Fino a qualche tempo fa volgevo il mio interesse esclusivamente alla letteratura dell'oggi, l'unica letteratura capace di soddisfare le mie aspettative e la mia sensibilità di "contemporaneo". Ultimamente ho mutato prospettiva, certo solo in parte, e sempre più son convinto che un libro rappresenti uno stato d'animo, uno slancio sensoriale e, semmai, una trasfigurazione, una disarticolazione della realtà, e non la realtà stessa declinata in tempi, luoghi e persone ben definiti. Ben vengano le emozioni dovunque e comunque provengano, siano esse veicolate da Philip Roth, Bronte o Dostoevsky...