Grazie del commento. Sì anche questo la Arend dice ma afferma che se E. fosse stato condannato (non processato che era legittimo che lo si facesse in Israele) da un tribunale internazionale l'evento avrebbe avuto una connotazione di consapevolezza e principalmente di monito: il male può risorgere dappertutto e con infiniti volti. Poi sottolinea che la banalità del male sta non tanto nel fatto che tutti possiamo farlo ( non c'è nessun E. dentro di noi, lo dice espressamente) quanto nel poterlo fare se siamo superficiali perchè non riflettiamo su quello che ci circonda anche se non ci coinvolge. Facilmente, infatti, diciamo questo o quello non mi riguarda, non mi interessa. E' tra queste maglie che si infiltra il male, come Dracula negli spiragli delle finestre delle belle fanciulle non protette dall'aglio.Il male assoluto è banale in quanto figlio primigenio della superficialità, quindi alla portata di tutti. Non siamo predestinati al male, ma possiamo diventare tanti E. culturalmente indotti. Scusa la lunghezza. ciao.