Woland

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Woland

sono un bel tipo interessante, un bel topo stravagante....
13 jun 1981
Italia
Soltero

Anobiano desde 5 ene 2009

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Muro

Auguri di buon Natale carissimo! :D Passa giornate serene! A presto! :D
Non ti preoccupare carissimo, capita.. Attendo che allunghino le giornate allora :D
Ultimamente batti un pò la fiacca, mi pare.. :D Spero tutto bene, un saluto, a presto :)
Woland
Woland
Proposta per i visitatori di passaggio ...

In un laboratorio di lettura tradizionale, un gruppo di amici propone, ognuno quand’è il suo turno, un brano di prosa o una poesia, e lo commenta, motivando quella scelta; in un laboratorio virtuale, al quale parteciperebbe sia il visitatore consueto che viandante di passaggio per le nostre vie, si interverrà con un proprio brano o commentando un brano già proposto.

lemadie.it/comments.php?y=11&m=01&entry=entry110104-074023
Ciao Woland, grazie per il pollicione, devo dire che anche io ho trovato qualche parte del libro un po' noiosa, lo dico anche nella recensione, solo che in un impeto di buonismo veltroniano ho scritto macchinosa. Però il libro nel complesso mi è piaciuto molto, come tutti quelli di Eco, tutti quelli che ho letto, della narrativa mi manca "La misteriosa fiamma..." e della saggistica... tutto.
Però anche se noioso un libro può essere molto godibile, e te lo dice uno che, a differenza di Leonard Zelig, ce l'ha fatta a leggere tutto Moby Dick.
Se vuoi farmi sapere quei due o tre titoli, te ne sarò davvero grato. Ciao!
:-)
Condivido e seguo l’onda critica! L’autrice sembra ispirarsi al mito di Psiche e Amore, di Apuleio : Psiche, come Tigo, è stata abbandonata da Amore.
Tuttavia, Psiche, oltre ad essere più sbarazzina e spensierata, era anche più insolente, più ribelle e, a volte, più sfrontata, rispetto alla riflessiva e sempre mite Tigo. Psiche, nonostante giacesse con lo stesso dio dell’amore, è andata contro il suo volere, ha infranto la sua promessa e, pur di guardare il volto dell’amato, ha ferito il suo corpo giovane e forte. Grazie a questa ribellione, ha raggiunto un livello più alto di coscienza e ha intrapreso un viaggio che la condurrà ad una crescita emotiva, ma anche a riprendersi il suo amore, contro la stessa Venere rabbiosa e invidiosa. Quindi, una crescita che avviene non attraverso un esegesi all’interno dello spirito, ma superando gli ostacoli di un viaggio lungo e pericoloso, ai limiti dell’inferno.
Tigo, invece, sicuramente consolata dai più grandi nomi della letteratura classica, accetta il volere dell’uomo che ormai l’ha abbandonata, rispettosa della sua volontà di distanza e della sua assenza. Lei vuole solo capire, vuole ritrovare il senso. Ma la cosa che mi stupisce (nonostante abbia amato il libro e nonostante capisca le scelte che una scrittrice poi è costretta a fare) è che durante il suo viaggio (le 8 fatiche di Tigo?) la protagonista non esprime mai uno di quei sentimenti che dovrebbero assalirti quando si è stati abbandonati. Che ne so, un po’ di rabbia ad esempio.
Insomma, in confronto agli dei pagani, Tigo è una vera santa! Il mito a cui avrebbe dovuto far riferimento doveva provenire da una tradizione più cristiana, appunto (io come donna abbandonata avrei scelto Medea o Circe o Medusa ahaha)! Ma avendo a mente la figura della scrittrice, il suo volto e la sua stessa postura, posso affermare che ispirava questa dolcezza assoluta e questa riflessività calma (di cui, infondo, anche io posso vantarmi, a volte).
Il finale per me è stato inatteso, forse proprio per l’andamento riflessivo di tutto il libro, non me lo aspettavo.
Ora, aspetto la tua recensione.
Ciao Woland. Che dire di “Quando le poesie finiscono”?! Credo che ci si avvicini ad un libro sempre con un proprio bagaglio, di esperienze, di aspettative, di domande, ecc. Ognuno di noi intesse un dialogo con tutte quelle parole che legge, quindi, un libro nasce in quello spazio, tra te e le parole, in quel dialogo. Posso dirti, però, che il libro è scritto bene, è chiaro e di facile lettura, scorrevole. Io l’ho letto in due giorni, dopo aver assistito ad una interessantissima presentazione di un caro amico, nel paese natale della scrittrice (Sora)! Quando le poesie finiscono, l’amore finisce, ed è lì che Laura Giulia comincia a scrivere. Direi che è anche un libro di formazione, perché in quella terra di mezzo, fatta di dubbi e di interrogativi che ci sospendono momentaneamente anche da noi stessi, lei trova la forza per fermarsi a recuperare un senso, ripercorrendolo e ridisegnandolo, fino a superarlo. Saggezza dell’amore perché, senza avermi detto grandi cose su questo sentimento, è riuscita a trascinarmi in quell’amore che interroga, con tutta la sua distanza e la sua assenza. Insomma, il consiglio è: tienilo nello scaffale e non dimenticarlo!
Ciao, grazie per il commento a Tokyo Blues! Buone letture :)
Ciao!! E' stato un piacere conoscerti, a presto!