Ho sempre amato gli scrittori dalla scrittura asciutta , pochi fronzoli.
Haruf è uno di questi.
Storie semplici , squarci di vita finanche squallidi , mi si passi il termine.
Holt è contemporaneamente un non luogo , o tutti i luoghi di questo mondo.
Sembra lontano , irraggiungibile e contemporaneamente ti rendi conto che ciò che stai leggendo ti richiama alla memoria istanti , pezzi di vita persi per strada , che hai amato o odiato .
Un libro fatto di solitudini , ho letto in giro .
Può darsi.
Ma vi ho letto un forte richiamo alla vita . Nonostante tuto .
Mi sembrava di ritornare nella casa nella prateria con Laura Ingalls !!
Mi capita di sentirmi in imbarazzo, dovendo francamente ammettere che questo libro, che ha suscitato l’approvazione o addirittura l’entusiasmo pressoché unanime dei lettori, a me non è piaciuto. Purtroppo è così. Non mi è piaciuto né il modo di raccontare essenziale, piano nella sinbtassi e semplice nella scelta dei vocaboli, né la materia, la vita ordinaria di un gruppo di persone medie di una cittadina americana di campagna. Ho trovato la storia scialba, non interessante, lo stile scorrevole, ma niente di più. So che esiste un filone della narrativa americana, ormai illustre e affermato, che predilige la narrazione di fatti ordinari di vite quotidiane, in stile minimalista: forse, il problema è proprio che a me questo filone non piace, nonostante abbia fatto diversi tentativi di approccio (unica eccezion, finora: i racconti di Carver). Non mi interessa, non lo trovo stimolante, benché abbia cercato di capirlo leggendo anche qualche articolo o saggio che me ne spiegasse il senso (c’è , ad esempio, chi sostiene che alla base vi sia la riflessione sul fatto che spesso i grandi cambiamenti, nella vita delle persone, cominciano da momenti in apparenza banali, che poi acquistano retrospettivamente un significato alla luce di quello che ne segue). Quindi, mi dispiace, perché avevo iniziato questa lettura con le migliori intenzioni, ma non l’ho apprezzato.
...ContinuaQuesto è il primo volume (in ordine cronologico, l’editore lo indica come secondo) della “Trilogia della pianura”, tre romanzi ambientati a Holt, una località della provincia americana frutto della fantasia dell’autore.
In questo palcoscenico, cresciuto nella campagna come fosse una vecchia pianta rampicante, Haruf mette in scena, con una narrativa potente, precisa e solenne, personaggi ricchi di spessore e di una profonda carica emotiva.
Nella cristallizzazione delle precise descrizioni, dai contorni netti che forniscono un supporto importante alla costruzione della trama, c’è un dolore profondo, sottile, quotidiano. Il dettaglio di ogni aspetto caratteriale, di ogni ambiente od oggetto, è tagliente nella sua chiarezza, implacabile come la luce che filtra da una persiana.
Sono storie quanto mai attuali. Storie di famiglie spezzate, incomplete, monche, che non anelano ad un riscatto o ad una risoluzione. Storie di crescita e di riscatto, di accettazione e di bullismo, di scelte e di non scelte. Di dolcezza e di amarazza. Storie come il vento che attraversa una incurante - ma non inconsapevole - Holt. Storie di pianura.
E, alla fine, su tutto c’è la forza della vita che va avanti, nonostante tutto, nonostante la vita stessa.
Here was this man Tom Guthrie in Holt… comincia così Canto della pianura, con uno degli incipit marchio di fabbrica di Kent Haruf, uno che ti porta subito nella storia senza darti il tempo di pensare.
E a poco a poco il lettore si immerge per le vie e fra gli abitanti di Holt, in Colorado, una città di provincia dall’apparenza tranquilla, ma dove ogni casa nasconde qualche segreto o qualche magagna da gestire. Che poi, nulla si nasconde davvero a Holt, dove tutti sanno tutto degli altri. Basta vedere il pick-up di Tom parcheggiato davanti ad una certa casa per sapere con chi ha passato la notte.
La penna di Haruf accende le luci nelle case, illumina i personaggi come in un presepe, le spegne e le riaccende altrove.
Quello che salta di più agli occhi è la ricerca di stabilità e certezze da parte dei più giovani (i figli di Tom, abbandonati dalla madre depressa; la giovane Victoria, che si ritrova incinta a 17 anni e per questo buttata fuori di casa) che riescono a trovarle, sì, ma solo rivolgendosi alle generazioni più anziane. E chi non ha gli anziani a cui rivolgersi non ha punti di riferimento, come il rosso Russell, bamboccione bullo e ignorante.
A Holt si incontrano vita e morte, malattia mentale, sesso. È una palestra di vita. In pochi giorni, Ike e Bobby vedono squartare il cavallo Elko e scoprono il cadavere freddo della vecchia Iva. Tanto squallido è il sesso nella casa abbandonata quanto pieno di calore umano quello tra Tom e Maggie. La nascita dei vitelli non ha nessun segreto per i fratelli McPheron, ma la gravidanza di Victoria è un evento straordinario e avvolto di mistero insieme. La demenza senile isola il padre di Maggie, mentra Ella si isola nella sua depressione.
La vita di provincia scorre lenta e noiosa? E’ solo la superficie delle cose.
Consigliato a chi ama andare in profondità.
