Birdy by William Wharton
Birdy by William Wharton

Birdy

di William Wharton

Traduzione di Pier Francesco Paolini

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Descrizione

Questo straordinario romanzo ci trasporta con la magica forza dei nostri stessi sogni nella mente fantastica di un ragazzo, il cui intero essere è concentrato sul desiderio di volare e sull'attrazione per gli uccelli. Dapprima sono i piccioni. Comincia col richiamarli dai marciapiedi, li raccoglie, impara a conoscerli, ne fa la sua fissazione.
Ben presto viene soprannominato Birdy, uccellino. Il mondo in cui Birdy si sente prigioniero e dal quale vorrebbe volar via verso la libertà, è la squallida periferia di Philadelphia degli Anni Trenta, un quartiere popolare dove perfino giocare è violento, rischioso. Il suo unico sollievo è l'amicizia con un altro ragazzo, Al, un duro sempre alla ricerca di qualche ragazza, sempre intento a sollevar pesi e a tirare pugni; il cielo è la sua unica grande attrazione... Passano gli anni. Birdy rinuncia ai piccioni e si mette ad allevare canarini. Li fa accoppiare, ne compera sempre di nuovi convincendo i genitori che ci si può fare un sacco di quattrini; impara le loro canzoni e il loro linguaggio, finché riesce a capirli. E intanto, come un novello Leonardo, osserva gli uccelli per ore, mentre progetta e irrobustisce le proprie "ali" meccaniche.
Di pagina in pagina, l'aspirazione di Birdy a volare e la prepotente volontà con cui tenta di realizzare il suo sogno diventano un prisma attraverso il quale emergono con esaltato realismo il suo mondo intimo e ciò che lo circonda: la dura vita dei genitori, la sua estraneità alla scuola, l'esperienza della seconda guerra mondiale e infine l'ospedale psichiatrico militare dove a Birdy tentano di tarpare le ali, e nel quale viene mandato anche Al perché convinca il suo amico ad abbandonare una pazzia squisitamente architettata. La storia è narrata in prima persona dalla voce dei due protagonisti. II risultato è un romanzo diverso, commovente, drammatico, che molti hanno paragonato a Qualcuno volò sul nido del cuculo. Un'opera di istrionesca fantasia; un viaggio in un regno dominato dal sogno, semplicemente galvanizzante.
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