Chiara White

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Chiara White

Anobianer seit 18.11.2008

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:*
BRAVISSIMA!
Un abbraccio!
<3
Alph
Chiara White
Chiara White
Per chi non ci credeva più… le mie migliori letture del 2025.
Si tratta di due romanzi e una serie a fumetti (tra le mille che ho letto :D).

Il destino è nel carattere - Sang Young Park
Quante volte me lo sono sentita dire: “con quel carattere”, “Ah! Con quel carattere che ti aspettavi!” “Era inevitabile…per il carattere”.
Una sorta di stigma. Ma… non ci ho mai creduto. O meglio, penso che la vita di una persona sia fatta di tanti elementi, sicuramente incide la personalità, il carattere appunto, ma è anche spesso la fortuna, il caso, o destino che dir si voglia, che può determinare una esistenza intera. Avere incrociato o meno una persona, ricordarla, oppure, perché no, aver attraversato una strada piuttosto che un’altra. Lasciare un lavoro, avere qualcuno vicino.
Ero stata travolta di recente dal precedente romanzo di Sang Young Park, “Amore, Marlboro e mirtilli”, quindi mi sono avvicinata a questa lettura con entusiasmo.
Il volume, diviso in 4 capitoli, incrocia il destino di alcuni personaggi, trattando temi diversi, dal mobbing, in varie forme, passando per la pandemia, con conseguenze sociali ed economiche, fino alla difficoltà di acquistare un appartamento.
Una gran parte di questioni relative all’ambiente di lavoro si ritrovano anche nella nostra società, come pure la difficoltà del trovare casa o della crisi economica attraversata il Covid, ovviamente non escludendo la questione sanitaria (per altro molto interessante vedere come era gestita dal governo coreano a diretto contatto con i cittadini).
Saranno quindi gli argomenti di peso, ma ho avvertito una sensazione di ansia, angoscia e soffocamento e penso fosse proprio quello l’intento dell’autore.
Quando, nel mare di difficoltà e tensioni, avevo ormai alzato la guardia e perso di vista i coinvolgimenti emotivi, ecco che mi è arrivata la stilettata che mi ha affondato e che aspettavo, non so perché, già dal secondo capitolo. La volevo.
Non so se ho inteso correttamente l’obiettivo di Park, ma quello che ho pensato è che, mentre il mondo si sgretola e cerchi di mettere tutto in una casella, nel posto giusto e pensi di aver trovato le soluzioni, poi arriva quel qualcosa, quel puntino, quel momento, che rimette in gioco tutto. Sarà colpa del carattere.

Here U are - Djun
Mi sono letteralmente innamorata della storia di “Here U are”, prima l’ho letta in inglese e poi ho comprato i nove volumi che completano l’intera serie. I protagonisti del manhua sono due ragazzi che frequentano l’università a Pechino.
Yu Yang è un senior, vivace e chiacchierone, partecipa alle attività e all’accoglienza delle matricole ed è un volto conosciuto in tutto il campus, perché è l’unico gay dichiarato.
Intorno a lui ci sono molte voci e gli approcci nei suoi confronti non sono sempre amichevoli, anzi, sono spesso denigratori, ma la sua reazione è sempre pungente ed efficace, sembra inscalfibile.
Abituato ad essere bullizzato fin dal liceo, quando ha fatto coming out, è purtroppo particolarmente ferito dall’atteggiamento della sua famiglia che non lo supporta…
Li Huan invece è un armadio di ragazzo, silenzioso ed introverso, che ha appena perso la madre e non è convinto di iniziare un percorso universitario lontano dal padre rimasto solo…
Insomma, due caratteri e due aspetti che sembrano proprio mal conciliarsi e non avere nulla in comune. Il loro primo incontro non fa presagire nulla di buono, ma chissà, forse si sono vicendevolmente fraintesi.
Intorno a loro, gli amici di Yu Yang, una appassionata di BL (ah, quanto siamo pericolose!), le famiglie, un innamorato non corrisposto (o forse più di uno), un barista disilluso e uno scapestrato dongiovanni: posso dire di averli amati tutti?
La tenerezza insieme allo sconforto che li investe e poi il sostegno che questi due ragazzi sviluppano nel loro percorso ti rende pieno di affetto e desideroso di partecipare ai loro falò e alle gite, ma anche ai momenti più semplici e quotidiani, come un caffè insieme.
E’ un progetto che mi ha toccato nel profondo, nella sua semplicità e insieme nelle sfaccettature diverse che si trova a mostrare: l’orientamento sessuale può precludere o complicare notevolmente il cammino a chiunque. Ancor di più in Cina.
L’energia e il cuore di Yu Yang e Li Huan sono speciali e scaldano anche quando coperti da uno strato di spessa neve. Adorabili.

La prova della mia innocenza - Jonathan Coe
Non credevo avrei mai dovuto provare la mia innocenza, ma, a volte, anche davanti alla verità, vincono le bugie. Forse un po' lo pensa anche Jonathan Coe con questo nuovo romanzo, contemporaneo e geniale, attaccato con le unghie e con i denti alle vicende della sua Inghilterra, lucido e ironico come sempre. 
Phyl, laureata in lettere ed al momento senza prospettive, lavora part time in un ristorante giapponese all you can eat e il padre, per aiutarla a dare un indirizzo al suo futuro, la invita a scrivere un romanzo. Di che genere? Bhé, quelli che vanno per la maggiore sono: cozy crime, dark academia e autofiction...
Quindi cosa c'è tra le pagine di questo romanzo? Ovviamente tutti e tre i generi!
Il cozy crime, a metà tra Barnaby e Miss Marple, si svolge in una residenza delle campagne inglesi, il dark academia niente meno che a Cambridge e l'autofiction... anche nei canali di Venezia.
Tra autocitazioni totali (lo studioso che porta alla luce un autore misconosciuto con i suoi saggi) e battute tratte dalla mitica serie "Friends", il romanzo percorre uno slalom di generi piacevole e avvincente. Intorno, la pandemia appena passata, Liz Truss, la morte della regina...that's England! Signori e signori, Jonathan Coe in grande spolvero con fuga finale.
"Ognuno di noi ha dentro di sé un libro."
Auguri di Buone Feste anche a te, Chiara.
Certamente, quando vorrai 🙂
Ciao! Sì sì tutto bene ,spero anche tu!c'è sempre poco tempo x oasi di lettura in una tempesta di cose da fare 😀 😀ma di tanto in tanto faccio un salto da queste parti ed è sempre bello ritrovarti .besitoSs
Ciao Chiara W. Tutto bene è un po' che non ti vedo...
Buon week end 🌺
Di passaggio in pausa per curiosare tra i Simenon nella tua libreria e le tue emozioni per le sue storie. Ciao Chiara :)
Perché due stelle a "La neve era sporca" e perché cinque a "Betty"?

(PS: a me non piace Simenon)
@Chiara White ha scritto:
- i libri migliori dell'anno:
Vita e destino di Vasilij Grossman
Solitamente anche al termine di una lettura i miei libri sembrano nuovi, intonsi, ma con Vita e destino non è stato così, l’ho sottolineato, abbracciato e tenuto con me per molto tempo. Ho rimandato per anni questo incontro con Grossman e devo ammettere che nessuno dei timori che avevo si è concretizzato. Si  tratta di un capolavoro, non ho dubbi, di un libro appassionante, intelligente, lungimirante, mai una pagina o una parola in più, anche nelle descrizioni più dure, mai un momento di noia. Un romanzo fondamentale per capire il Novecento, ma anche per capire quello che sta succedendo oggi. Un’opera che abbiamo rischiato di non leggere e che invece, in barba alle censure, è sopravvissuta ed è arrivata a noi. Perché fosse tanto inviso ai russi è semplice, perché Grossman in questo libro delinea e parla di analogie tra il nazismo e il comunismo sovietico, perché li ha identificati per quello che erano, due regimi che miravano ad eliminare dissenso e chiunque gli fosse, ai loro occhi, di intralcio, come se l’uno fosse lo specchio dell’altro, come se senza l’altro non avessero ragione di esistere e per i mezzi utilizzati nel raggiungere i loro obiettivi.
I fronti su cui si muove la narrazione sono molteplici: dal gulag ai forni crematori, da Mosca  a Kazan, fino a Stalingrado, luogo simbolo della resistenza russa. Dove si è decisa la storia dell’Europa.
La vita dei protagonisti, quotidiana, semplice, si oppone al destino che ha scritto la storia per loro, in pochi troveranno possibilità di salvezza, cambieranno fronti ed opinioni nello scontro con la realtà, cambieranno gli scenari.
Nonostante i protagonisti siano principalmente uomini, sono le pagine dove hanno voce le donne quelle che più mi hanno colpito e straziato: “Tutti sono colpevoli di fronte a una madre che ha perso il figlio in guerra, e da che mondo e mondo tutti cercano — invano — di giustificarsi.”
Vicino a queste donne non ho potuto non commuovermi…
Ma davanti alla guerra, non c’è giustificazione che tenga…e le magnifiche sorti progressive dell’uomo sono destinate ad annientarlo.
“Uomo e nazismo non possono convivere. Se vince il nazismo, l'uomo cesserà di esistere, resteranno solamente delle creature antropomorfe con un'anima manomessa. Se invece sarà l'uomo a vincere, l'uomo tornerà libero, razionale e buono, il nazismo perirà e gli umiliati torneranno a essere uomini.”
Tantissimi i temi affrontati, come la differenza tra bene e bontà: 
"Non ci credo, io, nel bene. Io credo nella bontà." "Dunque,a sentire lei, dovremmo inorridire anche quando, a fin di bene, qualcuno impiccherà Hitler. Inorridisca lei, mi faccia il favore" gli ribatté Michail Sidorovich. "Se lo chiede a Hitler" disse Ikonnikov "le dirà che anche questo lager è a fin di bene."
Oppure come l’amicizia, importantissima in queste pagine: 
“L’amicizia si fonda dunque sulla somiglianza, ma si manifesta nella diversità, nelle contraddizioni, nelle differenze. Nell’amicizia l’uomo cerca egoisticamente ciò che gli manca. E nell’amicizia tende a donare munificamente ciò che possiede.“
E, per quanto possa apparire assurdo, rimane un lampo, l’ottimismo per il domani: 
“Ogni giorno, ogni ora, anno dopo anno, è necessario condurre la propria lotta per il diritto di essere uomo, di essere buono e pulito. In questa lotta non ci deve essere posto né per l'orgoglio, né per la vanagloria, ma solo per l'umiltà. E se nel momento più terribile si presenta l'ora disperata, non devi aver paura della morte, non devi aver paura se vuoi restare uomo.”
“Quando la disperazione più nera e lo scoramento vengono scalzati dalla percezione lancinante dell’orrore, in nostro soccorso sopraggiunge l’oppio assurdo dell’ottimismo.”
Da leggere.

Lonesome Dove di Larry McMurtry
A Lonesome Dove, un remoto angolo tra Texas e Messico, Augustus McCrae e Woodrow Call trascorrono il tempo in maniera monotona rispetto al loro passato di ranger. Uomini tutti di un pezzo, per i quali una promessa è un debito che può spingere alla morte, ma non può essere infranta, hanno vissuto la frontiera sulla loro pelle, sempre stando dalla parte della legge. Un vecchio compagno d’armi li raggiunge e li convince che esiste il paradiso ed è il Montana. Ecco che Gus e il capitano Call decidono di rimettersi in sella e partire per un epico viaggio (non esiste altro modo di definirlo) per attraversare il paese con una mandria di bovini e andare  a fondare un ranch oltre lo Yellowstone. Per primi.
Il viaggio sarà duro, sporco, pericoloso e letale per gran parte della compagnia, ma riuscirà a disegnare dei paesaggi e dei personaggi memorabili. In mezzo a questo branco di cowboy risplendono i personaggi femminili, donne che hanno sopportato violenze, lutti, soprusi, ma capaci di essere resilienti a ogni cosa. 
Un vecchio western, nostalgico e crepuscolare, da leggere.

V13. Cronaca giudiziaria di Emmanuel Carrère
Quella sera, venerdì 13 novembre 2015 ero a casa, lo ricordo bene perché da subito sono usciti gli aggiornamenti su delle probabili esplosioni allo Stade de France: nulla di grave, la partita in corso continuava. Subito però mi è corsa alla mente la strage nella redazione di Charlie Hebdo. del 7 gennaio 2015, del resto in quegli anni sono stati tanti gli attentati che hanno colpito la Francia e l’Europa, ma non pensavo che di nuovo Parigi avrebbe pagato. Parigi nella sua vita normale, tra le persone sedute in un bistrot, tra quelle allo stadio a vedere un match o tra quelle ad un concerto. Emmanuel Carrère ha raccolto e riassemblato in V13 gli articoli che ha scritto facendo la cronaca del lungo processo all’unico imputato sopravvissuto tra gli autori dell’attentato e ai suoi complici, raccontando i protagonisti, le vittime, la corte, l’iter processuale e le pene previste dalla giustizia francese. Le pagine iniziali sono state per me devastanti, difficili da affrontare nelle testimonianze di chi è sopravvissuto a quegli attimi: davanti agli occhi avevo l’immagine di quei ragazzi in fuga che si buttavano dalle finestre del Bataclan, ma non erano nulla rispetto a quello che hanno vissuto… Ho ammirato Carrère nel suo riuscire, almeno questa volta, a fare un passo indietro e lasciare spazio ad altri, soprattutto ai superstiti e alle loro famiglie, ma anche alla storia processuale nel suo complesso. E’ un libro che racconta una parte di questo inizio secolo, nel quale ci sembra di aver vissuto anni facili, ma guardandosi bene indietro forse non è così, se pensiamo che nel 2001 sono crollate le Torri Gemelle e da lì è partita una concatenazione di eventi che ha un solo filo comune, il rosso del sangue. Lo stesso rosso della copertina di Adelphi.
Avrei potuto essere in quei luoghi se fossi stata a Parigi, come Valeria Solesin, anzi, l’ultima volta che sono andata nel febbraio del 2020, sono stata ad una partita allo Stade de France, ad un concerto, nei bistrot e quando sono scesa dall’aereo il mondo non era più lo stesso, iniziava la pandemia. 
Stavolta sono io che ho fatto il passo avanti, ma è un volume da leggere questo per capire il nostro recente passato e non solo.
Ps. Consiglio anche l’articolo di Daria Bignardi in visita in Belgio nei luoghi dove vivevano gli attentatori: ilpost.it/2023/04/13/bignardi-molenbeek
e rimango in attesa del film con Jean Dujardin sui giorni successivi al 13 novembre.

La stella del mattino di Karl Ove Knausgård
Dopo aver seguito il lungo percorso di Knausgard nella "sua battaglia", non sapevo cosa aspettarmi in un romanzo, in un'opera di fiction. Non mi sarei mai aspettata di trovare anche qui la prima persona, quasi come se l'autore avesse sempre e comunque bisogno di soggettivizzare, di rendere univoco il narrato, pur cambiando i punti di vista (che sono quelli di diversi protagonisti), di volta in volta, entrando nelle necessità viscerali, nei movimenti minimi e dettagliati, financo a sfociare nel disgusto (mi sto facendo sempre più annoiata da particolari legati alle funzionalità corporali, erettili o all'ubriachezza, sarà l'età?).  Unica alternativa di scrittura: il saggio, già peraltro comparso all'interno di “Fine” sul Mein Kampf di Hitler, che qui invece sembra fornire un compendio all'opera, una riflessione sulla morte, sulla vita dopo la morte, scritto da uno delle voci narranti del romanzo, redatto sempre alla prima persona singolare…che in realtà prende lo spunto da “Come sappiamo, la morte non è necessaria” di  Georges Bataille del  1949 e non solo.
Quindi?
Quindi non so come, riesce comunque ad affascinarmi, a spingermi a chiedermi cosa cerca, cosa vuole raccontarmi Karl Ove. Una stella di passaggio sulle vite di personaggi diversi (dalla pastora allo depresso), crea scompiglio dando vita a fenomeni soprannaturali e/o avvistamenti alieni, mentre un band di metallari è stata assassinata da uno dei componenti del gruppo stesso (di una storia simile se ne parla anche  nell'episodio n. 81 di Bouquet of Madness, it.wikipedia.org/wiki/Omicidio_di_Euronymous). Teologia, filosofia, alcolismo, depressione...
Però è un po' troppo lungo e quasi compiaciuto di girare su se stesso, una specie di trip, un fungo allucinogeno, una di quelle ubriacature che hanno momenti illuminati  fino a che non prende la botta di tristezza. Personalmente lo preferivo quando parlava male della suocera e della ex moglie, ma pur sempre originale.

La festa del caprone di Mario Vargas Llosa
Durante l'anno ci sono spesso ricorrenze delle quali a volte sappiamo la data, ma magari non abbiamo mai approfondito l'origine. Ammetto quindi che è stata quindi una sorpresa per me scoprire che il 25 novembre, la giornata internazionale contro la violenza alle donne, nasce dall'omicidio di tre sorelle dominicane, le sorelle Mirabal, tre, tra le tante donne che hanno subito da Truijllo, il dittatore dell'isola, vessazioni di ogni tipo, quando appunto non sono state uccise. La storia della dittatura di Truijllo a Santo Domingo è quella di tutte le dittature, violenze e prevaricazioni di ogni genere, come se non ci fossero confini al male che si può perpetrare con la connivenza di tanti, troppi. Non nascondo che alcune pagine di torture e violenze sono state quasi insostenibili da leggere, probabilmente necessarie, ma difficili. Urania, faro ed emblema della sofferenza che condiziona una vita intera, è una presenza che riesce a bucare le pagine, uno sguardo attento e chirurgico sul passato e sul presente di un paese.
Un libro doloroso.

più, categorie speciali:
- il peggiore libro dell'anno
L'assassino è tra le righe di Janice Hallett
Romanzo epistolare dell'era di internet?
Per ora è il libro più noioso e includente dell'anno.
Se vi aspettate un giallo avvincente, non lo è. Almeno non per me.

- la sorpresa
Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio di Remo Rapino
Cocciamatte
Ha gli occhi neri neri di suo padre Liborio, ma suo padre non lo ha mai conosciuto. A causa dei segni neri neri che lo hanno segnato fin dall'infanzia, ha sempre vissuto ai margini, nel suo paese prima, a Torino e Bologna dopo, fino a trovarsi rinchiuso in un manicomio...ma non è poi tanto matto questo Liborio, anzi, e la storia, dagli anni Trenta ai Duemila, l'ha vissuta tutta sulla sua pelle.
La "falsa" autobiografia creata da Rapino ipnotizza con le sue ripetizioni, col suo linguaggio "stile Libbó", con il suo fluido di coscienza ed è quasi impossibile non affezionarcisi. Un'anziano che racconta la sua storia: la sua è semplicemente stata un'esistenza costellata da una serie di sfortunati eventi che lo hanno via via sempre messo nel mezzo e reso bersaglio della società, ma tale e tanta è l'ironia che traspare dal racconto, che non si può non notare la sua sottile intelligenza, la sua curiosità, il suo amore per la vita, il suo narrare la grande storia standone sempre negli angoli più nascosti.
Vincitore del premio Campiello del 2020, un libro che affascina .

- la delusione
Tre gocce d'acqua di Valentina D'Urbano
Lo so, ho un cuore di pietra. Il romanzo è carino, si legge rapidamente, purtroppo ho avvertito molto la sensazione "melassa". La voce narrante e protagonista della vicenda è una ragazza con una forte fragilità interiore, non metaforicamente trasformata in una malattia rara che la rende friabile nelle ossa, sempre pronta a spezzarsi. Non mi addentro nella trama per non spoilerare il triangolo familiare. Lodevole voler inserire un argomento spinoso come foreign fighter e questione curda, ma per quella preferisco leggere Zerocalcare. Non sparatemi, ma non fa per me la D'Urbano.

- il più romantico
Opinioni di un Clown di Heinrich Böll
I clown mi hanno sempre terrorizzato, fin dall’infanzia, fin da prima di It, forse perché li legavo al circo, che mi ha sempre spaventato sopra ogni cosa. Hans, il Clown di Boll invece è un artista, una maschera, che riesce a portare in scena la società che lo circonda deridendola, in maniera sarcastica e tagliente. E’ anche un uomo capace di un amore enorme, un amore totale, un amore che va oltre le convenzioni del tempo (il 1963, dove non essere sposati è un problema per due conviventi), un amore che lo porta alla distruzione. Le donne del romanzo sono quelle che determinano la sua sorte: per prima la madre, sostenitrice del “potente” di turno, che tiene i figli a dieta ma mangia di nascosto da loro; la sorella, Henrietta, morta nel 1945 agli sgoccioli della guerra, arruolata per volere della famiglia, amatissima da Hans, e infine Maria, il grande amore che lo abbandona. Il padre e il fratello, che a modo loro vorrebbero aiutare Hans, non riescono a farlo uscire dalla sua maschera, dal suo ruolo di integerrimo fustigatore dei tempi.
Drammatico eppure ironico, ha in sé una profonda riflessione sulla seconda guerra mondiale e sugli anni immediatamente successivi ed è scritto in maniera ipnotica.

Ci sono pochissime persone che si hanno volentieri accanto quando si piange
“Ma che tipo di uomo sei, in conclusione?”
“Sono un clown” dissi “e faccio raccolta di attimi.”

- il libro che ci ha fatto piangere
Tomorrow, and tomorrow, and tomorrow di Gabrielle Zevin
Non ho mai amato i videogiochi, quindi sono il lettore meno adatto e meno probabile di questo libro, non andavo in sala giochi e non mi hanno mai coinvolto giochi al pc o al cellulare, li trovo noiosi. Lo dico perché penso sinceramente che chiunque abbia un minimo di feeling in più con le consolle o i videogiochi di qualsiasi tipo, sicuramente vedrà molto di più di quello che ho visto io e lo amerà più di quanto non ho “potuto” io, anzi, sono certa identificherà certi richiami e accenni e le troverà citazioni geniali. Eppure posso dire di aver vissuto in parallelo con i protagonisti, quegli stessi anni, e di aver visto i grandi cambiamenti che questi giochi hanno vissuto. Non avevo mai pensato però a chi potessero essere i creatori, a quali fossero i processi creativi e quali filosofie potessero nascondersi dietro un videogioco. Questo libro un po’ lo spiega e un po’ mi ha fatto pensare a quante analogie ci siano con i libri e con la vita stessa. Non è la vita di tutti i giorni una continua scelta? In cui puoi sbagliare o meno…peccato non puoi ricominciare da capo e fare meglio. E soprattutto hai una sola possibilità.
E non sono i libri altre vite nelle quali fuggiamo, nelle quali possiamo “volare”, nelle quali sognamo e siamo qualcun altro?
Tutto tale e quale ad un videogioco e… niente, non ci avevo mai pensato!
La storia è quella di due amici, delle loro vite, dei loro sogni, amori, dolori. Un racconto sull’importanza di avere un compagno di giochi: del resto, per me, non esiste definizione migliore del mio compagno di vita, deve per forza essere un compagno di giochi che condivide le mie stesse passioni e nelle quali ci si perde in due.
Insomma, nonostante non mi abbia conquistato a pieno (ahimè avevo previsto un paio di punti cardine della storia), è scritto in maniera piacevole e ci sono alcune frasi in cui mi sono ritrovata molto.
“Cos’è un gioco?” aveva ripreso Marx. “E’ domani, e domani, e domani. E’ la possibilità dell’eterna rinascita, dell’eterna redenzione. L’idea che, se continui a giocare, puoi vincere. Se perdi, non è per sempre, perché nulla è mai per sempre.”

- miglior personaggio maschile
Zeitoun di Dave Eggers
L'uragano Katrina investe nel 2005 gli Stati Uniti, e in particolare la zona di New Orleans, con una potenza devastante che si è vista in poche altre occasioni. Quando le autorità invitano ad evacuare l'area, Abdulrahman Zeitoun convince la propria moglie Kathy a partire con i figli, rimanendo a vegliare sulle loro proprietà in città. Dopo alcuni giorni relativamente tranquilli in cui le strade si sono riempite di acqua e vuotate di esseri umani, Zeitoutn riesce, muovendosi con una sua vecchia canoa, a stabilire una routine che comprende assistenza ad animali e persone bisognose di aiuto, telefonate alla moglie, l'incontro con amici e conoscenti. La città di New Orleans però a quel punto diviene campo di battaglia, furti e violenze di ogni genere imperversano e vengono messe in campo forze militari per arginare la situazione. Siamo nel post 11 settembre, un uomo come Zeitoun non può non attirare l'attenzione su di sé, solo per il fatto di provenire dalla Siria, per la sua fisionomia viene arrestato e trascinato per un lungo calvario…
Credo non esista reportage migliore per raccontare quali siano stati i sentimenti che investivano in quel periodo gli Stati Uniti, quali gli effetti del Patriot Act, quali le difficoltà nel vedere riconosciuti i propri diritti pur essendo innocenti. Per giunta nel mezzo di uno degli eventi atmosferici più devastanti di sempre. 
Fuori dalle pagine del libro ho scoperto che purtroppo gli Zeitun hanno divorziato e che nell'agosto 2012, Abdulrahman è stato accusato di aver complottato per far uccidere Kathy (sua ex moglie), suo figlio e un altro uomo, per poi essere condannato nel 2016 per aver perseguitato la sua ex moglie. Un “seguito” che mi ha lasciato parecchio stranita, perché mi ha restituito un’immagine diametralmente opposta a quella dell’eroe dipinta da Eggers. Ma il libro merita.

- miglior personaggio femminile
La Malnata di Beatrice Salvioni
Il suo nome è Maddalena, ma non lo conosce e non lo pronuncia nessuno, perché lei è solo “la Malnata”, una ragazzina che porta dolore e morte intorno a sé. Una strega, una che con una parola uccide. Ma qualcuno non ci crede. E solo chi le somiglia più di quanto creda può vedere la Malnata per chi è veramente…
Ambientato a Monza tra il 1935 e il 1936, racconta un’Italia fascista dove le donne contano ben poco e non sono altro che “rondini”, prede degli uomini che le circondano, perché le donne devono essere come quelle del Duce, devono darsi e basta. Non contano di più le due giovani protagoniste, vicine alle Lila e Lenù de L’amica geniale con il loro rapporto di attrazione-rivalità (e qualcosa de L’arminuta), che però hanno una forza e una fede incrollabile l’una nell’altra.
Tazio Nuvolari, il Duce, Parlami d’amore Mariù delineano la cornice, ma sono le parole, le immagini della Salvioni che mi hanno colpito, delle frasi semplici, che però non avevo mai sentito e che mi hanno restituito nell’immediato un qualcosa quasi di fisico, come “la bocca di cotone” o “gli occhi come bicchieri”.
E’ un esordio che ha suscitato molto clamore e credo che Francesca e Maddalena avranno un futuro, se non su carta, almeno nella mia immaginazione: voglio immaginare che il loro essere ribelli le abbia portate lontane, le abbia rese libere e abbia dato loro giustizia per tutte le donne di queste pagine.

- miglior autore
Vasilij Grossman

- la copertina più bella
Il suo ultimo desiderio di Joan Didion
https://www.anobii.com/it/books/il-suo-ultimo-desiderio/9788842823643/018172f664b9a5ad57

- la colonna sonora
https://www.youtube.com/watch?v=eI0iTRS0Ha8

- il titolo più bello
Piccole cose da nulla di Claire Keegan
Quando ho aperto il libro e ho letto la dedica mi sono venuti i brividi lungo la schiena: “questa storia è dedicata alle madri e ai figli che hanno sofferto nelle Case della madre e del bambino e nelle Magdalene Laundries in Irlanda”. Mi sono approcciata al romanzo con una leggera diffidenza, perché aspettavo dietro l’angolo l’orrore che si nascondeva in quei conventi. Invece l’approccio al tema è molto delicato, un accenno, in maniera lieve, che spinge a guardare nella voragine. E chi ha il coraggio di guardare quella voragine, deve assolutamente vedere Magdalene, il film del 2002 di Peter Mulan, vincitore del Leone d’oro di Venezia: non ci saranno sconti sull’argomento.
Un film talmente doloroso e che mi ha fatto salire una tale rabbia che non ho mai avuto il coraggio di rivederlo. E nonostante siano tanti gli anni passati dalla visione, mi ha scottato al punto che il romanzo mi è sembrato troppo leggero. E’ però credo un problema solo mio, chi farà il percorso in maniera inversa alla mia ne coglierà maggiormente il valore.

- miglior racconto
Scolpitelo nel vostro cuore. Dal Binario 21 ad Auschwitz e ritorno: un viaggio nella Memoria di Liliana Segre
Non sono arrivata in tempo a scrivere questo mi commento, il Giorno della Memoria è stato due giorni fa, ma credo che ogni giorno sia il giorno giusto per ricordare l'Olocausto.
Bellissime, durissime, eppure piene di speranza le parole di Liliana Segre.
Ricordiamo sempre che:
"L'indifferenza. A volte, quasi sempre, è più grave della violenza. Perché dalla violenza uno sa che si deve difendere e si prepara, magari poi non ci riesce, però è preparato. Invece l'indifferenza di chi volta la faccia dall'altra parte, di chi non ti saluta più, di chi non ricorda più di telefonarti, di chiederti come stai e dirti: "Sono vicino a te in questo momento che sei in disgrazia!", è pesantissima, gravissima. Fa male.
L'indifferenza è complice."

- Special Guest: Anarchy in Us!
Il passeggero di Cormac McCarthy


:*