nostro è un personaggio estremamente intelligente, razionale, saggio e profondamente umano. Per una volta i terrestri non ci fanno una brutta figura. Jeff è sempre affiancato dall’amico Mac MacLean, pilota canadese di origine scozzese, decisamente più impulsivo e dinamico di lui, lo tira spesso fuori dagli impicci.
Avevo proprio voglia di tornare su questo fumetto, i corposi volumi cartonati che raccolgono tutte le strisce in ordine cronologico mi parevano un po’ impegnativi, così mi sono buttato con soddisfazione su questo agile volumetto contenente tre storie, risalenti al periodo a cavallo fra gli anni sessanta ed i settanta, nelle quali Jeff ha a che fare con delle misteriose, ambigue, affascinanti figure femminili aliene. C’è una forte componente erotica che posso ovviamente apprezzare meglio ora rispetto a quando ero bambino. Ho dovuto col tempo buttare via molti ricordi d’infanzia ma i fumetti di Jeff Hawke sono fortunatamente sopravvissuti. Che bello ritrovarli dopo decenni e scoprire che (beati loro) non sono invecchiati per niente!
Gli aspetti che mi conquistarono allora e che continuano ad affascinarmi sono il taglio realistico e quel “sense of wonder” che credo sia il motivo per cui molti di noi si sono avvicinati alla fantascienza, quello che ti fa guardare ai misteri dell’universo e dell’uomo ed alle sfide del futuro con curiosità e fiducia. Ne abbiamo un disperato bisogno di questi tempi.
Jeff Hawke e le donne stellari
by Sydney Jordan
(*)(*)(*)(*)( )(4)
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04
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“Perciò la cultura è sospetta nella misura in cui viene identificata da atteggiamenti critici. Dalla dichiarazione attribuita a Goebbels (“Quando sento parlare di cultura, estraggo la pistola”) all’uso frequente di espressioni quali “porci intellettuali”, “teste d’uovo”, “snob radicali”, “le università sono un covo di comunisti”, il sospetto verso il mondo intellettuale è sempre stato un sintomo di Ur-Fascismo.”

“L’Ur- Fascismo cresce e cerca il consenso sfruttando la naturale paura della differenza. Il primo appello di un movimento fascista o prematuramente fascista è contro gli intrusi. L’Ur-Fascismo è dunque razzista per definizione.”

“L’Ur-Fascismo scaturisce dalla frustrazione individuale o sociale. Il che spiega perché una delle caratteristiche tipiche dei fascismi storici è stato l’appello alle classi medie frustrate, a disagio per qualche crisi economica o umiliazione politica, spaventate dalla pressione dei gruppi sociali subalterni.”

“A coloro che sono privi di qualunque identità sociale, l’Ur-Fascismo dice che il loro unico privilegio è il più comune di tutti, quello di essere nati nello stesso paese. E’ questa l’origine del “nazionalismo” . Inoltre, gli unici che possono fornire una identità alla nazione sono i nemici. Così, alla radice della psicologia Ur-Fascista vi è l’ossessione del complotto, possibilmente internazionale. I seguaci debbono sentirsi assediati. Il modo più facile per far emergere un complotto è quello di fare appello alla xenofobia. Ma il complotto deve venire anche dall’interno…”

“Dal momento che sia la guerra permanente sia l’eroismo sono giochi difficili da giocare, l’Ur-Fascista trasferisce la sua volontà di potenza su questioni sessuali. E’ questa l’origine del machismo (che implica disdegno per le donne e una condanna intollerante per abitudini sessuali non conformiste, dalla castità all’omosessualità). Dal momento che anche il sesso è un gioco difficile da giocare, l’eroe Ur-Fascista gioca con le armi, che sono il suo Ersatz fallico: i suoi giochi di guerra sono dovuti a una invidia penis permanente.”

“Per avere un buon esempio di populismo qualitativo, non abbiamo più bisogno di Piazza Venezia o dello stadio di Norimberga. Nel nostro futuro si profila un populismo qualitativo TV o Internet, in cui la risposta emotiva di un gruppo selezionato di cittadini può venire presentata ed accettata come la “voce del popolo”.
Il fascismo eterno
by Umberto Eco
(*)(*)(*)(*)(*)(368)
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04
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La fine dell'innocenza
Esiste qualcosa di più sacro ed inviolabile di una gravidanza? C’è qualcosa che suscita più tenerezza di un neonato o di una donna incita, soprattutto se questa è una ragazza giovane ed un po’ ingenua come Rosemary Woodhouse? Secondo me sta in questo l’intuizione geniale di Ira Levin: l’innocenza violata, gli Stati Uniti in quegli anni erano ancora traumatizzati dall’assassinio di John Kennedy, evento tragicamente simbolico che viene citato nel romanzo. E’ autentica anche la copertina del Time magazine che viene menzionata, risalente alla primavera del ’66, con la scritta rossa su sfondo nero, a caratteri cubitali: Is God Dead?
Avendo già visto il film capolavoro di Polanski purtroppo non si gode dell’ambiguità che viene mantenuta fino alla fine (e nell’ultima pagina c’è un ulteriore colpo di scena): c’è davvero una cospirazione diabolica ai danni di Rosemary e della sua creatura, o sono solo delle coincidenze messe assieme dalla sua fantasia sovraeccitata? Malgrado questo mi sono proprio gustato il libro, è scritto in maniera essenziale ma precisa, come si conviene ad un thriller dell’orrore, il climax è ineccepibile ed inesorabile, lo si legge d’un botto.
L’idea che la stregoneria e le arti esoteriche possano sopravvivere in un moderno ed agiato ambito familiare, borghese e metropolitano, la ebbe forse per primo Fritz Leiber con Ombre del Male, ma qui Levin la porta definitivamente alla perfezione. Se avete apprezzato la pellicola, sappiate che è la trasposizione fedelissima del romanzo, quindi una buona parte di merito va anche allo scrittore. Polanski aveva saputo dar vita perfettamente ai suoi personaggi, mi è stato impossibile non ripensarli leggendo queste pagine, favolosa in particolare fu Ruth Gordon nei panni di Minnie Castevet.
Attenzione: sono nato anch’io nel 1966, ho scoperto quindi che io e l’Anticristo siamo coetanei…
Rosemary's baby
by Ira Levin
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