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Gli indifferenti by Alberto Moravia
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Quando uscì, nel 1929, "Gli indifferenti" parve sancire senza mezzi termini la rinascita del romanzo realista in Italia. Straordinario esordio di uno scrittore fra i più prolifici del Novecento, il libro rivestiva in realtà un'importanza ben superiore rispetto a quella pur rilevante connessa col suo aver inaugurato e segnato una tendenza: la sua prosa si presentava infatti da subito come radicalmente estranea alla inveterata tradizione italiana della "bella pagina" e della "prosa d'arte", nonché profondamente insofferente a qualsiasi forma di effusione lirica o di compiacimento intimista. Circoscritta a quarantotto ore, articolata sui secchi snodi di un ritmo battente e di un serrato dialogo di chiara ascendenza drammaturgica, la vicenda sa rappresentare nei comportamenti di cinque personaggi, e nelle relazioni che tra loro si stabiliscono, i meccanismi di sopraffazione e di falsa coscienza da una parte, di abulia e di mortifera insoddisfazione dall'altra, che caratterizzavano i rituali sociali e la sostanza "antropologica" della media borghesia urbana durante il regime fascista: la classe cui Moravia apparteneva e che tuttavia riteneva del tutto incapace di "ispirare non dico ammirazione ma neppure la più lontana simpatia". Inabili alla tragedia per troppa superficialità, inetti e neghittosi, e terribilmente goffi ogni volta che tentano di agire, Michele e Carla, come Mariagrazia e Lisa, sono in definitiva misere foglie al vento in totale balia dell'"uomo forte", quel Leo Merumeci che è l'autentico eroe negativo del romanzo, e che però dei suoi tratti deteriori sa fare, unico fra tutti, una fonte pressoché inesauribile di vitalità e di energia. È la condanna senza appello di un intero mondo e di un'intera storia, un romanzo amarissimo e insieme salvifico, che dal fondo di una catastrofe incapace di esplodere sa recuperare il senso pieno di una sofferta e inscalfibile identità morale.

La recensione di Marco

Marco
Marco ha scritto una recensione
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Ho sempre avuto una sorta di timore reverenziale nei confronti di questo scrittore e questo libro senza capirne il motivo, forse non mi sentivo all'altezza (mi capita spesso con i libri). Una volta iniziato scorre senza chiederti quell'attenzione che richiedono libri scritti male e pretenziosi e ti porta dentro questa famiglia disfunzionale, depressa, triste, anaffettiva. Michele lo ritengo il personaggio chiave perchè è l'immagine perfetta dell'incompiutezza e della incapacità di saper stare al mondo di un giovane uomo dei nostri tempi. Ci sono dei momenti in cui il libro potrebbe annoiare ma i grandi scrittori non riempiono quei momenti con tentativi di concetti mirabolanti ed inutili o paroloni per cercare di riempire i vuoti, i grandi scrittori continuano a scrivere come solo loro sanno fare e ti fanno andare bene anche i momenti noiosi.