Ciao Ludoviji,
processi di affiatamento differenti, i nostri: io a uno scrittore sono pronto a giurare eterna fedeltà (e a ritirargliela altrettanto speditivamente, sia inteso) se entro le prime venti pagine è riuscito a scatenarmi incendi e temporali in mente (mica dovendo descrivere incendi o temporali, anzi: se riesce a farlo descrivendomi bigi interni di casette qualunquiste, non lo lascerò mai più) e se a fine lettura di un suo libro non è scattata né una profonda simpatia né una profonda antipatia, significa che difficilmente ci avrò ancora qualcosa a che fare.
Giusto ieri ho terminato il primo libro letto di Asturias: dopo nemmeno dieci pagine sentivo che avevo a che fare con un creatore di mondi per mezzo di parole; continuare a leggere non è stato un "arrivare alla fine della storia", ma un camminare nella sua scrittura, viaggio che continuerà di libro in libro da frase a frase.
Metti Foster Wallace (David Foster Wallace è uno di quei scrittori già così solennizzati che nessuno si sognerebbe di portargli via qualcosa del suo nome lungo lungo, per tutti è Davidfosterwallace, un marchio più che uno scrittore: chiamarlo Foster Wallace, da parte mia, è un moto d'affetto, per chi era un David e siccome ha avuto un grande successo di pubblico è diventato un Davidfosterwallace, uno a cui è stato tolto il piacere di vivere ancora il brivido di una stroncatura possibile): verso di lui ho provato una profonda antipatia, dopo aver letto "Brevi interviste con uomini schifosi" e "Oblio". Ci sono pezzi di enorme bravura in entrambi i libri (e in Oblio c'è un racconto-saggio da centodieci&loode), però: l'enorme bravura non basta. Il ri-mondo dov'è?
La stessa antipatia iniziale la avertii con Pynchon, ribaltata in ammirazione enorme dopo una lettura meno "pregiuduziale" de "L'incanto del lotto 49". Temo che, quando avrò la forza di leggere Infinite Jest, anche la profonda antipatia verso David Foster Wallace si tramuterà in fedeltà ad oltranza, ma fino ad allora per me o è David o è Foster Wallace, e non il principe-nero-della-letteratura-bianca uscito di scena pallido come un re divorato dai suoi cortigiani festanti.
David F. Wallace, ecco il nome rispettabile che si merita. O ancora meglio: D.F. Wallace.
Un saluto! (e uno scusa-se-profluvio),
Coda