Barbara.Neva's Reviews30

Barbara.NevaBarbara.Neva wrote a review
01
Dunque, dunque...
“Nebbia” fa parte della lunga schiera dei libri che ogni giorno cercano di essere immessi nel mercato dai “famigerati” scrittori esordienti che tentano di auto promuoversi. Categoria in crescita in Italia in contrasto con le vendite dei libri, al collasso nel bel paese. Poiché da noi si legge poco, troppo poco, ma si scrive. Tutti vogliono scrivere...
Ho conosciuto virtualmente l'autore che mi ha però fatto una buonissima impressione grazie alle sue stesse parole (non me ne vorrà se le riporto): “Grazie per l'attenzione […] a me interessa venga letto”. Donandomi la speranza che non si tratti del solito AutoAutore come li chiamo io, ma di una persona che davvero scriva per passione e voglia crescere. Per questo mi sono decisa a scrivere la recensione.
Quante stelle? Non le metto perché andrebbero da una a tre. Mi spiego. La storia è intrigante e originale, si fa subito notare. Mingotti non è uno tra i tanti ma il suo lavoro è penalizzato purtroppo dallo stile. Sia in ambito universitario, sia in ambito personale mi sono trovata a collaborare e conoscere diversi professionisti del settore (non sono una scrittrice emergente ma presto -esame di stato permettendo- una giornalista emergente) e posso affermare con sicurezza che un testo simile non passerebbe un comitato di lettura di una grande casa editrice. L'autore infatti ha il pregio di avere un suo stile personale che lo fa distinguere dal coro. Ma come molti esordienti cade nel classico errore di non sapere quando fermarsi. Eccede tramutando il dono in una condanna per il lettore. Possiamo paragonarlo ad un cuoco novello che inventa un piatto particolare e insolito, e così nel suo ristorante punta tutto sulla scoperta. Bene immaginate che nel menù, dall'antipasto al dolce, vi venga servito solo tale piatto o le sue varianti. Vi assicuro che passerete da amare a odiare il ristorante in pochi minuti.
Questo è il vero problema del libro. La scrittura è evocativa e piena di anafore, più simile ad una filastrocca che ad una vera prosa e il punto di vista della narrazione è traballante. Non ci sono descrizioni vere e proprie, i personaggi sono piatti e le loro voci indistinguibili.
Va bene rendere particolare il linguaggio, va bene avvolgere il lettore nella nebbia, va bene essere originale... ma non per 293 pagine! L'autore avrebbe dovuto scegliere i momenti giusti, quelli chiave, quelli salienti per applicare la sua ricetta. In modo che essi restino impressi e non si perdano nel fiume della storia. Come ha detto un mio amico “La nebbia attorno ad un castello è bella ed evocativa, ma se me la ritrovo lungo tutta la strada per raggiungere 'sto benedetto castello me ne resto anche a casa!”
Ecco un esempio:

Procede.
Jerome procede nella nebbia.
Con le gambe che tremano, urlano.
E schiacciano sassi, ciottoli, erba.
E urtano legno, e staccionate e muri.
E spingono contro gli ostacoli, li superano.
Scavalcano gradini, sorpassano porte, pomelli.
Procedono ancora, senza fermarsi.
E schiacciano fiori, e schiacciano erba.
Finché reggeranno, andranno ed andranno ed andranno.

Il testo è tutto così, dalla prima all'ultima pagina. Il lettore non vede nulla, solo parole, parole, parole. Prima bisogna entrare nella storia, stabilire un legame con i personaggi e solo dopo perdersi.
Anche visivamente avere tutti i paragrafi strutturati così è fastidioso.

Consiglio questo libro?
Dipende. Se volete leggere un buon libro, con un buon editing e quindi un prodotto pronto e finito, no, non ve lo consiglio. L'autore ha ancora molta strada da fare.
Se volete leggere un esordiente originale, incoraggiare -diciamo- il fai da te nostrano e aiutare uno scrittore giovane a crescere e migliorarsi, allora sì, puntate su questo ragazzo. Ha qualcosa da dire e se saprà ascoltare i consigli la strada che deve ancora seguire potrebbe portarlo lontano!

Ps. Normalmente le mie recensioni sono sempre condite dall'ironia, ma in questo caso ho voluto fare una recensione seria per poter, nel mio piccolo, aiutare l'autore a migliorare.
Nebbia
by Ivano Mingotti
(*)(*)(*)( )( )(199)
Barbara.NevaBarbara.Neva wrote a review
011
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Attento oh ignavo lettore! Qui si cela il male... o peggio lo spreco di soldi!
Abbandonato a poche pagine della fine.
Ho arrancato dall'inizio fino ad essermi arresa al potere oscuro dell'anello... ehm libro... ehm cosa...
Sì, perché fatico a considerarlo un'opera narrativa. Questo è l'unico anello, quello di Sauron (Il signore degli anelli/Lo Hobbit) io vi avverto.
Venite catturati dalle leggende che su internet lo avvolgono e invogliano il povero hobbit-lettore che è in voi, ovvero una creatura mite, amante delle pagine stampate e del tutto innocua, ad acquistarlo. Il primo impatto vi fa spalancare gli occhi, un linguaggio del genere nemmeno gli elfi più eruditi lo userebbero per una storiella incestuos... scusate un epico romanzo d'amore che si ispira liberamente a Romeo e Giulietta. Allora proseguite credendo che siate voi, nella vostra semplicità, a non recepire il grande messaggio racchiuso in un così aulico testo. Poi capitolo dopo capitolo cominciate a strapparvi i capelli per la noiosità della storia, smettete di nutrirvi per la nausea che certe scene vi provocano, la luce del sole vi infastidisce per il mal di testa che certe frasi mezze in inglese mezze in italiano antico vi provocano e venite colti da un raptus omicida che vi spingerà a insultare chiunque vi si avvicini a causa di un odio profondo verso la stupidità dei due protagonisti. Così prima che ve ne accorgiate finirete soli, nel buio della vostra camera, a parlare da soli... poi specchiandovi vi ritroverete di fronte all'immagine stessa di Gollum.
Io sono riuscita a fermarmi prima che il procedimento fosse irreversibile e ad oggi alcuni capelli hanno ripreso a ricrescere, ho provato ad uscire all'aria aperta per qualche minuto e talvolta riesco a comunicare di nuovo con altri appartenenti al genere umano. Di notte però, lo confesso, molte volte mi ritrovo a dialogare da sola nell'oscurità della mia stanza, domandandomi se non avessi dovuto gettare il libro dentro alla lava di un vulcano per essere certa di essermene davvero sbarazzata...
Ecco questa è la mia esperienza, per cui attento a te, ignaro e mite lettore! A volte ne uccide più la fanfic incestuosa adolescenziale della spada.

Non so se si è capito che non ho molto apprezzato questo debutto, considerando il costo del libro, il fatto sia stato pubblicizzato a destra e a manca, sia stato scelto e spinto dall'agenzia letteraria di Vicky Satlow (agente di Susanna Tamaro) e lo scrittore Andrea Signorini, e infine pubblicato da una grande casa editrice. Giusto per chiarire non sono una scrittrice, non ho un'agenzia o una casa editrice, sono solo una sgangherata studentessa universitaria incavolata perché i soldi scarseggiano e avrei preferito non sprecarli in questa COSA proprio per Natale!
Le affinità alchemiche
by Gaia Coltorti
(*)(*)(*)( )( )(306)
Barbara.NevaBarbara.Neva wrote a review
24
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Una cocete delusione.
Qui non abbiamo nulla. Anzi abbiamo il guizzo di genio nella trovata di scrivere una storia in cui dare anima e parola ad un libro, e poi l'incapacità totale di scriverla.

Ne sconsiglio la lettura e al di là dei miei gusti personali per le seguenti, oggettive, ragioni:

1) Struttura. Il libro è suddiviso in ben 35 capitoli, con solo 160 paginette scarse di storia.
Ed ogni parte è composta in media da 5, 6 FACCIATE, caratteri normali. Ed ognuna di esse parla di un avvenimento/lettore/considerazione diversi. Potete quindi figurarvi da soli che intenso legame si possa creare in tre pagine con un personaggio di cui non si leggerà mai più.
Alcuni obbietteranno: un bravo scrittore può conquistarti in un solo paragrafo. Verissimo. Ma questo non è nemmeno un modesto scrittore.
2) Ho messo questo motivo al secondo posto, ma per me è il più grave.
Desalmand non è assolutamente in grado di immedesimarsi in un libro. E' evidente e trasparente come sia l'autore a parlare. Sembra di essere al bar con lo scrittore che blatera sulle proprie idee. Non ci ha neanche provato ad esprimersi e pensare ipoteticamente come un fascio di fogli stampati.
Ed ecco perle come:
"Tutti i giorni mi posava sulla fica per evitare sguardi indiscreti. A volte, quando se ne stava (a prendere il sole nuda) a pancia in giù, mi posava sul sedere, ma mi piaceva meno"
E vi sono altri parti simili. Sinceramente non comprendo bene il perché un libro dovrebbe avere le pulsioni sessuali di un uomo. Almeno venisse spiegato... Anche se è intuibile: all'autor... ehm ad ogni libro piacciono "i seni piccoli e sodi", "gli occhi verdiazzurrogrigi" e guardare la propria lettrice nuda che si masturba con un oggetto contundente. Ovvio.
"Al ritorno, avevo l'impressione di essere uscito da un manicomio." Certo, quale libro non ha questa sensazione?
Ed altre varie chicche quali "gli occhi gonfi di lacrime" (i libri sono pieni di occhi, non lo sapevate?), orari precisi (mai visto un libro senza il suo fedele orologio), spiegazioni di come la dopamina non possa essere iniettata come l'insulina, opinioni politiche varie...
Qui manca la cosa fondamentale: la fantasia. Sforzati almeno di trovare un modo di dire che possa essere tipico per un libro senza occhi!! E visto che è il tuo lavoro fammi immedesimare nella SUA vita, non in quella in cui già vivo ogni giorno da essere umano.
3) Trama. Inesistente.
Si blatera su questo o l'altro autore famoso su annedoti neanche tanto curiosi e facilmente leggibili su wikipedia. Ci sono dissertazioni filosofiche e letterarie inutili... per tanto così compravo un saggio, nel quale almeno le riflessioni non sarebbero state tanto banali.
Appaiono e scompaiono personaggi sempre improbabili e speciali. Mai una persona che compra il libro, lo legge, lo mette sullo scaffale, punto. Abbiamo l'ex campione di sci senza una gamba, il clochard dedito alla lettura che riunisce gli altri barboni per letture serali di gruppo, la donna sexy e sessualmente bizzarra che lo legge nuda nel letto e lo avvicina al suo piccolo seno, il tassista divoratore di prosa che mentre ti porta dibatte di letteratura (e mai un cliente che gli dica "taci e guida, che non è giornata!")...
4) Scelta del tipo di narrazione.
In prima persona, quasi fosse un diario. Scelta sbagliata.
Non in se stessa ma semplicemente perché Desalmand non sa scrivere in prima persona.
Parla come fosse un narratore onnisciente che conosce i pensieri di ogni personaggio, fattori medici, legali, politici, e teologici e tutte le emozioni umane.
Non rispetta per niente i limiti imposti da questo tipo di narrazione facendo un minestrone assurdo: prima persona onnisciente.

Ci sono pochi tratti decenti ed il linguaggio è facile e veloce. Ma temo non sia una scelta voluta. Semplicemente l'autore non è in grado di creare una sola figura retorica o immagine suggestiva in 160 pagine.
E sono arrivata arrancando verso la fine sperando, per la prima volta in vita mia, che quel dannato libro ci finisse davvero nell'inceneritore!
La grande matafora sul bisogno d'amore ed il legame fra lettore e libro, che ha incantato alcuni recensori qui su aNnobii, è espressa meglio nei bigliettini Perugina.
Ribadisco: buona l'dea, disastrosa l'esecuzione.
Forse mi sono infervorata troppo ma buttare via 14 euro mi urta, soprattutto se potevo spenderli in altre letture per la metà!
Prendimi con te
by Paul Desalmand
(*)(*)(*)( )( )(87)
Barbara.NevaBarbara.Neva wrote a review
14
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10 stelle alle poesie in fondo al testo...
C'è chi nasce scrittore, c'è chi nasce poeta, rarissime sono le persone che maneggiano sia la lirica, sia la prosa. La Plath rientra nella seconda categoria, il suo territorio è la poesia. Questa lettura, molto autobiografica, la consiglio a chiunque voglia approfodire la conoscenza della persona dietro le poetessa (a tal proposito meglio ancora sono i DIARI della stessa editi dalla Adelphi). Ma se dobbiamo analizzare il testo separato dall'autore, e così si dovrebbe fare nella narrativa, ci ritroviamo tra le mani un libro ben scritto, pieno di metafore e allegorie, corretto grammaticalmente e non troppo lungo. Allora perché due stelle? Perché la storia non decolla mai, nonostante tratti argomenti forti come l'incapacità di adattarsi, l'isolamento, la nevrosi (non la definirei pazzia) e il suicidio. Il nocciolo del problema è che non si riesce a stabilire un legame empatico con la protagonista. La stessa fredezza con la quale lei affronta il suo dramma la sentiamo anche noi. Si arriva al punto che persino durante la descrizione (breve) dell'elettroshock, si rimane impassibili, come se la storia ci apparisse vivisezionata in laboratorio. Dunque tra il lettore e il romanzo c'è davvero una campana di vetro che non permette quella alchemia, quel contatto che dovrebbe nascere. Forse la Plath si dedica troppo alla forma tralasciando la trama (intesa come rete globale) e questo è un retaggio della poetica. In una poesia la forma è tutto. L'argomento può essere sempre l'amore (ad esempio) ma è la struttura, dietro la quale spesso c'è uno studio spasmodico (come la Plath stessa ha ribadito), a formare la poesia, definiamola, moderna. Invece nella letteratura di ogni tempo è sempre e comunque la storia a dover emergere. Non sono le singole parole a contare, bensì la coralità dell'insieme che la rende memorabile. La forma può seguire stili diversi, si passa dal verismo al romanticismo e mille altri correnti, ma ciò che rimane impresso è la storia o il personaggio, mai una singola parola che invece in una poesia, anche solo spostandola, trasfigura il senso e la bellezza della stessa.
Per chi non conosce l'autrice sconsiglio la lettura, affatto appassionante o coinvolgente.
Sappiamo che Sylvia Plath ha scritto solo questo libro e non ha riscosso grandi successi nella prosa, a parte brevi racconti. Non credo si tratti di snobbismo verso una scrittrice donna, malanno che ancora oggi la nostra società non ha debellato, ma di un artrito innato dell'autrice verso la prosa. Quando si dice Sylvia Plath si dice poesia, punto. Lei è la grande Poetessa, una Saffo moderna. Non bisogna cercare in lei una Virgina Woolf, poiché la sua è stata una strada lastricata di versi immortali.
La campana di vetro
by Sylvia Plath
(*)(*)(*)(*)(*)(2,022)
Barbara.NevaBarbara.Neva wrote a review
05
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E' ancora possibile oggi, in cui ne è già stato analizzato ogni frammento, lasciare una recensione personale e interessante verso un classico della letteratura?
Temo di no.
Ma l'uomo si impegna ancor più eroicamente nelle imprese inutili, quindi perché non tentare?
Le stelle come sempre sono un pessimo metro di giudizo. Mi sentirei di darne dalle tre alle quattro. O meglio, alcuni punti sono da una stella scarsa, altri sono da firmamento intero.
Ritengo che questa sia una lettura obbligata per chi intenda farsi una cultura letteraria esaustiva.
Per chi invece legge romanzi impegnati solo per il piacere di farlo, razza ormai in via di estinzione, i motivi per cui potrebbe addentrarsi in queste quasi 600 pagine, a mio dire, sono due.
Il primo è giocoforza l'interesse verso il periodo storico trattato. Il fascino della Russia, dei suoi ambienti ostili, del freddo pungente della terra ma soprattutto della rivoluzione di ottobre, vengono descritti in un accurato, fedele e realistico quadro storico.
Attraverso svariati personaggi sono sviscerati quasi tutti i punti di vista, le scelte e le ragioni di un popolo intero.
Il secondo è lo stile.
In fondo l'autore è in realtà un poeta e questo sarà il suo unico e completo lavoro in prosa.
Quindi lo stile è pura poesia. Persino una foglia intenta a cadere da un albero può danzare per una pagina intera senza annoiarti.
Ogni parola si incastra perfettamente a quella successiva, in una cascata che ti fa correre rapidamente verso la fine senza farti pesare la mole non indifferente del romanzo.
La considerazione dell'essere di fatto un poeta gioca un ruolo importante anche nell'aspetto negativo del libro.
La trama (al di là dei riferimenti storici) non è ben strutturata.
Il protagonista non riesce ad essere né un eroe, né un anti eroe. Le donne della sua vita, e gli altri personaggi maschili, hanno un'impalcatura assai più forte a sorreggerli. Ti conquistano.
Personalmente colui che più ho apprezzato, sentendolo vivo nelle sue scelte giuste o sbagliate, è Antipov/Strelnikov.
Ci sono poi delle trovate troppo improbabili, simili ai colpi di scena nelle telenovele, ad esempio ogni apparizione del fratellastro Yevgraf porta con sé un imbarazzante (per il lettore) colpo di fortuna verso lo stesso Yuri.
Il problema è che tali svolte sono sempre fondamentali per la storia, la quale senza non avrebbe proseguito. E qui ci appare chiaro il ruolo secondario relegato alla trama, in confronto a stile e messaggio. Non si tratta di qualcosa di irreparabile, ma da un classico ci si potrebbe aspettare di più.
La conclusione scade in una visione un po' tragico-fiabesca.
Il nostro Yuri Andrèevic Zivago deve lasciare la scena con un ennesimo (forzato?) imprevisto.
Il dottor Živago è una lettura che consiglio a tutti. Ma non si tratta per forza di un matrimonio felice, anzi. In molti chiederanno la separazione prima della fine.
Sì, perché questo è un vero e proprio classico immancabile, ma non è così scontato innamorarsene...
Il dottor Živago
by Pasternak Boris
(*)(*)(*)(*)(*)(3,381)
Barbara.NevaBarbara.Neva wrote a review
28
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DALLE 3 ALLE 4 STELLE.
Veramente intensa come storia.
Tuttavia non nel senso classico del termine. Non ci si trova davanti ad un libro appassionante o avvincente, al contrario è una lettura lenta, ma tenace, come il ghiaccio di cui parla.
Sì, perchè la vera protagonista di questa storia è l'Alaska. Impervia, selvaggia e ricoperta di neve.
L'atmosfera si fonde fra il rigore e l'asprezza della nuda terra e la delicatezza della fiaba.
Si viene avvolti sia dalla fatica, il sudore e la paura della coppia, sia dalla sensazione angosciante che provoca la bambina, come se si dovesse cercare di afferrare un fiocco di neve, sapendo già che questo si scioglierà al primo tocco.
Il difetto più grande del romanzo è l'ultima parte.
Ci sono 409 pagine divise in tre parti. Forse per alcuni certi passaggi saranno ridondanti, io invece li ho trovati tutti, se non necessari, almeno funzionali per farti abbandonare casa e ritrovarti dall'altra parte dell'emisfero.
Ciononostante l'autrice, al suo primo libro, temo abbia sofferto di una crisi che spesso colpisce chi scrive: il non riuscire a lasciare andare i propri personaggi. Così non conclude la storia nel momento giusto, il quale io ritengo fosse una pagina prima della terza parte.
Ivey ha voluto scrivere una fine a tutti i costi, abbandonando il sentiero della fiaba per farci sbattere il muso contro un realismo conclusivo un po' stonato (e lievemente da romanzetto rosa).
E' come se leggendo cappuccetto rosso a un certo punto, proprio mentre il lupo sta per mangiarla, la bambina tirasse fuori un cellulare e chiamasse il cacciatore (o peggio il principe azzurro). Insomma una secchiata d'acqua fredda non da poco.
Tecnicamente il punto di forza sta nelle descrizioni, realistiche e persino crude (quando vengono abbattutti e squartati gli animali durante la caccia ad esempio), e in certi passaggi stilisticamente quasi poetici a mio dire.
La caratterizzazione dei personaggi è ottima, non sono piatti e simili. Ognuno è sempre coerente a se stesso e originale nei suoi atteggiamenti.
Anche tale abilità viene persa nella terza parte. L'autrice ci aveva caricati di un pathos lento e penetrante che viene concluso in malo modo. I sentimenti nelle ultime pagine crescono talmente in fretta da essere poco credibili.
E' un libro che mi sento di consigliare se: amate la neve, viaggiare, non avete fretta di finire un libro e sapete ancora aprezzare le favole.
aNobii purtroppo ti concede troppe poche stelle per una valida recensione. Tre sono poche, quattro troppe secondo suddetto metro di giudizio.
Mi rendo perfettamente conto di aver dato valutazioni assai più alte a libri assai meno godibili (soprattutto se contiamo il fatto si tratti di un esordio assoluto).
Forse ciò dipende da quanto mi ero affezionata alla storia mentre leggevo e da quante aspettative crescessero con lei.
Quindi la fine è riuscita a ferirmi, come un amico che non ha saputo mantenere una promessa.
E non esistono amici più incredibili dei libri...
La bambina di neve
by Eowyn Ivey
(*)(*)(*)(*)( )(431)
Barbara.NevaBarbara.Neva wrote a review
06
E qui mi diventa assai arduo terminare la lettura.
Dunque, questo libro lo consiglio a chiunque nutra la necessità di sentirsi superiore. Non di esserlo.
E' il classico libro per chi ama crogiolarsi in un linguaggio forbito e aulico, non tanto per un profondo amore verso la cultura, quanto piuttusto per potersi complimentare con se stessi per il proprio vasto vocabolario.
Chi non soffre di simili complessi d'inferiorità probabilmente non riuscirà ad apprezzarlo. Poiché sotto la superficie non si nasconde nulla e questi abissi non sono poi così profondi.
Qui si intuisce solo lo spasmodico bisogno di stupire il lettore attraverso un linguaggio pomposo.
Tuttavia un buon libro non è un insieme di periodi e di lettere.
Non sono l'alfabeto o il dizionario dei sinonimi a rendere Arte la narrativa. Sono l'anima, i personaggi, quello che ti resta dopo aver richiuso le pagine...
Personalmente non sento il dovere di giustificarlo, definendola una poetica lettura non commerciale, al contrario non ho remore nell'affermare "No! Questo libro non s'ha da comprare!"

Notevoli sono comunque le descrizioni dei luoghi. Molto precise e ben rese. Sembra effettivamente di essere tra i vicoli di Roma, il vero problema è che non si capisce la ragione per la quale ci troviamo lì, quindi la noia sopraggiunge presto.
Non ho problemi ad ammettere come diverse frasi (lunghe, articolate e quasi senza punteggiatura) abbia dovuto rileggerle più volte. Ma non dipendeva da una mia mancanza, bensì da una prolissità inutile dell'autore che mi portava a pensare: "Mh, e con ciò?"
Calligarich credo voglia affermarsi forgiando uno stile molto personale.
Non è sbagliato farlo, anzi.
Però non può essere questo il punto di partenza.
Sopra ogni altra cosa deve esserci sempre la Storia.
E questa è una forma di rispetto per il lettore.

Ps.
In Italia proprio non ci entra, eh?
Rendere semplici le cose difficili, questo è il vero talento.
A complicarci l'esistenza siamo capaci tutti...