Finito 'Stabat Mater'! Devo dire che non mi ha delusa e che non l'ho trovato così insulso come tanti altri utenti mi avevano fatto temere che fosse. Cecilia mi ha ricordato, a tratti, la Marianna Ucrìa di Dacia Maraini, con il suo senso di estraneità totale rispetto al mondo esterno e, al contempo, una straordinaria capacità di vivere negli altri, nelle persone, nelle cose che la circondano, nella natura, nella musica. E' un romanzo che invita il lettore a scavare nella propria anima, a creare con la sola forza dell'immaginazione ciò che la vita gli ha negato. Non hai mai visitato la campagna? Bene, prova a riprodurre nella tua mente, con i mezzi che hai a disposizione, quelli che potrebbero essere i suoi suoni, i suoi colori, i suoi sapori. Cecilia deve cercare e trovare la musica, quindi la forza, che è in lei, per non essere sopraffatta dalla testa dai capelli di serpente e dalle pressioni dell'Ospitale. Un bel libro, dunque, cui però non ho saputo dare più di tre stelline per via della struttura impiegata - l'ho trovata abbastanza fastidiosa - e per delle frasi, inserite qua e là da Scarpa, che per me non avevano alcuna ragione di esistere. :)