Leda Muraro's Reviews161

Leda MuraroLeda Muraro wrote a review
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Veronica o Cecilia?
Già il titolo in qualche modo è ingannevole, non vi dirò come, ma io l'ho intuito praticamente fin da subito e credo che sia evidente il momento esatto in cui l'autore ci mostra il confine tra ciò che è reale e ciò che non lo è.
Protagoniste sono due sorelle, Veronica e Cecilia, ma la nostra concentrazione si focalizzerà principalmente su Veronica. Veronica è una ragazza particolare, lo si intuisce fin da subito. Scrive lunghe lettere a vecchi scrittori morti in epoche passate, convinta che possano risponderle, vede creature che non esistono, angeli che dormono accanto a lei e la cattiveria e l'avarizia delle persone trasformare quelle stesse persone davanti ai suoi occhi in terribili animali.
Veronica vive in un mondo tutto suo, percepisce le cose in modo diverso, vede le sfumature del mondo che gli altri si limitano a vivere.
Giudicata "pazza", "particolare" e con decine di altri aggettivi, appellativi che però non superano mai i limiti dell'eleganza e del decoro. Perchè la famiglia Soffici è una famiglia importante, e le per le persone che frequentano quell'ambiente l'apparenza viene prima di tutto.
Non c'è spazio per nient'altro e tutto può essere sacrificato.
Veronica attraverso le sue fantasie mostrerà anche l'aspetto più marcio dell'Italia, un'Italia colpita da tangentopoli che non risparmia nessuno. Nè la fantasia, nè l'innocenza.
Veronica cerca di lottare, di opporsi e cerca una via d'uscita rimanendo intrappolata in quel mondo e in quella famiglia troppo materiale della quale non si è mai sentita davvero parte integrante.
Una famiglia che diventa in qualche modo un'industria che cercherà di fagocitarla e di annullarla.
Un romanzo delicato e poetico che si trasforma in un grido disperato dell'innocenza.
Questo è il classico caso in cui sono consapevole della bravura narrativa dell'autore, un autore italiano troppo poco conosciuto, ma nello stesso tempo devo ammettere che questo romanzo è arrivato alla mia testa ma non al mio cuore. Non è comunque riuscito a superare quel limite per cui inizio a diventare ossessionata da un libro tanto da parlarne in loop per giorni interi. Nonostante questo, ripeto, è davvero un'ottimo romanzo che mi sento assolutamente di consigliare.
Le sorelle Soffici
by Pierpaolo Vettori
(*)(*)(*)(*)( )(205)
Leda MuraroLeda Muraro wrote a review
02
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quando si diventa vittima della stessa seduzione
Una fiaba brevissima che leggerete in poche ore. Scritta con una prosa elegante, curata e dal sapore antico, fiabesco.
Ambientata nell'immaginario reame di Babenhausen la storia inizialmente si concentra sul principe Lotario, ragazzo che non sembra particolarmente interessato al gentil sesso tanto da turbare la madre che teme di non poter avere un erede al trono.
La stessa regina si rivolge al famoso pittore Cazotte. Artista noto tra le corti e gli ambienti più importanti per le sue opere ma anche per la sua fama di Don Giovanni.
Sarà proprio grazie a lui infatti, e alla sua arte della seduzione, che indurrà il principe Lotario ad invaghirsi della bella principessa Ludmilla.
Si innamorerà a tal punto però da concepire un figlio ancor prima di convolare a nozze.
Per evitare lo scandalo la regina manda i giovani innamorati a vivere nel lontano castello di Rosenbad con una ristretta cerchia di fedeli collaboratori. Tra loro non manca Cazotte che incontrerà proprio in questa occasione colei che è stata scelta come dama di compagnia della principessa: Ehrengard.
Saranno loro i protagonisti di questa fiaba che diventerà lo scenario dell'arte della seduzione. Cazotte, abile seduttore è convinto di sapere come far capitolare la bella Ehrengard che si sarebbe innamorata di lui senza nemmeno rendersene conto. Pedina nelle sue mani.
E' facile però restare sedotti dallo stesso oggetto della seduzione che si era convinti di poter manovrare a nostro piacimento.
Ehrengard è una ragazza elegante, attenta, forte, decisa e a tratti schiva, ma nello stesso tempo seducente e sicura di sè. Per nulla ingenua come poteva sembrare all'apparenza la giovane Ehrengard ha ben intuito le intenzioni di Cazotte e, per nulla turbata, fa una mossa del tutto inaspettata che trasformerà il giovane Cazotte da seduttore a vittima.
Una brevissima fiaba sull'arte della seduzione raccontata con estrema eleganza e con un'aurea fiabesca che pervade ogni più piccolo elemento della storia.
Ehrengard
by Karen Blixen
(*)(*)(*)(*)( )(284)
Leda MuraroLeda Muraro wrote a review
01
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Quando degli ottimi "ganci" non bastano
E' stato l'ultimo libro dell'anno, e dopo tanti libri veramente belli, questo proprio non mi ha convinta.
Il libro ha quelli che io definisco "degli ottimi ganci". Delle scene, delle decisioni dei personaggi, delle sfumature che "ti agganciano" e ti spingono a continuare la lettura per capire cosa sia successo.
Un esemipio?
Il libro si apre con un omicidio. In uno dei college più prestigiosi d'inghilterra viene trovata morta una ragazza, assassinata in modo brutale. Lei però non è la prima ragazza morta tra quelle mura. Qualche tempo prima c'era stata un'altra vittima. Un'altra ragazza trovata brutalmente assassinata. La sua testa però non è mai stata ritrovata.
Questo è stato il primo "gancio" che mi ha catturata. Poi ce ne sono stati molti altri ma da
circa 3/4 della storia queste scene non erano più suppportate da una trama credibile.
La vostra attenzione si focalizzerà su Olivia, ragazza che viene trovata ricoperta di sangue in stato catatonico accanto al cadavere dell'amica. Viene ricoverata e sottoposta a cure psichiatriche nell'attesa che possa ricodare cosa è successo quella notte e dire alla polizia chi sia il coplevole di quell'omicidio. Questa è la scena che apre il libro e che vi riporterà poi al primo delitto che si è consumato all'interno dell'Ariel College.
Vi dirò che fino a metà, anzi diciamo più della metà, il libro mi aveva presa. C'è un colpo di scena a metà storia che ti spinge a portarti il libro anche sotto la doccia, poi però le cose diventano sempre più tirate.
Troppe volte ti porta a saltare da un colpevole all'altro, tanto da risultare nel finale quasi inverosimile.
No, non mi ha proprio convinta.
Il college delle brave ragazze
by Ruth Newman
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Leda MuraroLeda Muraro wrote a review
01
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Sorelle
by Matz Mainka
(*)(*)(*)(*)(*)(60)
Leda MuraroLeda Muraro wrote a review
02
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venite nei luoghi oscuri
Il classico caso in cui arrivi ad essere drogata di un libro. Lo guardi e ripeti a te stessa che leggerai solo un'altra pagina, che vuoi solo un altro indizio per capire se la tua ipotesi può essere corretta. E no, non lo sarà.
Gilian Flynn è un'autrice con gli attributi, passatemi il termine. Lo avevo riscontrato con "L'amore bugiardo" e ne ho avuto conferma con questo romanzo.
Sa come attirare la tua attenzione fin dalle prime pagine e come tenerti in suo potere fino all'ultima riga. Ti porta a dubitare di qualsiasi personaggio, arriverai, pagina dopo pagina, ad aver puntato il dito contro chiunque senza però aver capito quale potrebbe essere la dinamica degli eventi.
Quindi no, non avrai mai chiaramente capito il quadro completo degli eventi finchè non sarà lei stessa a dipanare tutto davanti ai tuoi occhi.
Il libro è costruito attraverso continui salti temporali dal 1985 ai nostri giorni. Si alterna tra quando Libby aveva sette anni ad oggi che ne ha invece 32. Nel 1985 era la sorella più piccola di quattro fratelli. Vivevano in una fattoria in rovina al limite della povertà. Perchè proprio il 1985? Perchè in quell'anno tutta la sua famiglia è stata massacrata: sua madre e le sue sorelle sono state brutalmente assassinate in una notte d'inverno. Gli unici sopravissuti sono la stessa Libby, che si è salvata scappando nella foresta, e suo fratello all'epoca sedicenne, che è stato accusato di quell'omicidio e da allora vive rinchiuso in carcere.
Qualcosa però non quadra. Libby ha sempre preferito non pensarci, non pensare a quella notte e a quello che ha portato al resto della sua vita. Una vita che in fondo non ha mai vissuto. Serviva un colpevole e l'unica vittima, una bambina traumatizzata di sette anni ha detto ciò che gli psicologi volevano farle confessare: suo fratello aveva ucciso tutta la sua famiglia. Era un ragazzo strano, taciturno e aveva iniziato a frequentare cattive compagnie. Le prove a carico del fratello però erano poche e traballanti e arriva per tutti il momento di guardare in faccia la realtà, o ancora meglio la tua vita e il tuo passato.
Dark Places
by Gillian Flynn
(*)(*)(*)(*)( )(539)
Leda MuraroLeda Muraro wrote a review
212
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Un luogo chiamato casa
Inizi a leggere le prime pagine e hai la sensazione di essere in una vecchia casa di campagna, seduta sul pavimento in legno ad ascoltare la nonna che, dondolandosi su una vecchia sedia a dondolo, ti racconta la storia della sua vita.
E' un libro che non ha fretta di arrivare ad una conclusione, trascorre lentamente davanti ai tuoi occhi come stessi vedendo scorrere la vita di diverse persone, di tre generazione della stessa famiglia. Non fraintendermi, non è una storia lenta o noiosa, anzi è piacevole e accogliente come una coperta in una fresca serata autunnale. E' diverso però dalla maggioranza dei libri perchè non ha quella trama incalzane, quella storia che vorresti divorare per scoprire cosa succederà; e questo è sia un lato positivo che negativo di questa storia. Perchè non hai quella necessità di divorarne le pagine e quella sensazione meravigliosa di non riuscire a metterlo giù, ma nello stesso tempo entra dentro di te in punta di piedi e senza rendertene conto diventi parte di quella famiglia. E lei sarà sempre lì, pronta ad aspettarti. Un po' come accade nelle famiglie reali se ci pensi. Non hai la necessità e l'urgenza di viverle ogni secondo della tua giornata ma hai la rassicurante consapevolezza che saranno lì ad aspettarti. Questo è un po' quello che mi ha trasmesso questa storia.
Una storia in cui la casa diventa parte integrante della famiglia, una casa che in qualche modo "muore" se non viene vissuta, una casa che arriverai a conoscere e sentire familiare.
Una storia che passa dagli anni 40 agli anni 60 ai giorni nostri, e se proverai a mettere di sottofondo le canzoni citate qua e là nel romanzo ti assicuro che l'atmosfera che creerai sarà incredibile.
I personaggi sono tridimensionali. Li seguirai per gran parte delle loro vite, li vedrai crescere, cambiare e invecchiare.
La scrittura della Tyler è delicatissima, anche nell'affrontare i temi più difficili come il lutto e la perdita di una persona; lo fa in un modo che è veramente spiazzante. Senza perbenismi o senza la ricerca della stucchevolezza. Quel lutto che vivrai nella storia lo vivrai pienamente. Con quella sensazione di spiazzamento e di confusione che si vive anche nella realtà.
E alla fine ti ritroverai a non voler chiudere quella porta che per 3 generazioni ha ospitato quella famiglia; perchè anche per te nell'ultima pagina avrà un valore. Anche per te sarà una "casa".
Una spola di filo blu
by Anne Tyler
(*)(*)(*)(*)( )(258)
Leda MuraroLeda Muraro wrote a review
02
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Quanto può essere pericoloso sognare?
Un libro decisamente onirico, un libro che sembra fare l'occhiolino a Peter Pan nelle prime pagine dove i protagonisti si incontrano in una strana isola. Un'isola che esiste solo nei loro sogni, un'isola dove non puoi non fare "Pensieri felici".
I richiami all'opera di Barry però diventano sempre più velati e il libro assume una sfumatura decisamente più metaforica e più adulta con la crescita dei due protagonisti.
Hugo e Rose infatti si incontro all'età di sei anni su questa strana isola. Un luogo dove possono vivere straordinarie avventure, un posto però che raggiungono solo quando si addormentano.
Rose è convinta che Hugo non esista, che tutta quella realtà, che per anni sogna notte dopo notte sia frutto della sua immaginazione. La conseguenza di un trauma subito da bambina.
Le cose però cambiano quando in un fast food vede Hugo. Più vecchio, meno eroico e leggermente ingrassato ma Rose non ha alcuno dubbio. Quello è Hugo. Il suo Hugo.
In fondo nemmeno Rose nei suoi sogni è la donna che vede riflessa allo specchio tutte le mattine. In quel mondo lei è ancora giovane, eroica e coraggiosa. Non è una trentenne stanca e frustrata, non è la madre di tre figli, non è la mogli di Josh. E' semplicemente Rose. La Rose di Hugo.
Quando però il mondo reale e il mondo dei sogni arrivano ad incontrarsi le cose cambiano, precipitano, perchè il mondo dei sogni non sempre sopravvive al mondo reale. E Rose se ne renderà conto solo quando forse sarà troppo tardi. Ecco che allora inizierà a non sognare più l'isola ma la sua famiglia, arrivando forse a capire che quella vita con le sue imperfezioni, con le sue peculiarità era davvero un sogno.
Il colpo di scena finale è azzeccatissimo secondo me. Perchè attribuisce a tutta la storia una spiegazione razionale che la rende molto più credibile.
Un romanzo particolare, nel quale forse potremo rispecchiarci. Perchè tutti sogniamo di esseri diversi, sogniamo una vita diversa, ma questa vita che tanto bramiamo sarebbe davvero perfetta? sarebbe davvero migliore di quella che stiamo vivendo? Saremo davvero disposti a fare cambio?
Hugo e Rose
by Bridget Foley
(*)(*)(*)(*)( )(88)
Leda MuraroLeda Muraro wrote a review
15
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Mai è l'assenza di qualsiasi tempo
Quando sei davanti a un capolavoro della letteratura non sai nemmeno cosa dire, come esprimerti o cosa poter raccontare per non risultare banale, scontata o superflua.
Parto dal presupposto che è il primo libro che affronto di McCartney e non sarà di certo l'ultimo. La sua scrittura è assolutamente particolare, diversa da qualsiasi altro stile abbia incontrato fino a questo momento. Estremamente asciutta, essenziale, senza fronzoli o descrizioni inutili ma meravigliosamente evocativa.
Nonostante non vi descriva nei dettagli le cose che vede o le ambientazioni, con pochi aggettivi e frasi molto brevi riesce a farti percepire il grigiore del mondo in cui è ambientata la vicenda. Vi ritroverete a percepire l'odore di cenere nelle narici e la sensazione di fame nello stomaco. La fame vera di chi non mangia un pasto decente da giorni e la paura di chi non sa se sopravviverà ad un'altra notte.
La storia è ambientata in questa realtà post apocalittica dove un padre e un figlio, di cui non sapremo mai il nome, camminano nel tentativo di raggiungere il mare, luogo in cui sperano ci siano delle condizioni di vita migliori. La razza umana è stata annientata, la civiltà ormai è perduta e l'umanità non esiste più. Esiste solo l'istinto di sopravvivenza e l'istinto di un padre che vuole salvare ad ogni costo un figlio che comunque non ha un futuro.
In realtà ho visto molto di più in questo romanzo, si è sviluppato davanti ai miei occhi un meraviglioso parallelismo con l'infanzia e la vita adulta. Una vita adulta che cerca di preservare l'infanzia, di proteggerla dalla crudeltà del mondo, una vita adulta che prima o poi deve lasciar andare l'infanzia per la sua strada. Bello il diverso approccio infatti dei due protagonisti al mondo esterno, un mondo nel quale il bambino vede all'inizio ancora speranza, un mondo dove il bambino ha comunque fiducia nel prossimo, un mondo che vede comunque con occhi diversi da quelli del padre che ha una freddezza e una rassegnazione più forte, più adulta appunto. Il legame più forte che traspare da questa narrazione è indubbiamente quello di padre - figlio. Un legame che traspare da ogni parola, respiro e azione di entrambi i personaggi. L'uno, il mondo intero dell'altro. Quando sei essenziale per la persona che ami non puoi sbagliare, non puoi arrenderti e non puoi fallire.
Mi spiace che il ruolo della donna sia stato tanto marginale, ma ho letto essere una caratteristica della scrittura di McCarty.
Non posso non consigliarvi questo romanzo. Credo sia davvero uno dei capolavori della letteratura contemporanea.
La strada
by Cormac McCarthy
(*)(*)(*)(*)(*)(11,177)
Leda MuraroLeda Muraro wrote a review
05
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Un pugno nello stomaco ...e il dolore lo senti per un be po'
All'inizio non c'è stato grande feeling lo ammetto. Mi aspettavo di trovare qualcosa di diverso, ero partita con la convinzione di trovare tra queste pagine solo la storia di Kevin, la lente puntata solo su quel giovedì in cui è andato a scuola e con il suo arco ha ucciso 7 compagni e un insegnante. Invece il libro ripercorre l'intera vita di quel ragazzo o meglio di sua madre, Eva, da quando conosce il marito a quando Kevin diventa maggiorenne. La storia è narrata attraverso decine e decine di lettere che Eva scrive al marito da quando Kevin si trova in prigione, e in queste lettere ripercorre la loro vita fino a quel giovedì, che ha distrutto quella stessa vita.
Come ho detto all'inizio, subito non c'è stato feeling. Credo infatti che spesso ciò che spinga ad avvicinarsi ad un libro come questo sia quel macabro fascino per il male. Lo stesso fascino che ci spinge a cercare i fatti di cronaca nera in televisione o in internet le storie di terribili assassini. Ma all'inizio questa curiosità non viene soddisfatta. La prima parte e poi comunque il resto della storia si sofferma a riflettere sulla maternità, sulla famiglia e sull'essere genitori, e la cosa più spiazzante è che non lo fa in modo perbenista o ipocrita ma in un modo talmente reale che fa male. Non è facile leggere certe domande, certe paure per chi, come me, un giorno spera di diventare genitore. Sono domande che, credo, ognuno di noi si sia posto ma che in fondo altrettanto velocemente cerchiamo di allontanare. Sono delle domande decisamente scomode.
Da qui forse anche quel titolo "dobbiamo parlare di kevin" dove "dobbiamo" non è usato a caso. A volte si deve parlare di ciò che si preferirebbe evitare, di quello che non vorresti vedere.
Nei film ti viene spesso mostrato il lato più bello della maternità, quello più confusionario magari, ma comunque sempre in qualche modo adorabile. In questo libro di adorabile non c'è nulla. Eva smette di essere Eva nel momento in cui resta incinta. Diventa l'involucro destinato a proteggere ciò che sta crescendo dentro di lei. Lei non è più il quadro, diventa la cornice. Lentamente anche il rapporto tra Eva e suo marito si incrina, perchè la nascita di un figlio rompe e cambia sempre e comunque gli equilibri di una coppia.
Eva e suo marito vivono in modo decisamente diverso il legame con il figlio. Ecco, il marito è in assoluto uno dei personaggi che ho odiato di più tra quelli incontrati negli ultimi tempi. Sarei voluta entrare nel libro per dargli uno scossone. Ottuso e ipocrita è la chiara rappresentazione del genitore che non vede mai e comunque le colpe del figlio ma le giustifica anche davanti al fatto compiuto, senza rendersi conto che il figlio è decisamente più intelligente di lui e lo usa come una pedina.
Ma a lui non interessa, perchè lui ama quell'idea di famiglia presentata dalla televisione. Vuole quella famiglia e si convince di esserne un chiaro esempio.
Eva è una donna che è sopravissuta, una madre che si chiede se un buon genitore è colui che sta accanto al figlio nonostante questo abbia ucciso tutte quelle persone o se essere un buon genitore signifca abbanonare il ragazzo al suo destino. Si trascina all'interno della sua vita cercando di addossarsi la colpa di quello che è successo, perchè è comunque e sempre colpa della madre. Qualsiasi azione negativa di un figlio è colpa dei genitori. Secondo la società almeno è così. Deve sempre esistere qualcuno contro cui puntare il dito ed Eva prova quasi un sollievo a diventare il bersaglio.
Queste domande non troveranno una risposta, perchè una risposta non esiste, e questa credo sia la cosa più bella del romanzo. Pone domande, mette in discussione ogni cosa, senza però arrivare ad una conclusione.
Provate a ricordare film come Omen o Rosemary's Baby. Film in cui una donna dà alla luce un demone. Bene. Da quei film riuscite a prendere le distanze, perchè si tratta palesemente solo di film. In questo caso no. Il male è reale, è umano e ha l'aspetto di un ragazzo di 16 anni. E non puoi non chiederti cosa faresti al posto di Eva. Come gestiresti da genitore una cosa del genere. Un figlio così. Ed ecco che diventare genitore non è più quel sogno rosa e azzurro che profuma di talco e sorrisi propinato dal piccolo schermo. Diventa qualcosa che fa paura. Perchè sei e sarai per sempre responsabile di un'altra persona. Una persona che cambierà per sempre quella vita e quell'equilibrio che avevi costruito con fatica e che amavi terribilmente.
Arriverete quindi in punta di piedi a quel giovedì, continuando ad odiare Kevin e suo padre ma arrivando anche a conoscerli e in parte a capirli.
E vi chiederete "perchè," perchè Kevin abbia commesso quegli omicidi, vi chiederete chi fosse davvero Kevin, quel ragazzo crudele in modo insensato, costantemente arrabbiato con il mondo che però teneva nascosta in prigione una foto spiegazzata della madre. La donna contro la quale ha sempre riversato il suo odio, ma forse l'unica verso la quale ha nutrito un sentimento. Questa domanda resterà sotto la superficie dalla prima pagina all'ultima.
E alla fine di tutto il libro vi regala quello che volevate. E non parlo della scena del massacro scolastico, che è comunque assolutamente devastante, ma di un finale completamente inaspettato. Quasi che il romanzo sapesse che ti eri avvicinata a lui spinta da quel fascino per il macabro e alla fine ti dicesse "non era questo che volevi?"
Ma ormai è troppo tardi, perchè quei personaggi sono diventati reali e quella scena finale non sembra più quella di un film dalla quale riesci a prendere le distanze.
Sono sincera, non so se consigliarvi o meno questo romanzo. Il libro è davvero ben fatto, reale, pungente ma ha l'impatto di un pugno nello stomaco. Se siete delle persone emotivamente forti allora sì, ve lo consiglio perchè davvero merita. Se siete particolarmente emotivi...beh pensateci bene.
...e ora parliamo di Kevin
by Lionel Shriver
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