Andrea F.'s Reviews139

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Un buon thriller, nonostante l'incipit egoico
Il libro viene presentato fin dal prologo come il manoscritto incompiuto di un famoso autore di thriller. Nel quale si parla di una famosa autrice di thriller che scrive un libro nel quale un famoso autore di thriller lascia un manoscritto incompiuto.
È il tipo di civetteria che mi rende profondamente antipatico l'autore già dalle prime righe (era accaduto lo stesso con "L'anomalia" di Le Tellier, anvedi 'sti francesi) perché fa temere una scrittura egoica come inevitabilmente deve essere chi sente il bisogno di farsi protagonista del suo stesso testo. La prosecuzione ha confermato solo in parte questi timori.
Sicuramente la scrittura di Thilliez indugia più del necessario in scorci descrittivi, con ardite metafore che vorrebbero essere letterarie ma risultano a tratti quasi ridicole (tipo: "Da settimane le montagne avevano indossato il mantello bianco che non avrebbero tolto fino ad aprile. Erano freddolose, le montagne.") Inoltre rallenta forzosamente il ritmo ogni volta che si prepara una scena forte, in modo talmente smaccato da risultare naif nel suo tentativo di creare artificiosamente la suspence.
Questi difetti stilistici - corollario dell'ego di cui sopra - tuttavia non intaccano troppo una costruzione narrativa molto articolata e un intreccio avvincente. Anche il gioco della matrioska di manoscritti alla fine non pesa troppo nell'economia di una storia che è in definitiva una buona caccia al serial killer, con due piani investigativi paralleli ben condotti e un finale interessante.
Il manoscritto
by Franck Thilliez
(*)(*)(*)(*)( )(182)
Andrea F.Andrea F. wrote a review
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Ready player two
by Ernest Cline
(*)(*)(*)(*)( )(60)
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02
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Ready Player One
by Ernest Cline
(*)(*)(*)(*)(*)(2,121)
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Un romanzo storico di grande respiro
Primo romanzo del "Trittico Atlantico" (seguito poi dal favoloso "L'Armata dei Sonnambuli", il terzo ancora non è stato pubblicato), Manituana è un affresco ampio, monumentale, della fine delle "Sei Nazioni", la popolazione indiana del nordest degli Stati Uniti schieratasi dalla parte sbagliata nel corso della Guerra di Indipendenza americana.
Come sempre i Wu Ming scrivono degli ultimi, degli sconfitti, delle minoranze eroiche calpestate dalla Storia. Una narrazione scritta dal punto di vista di indiani lealisti, fedeli al Re inglese nel tentativo di mantenere l'idilliaco equilibrio raggiunto dopo la guerra franco-inglese, è sicuramente qualcosa di originale e divergente rispetto alla retorica Yankee della quale è intrisa tutta la cultura pop proveniente da oltreoceano. Come di consueto la ricostruzione storica è maestosa, e i Wu Ming si confermano i più abili autori di fiction storica che lo stivale abbia mai prodotto.
Il romanzo tuttavia non è esente da difetti, a partire da scelte stilistiche talvolta autocompiaciute, ostentatamente poetiche, che rallentano il corso degli eventi e tolgono il ritmo che un romanzo di avventura, come in definitiva è questo, dovrebbe avere. I salti stilistici sono spesso bruschi, ma anche questa non è una novità. I Wu Ming non hanno mai fatto grossi sforzi per uniformare le diverse penne che compongono il collettivo, nei loro testi non si ha mai l'impressione di essere di fronte a un solo autore. Il risultato talvolta è straniante, e lo stesso personaggio può prendere coloriture anche molto diverse in un modo che, più che essere ricco, risulta sicuramente barocco se non incoerente. Ma questo difetto atavico degli autori si perdona volentieri di fronte al grandioso respiro storico e letterario di questa come di tutte le altre loro opere "maggiori".
Manituana
by Wu Ming
(*)(*)(*)(*)( )(2,556)