Acuto polemista, giornalista di primo livello, ottimo divulgatore, Rovani attese tra il 1856 e eil 1863 a quello che era destinato a restare nella sua stessa memoria "il romanzo di una vita". Apparsa dapprima a puntate sulla "Gazzetta di Milano", l'opera è una cronaca di cento anni di vita milanese (dal 1750 al 1854) ricostruita attraverso il racconto di un nonagenario. Nell'arco di un secolo, fatti privati ed episodi storici, scene e colpi di scena a cui non sono estranei personaggi illustri delle lettere e delle arti quali Foscolo, Prini, Beccaria, si intrecciano e si amalgamano in una "storiaanimata e ambulante", in cui musica, teatro e narrazione riescono a convivere in una forma inedita e felice. Camuffato ora da capocomico, ora da regista teatrale ora da archivista, ora da narratore puro, lo scrittore descrive con pennellate vivaci e realistiche i suoi personaggi, mischiandosi e confondendosi con loro dimostrando una straordinaria capacità di scavo psicologico. Il tutto in uno stile vario e multiforme in cui voci gergali e dialettali si intersecano a quelle letterarie, francesi e latine. Un romanzo ancora capace di farsi ascoltare e ammirare, di suscitare emozione, commuovere e di far sorridere.