Medea
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Medea

May 9, 1979

Italy

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In fondo basta una parola
by Saverio Tommasi
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Geografie del collasso
by Matteo Meschiari
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La felicità contromano
by Sofia Muscato
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La felicità contromano
by Sofia Muscato
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La felicità contromano
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Il cambiamento che meritiamo
by Rula Jebreal
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Sara al tramonto
by Maurizio de Giovanni
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Dubbio, riflessione e silenzio
Nel panorama saggistico, genere che mi ha sempre intrigato poco, i testi della Gheno continuano a costituire per me una piacevole eccezione. In questo caso, tra l’altro, nonostante le riflessioni dell’autrice siano di ampio respiro, è difficile non istituire qualche accostamento con il clima di insofferenza che i Social hanno contribuito ad esasperare negli ultimi due anni. Finora mi sono guardata bene dall’esprimere opinioni su coloro che si lanciano in disquisizioni interminabili relative alla pandemia, sia perché non possiedo alcuna competenza per affrontare argomenti medici sia perché nutro un forte fastidio per gli errori commessi, sul versante della comunicazione, dagli involontari protagonisti della fase che stiamo vivendo. Le pagine della sociolinguista, però, rappresentano a tal punto il mio modo di pensare che, negli ultimi giorni, mi è persino tornata la voglia di esprimere qualche riflessione in pubblico (dal vivo, s’intende!). “Le ragioni del dubbio” non è un libro che affronta la questione della pandemia, ma ciò su cui il lettore è invitato a soffermarsi finisce con il chiarirgli tanti aspetti di ciò che sta accadendo nelle relazioni comunicative. Vera Gheno ribadisce l’importanza che le parole hanno nelle nostre vite in quanto “rifugio, ristoro, distrazione, guida” e spiega, con la chiarezza che sempre la contraddistingue, come le competenze linguistiche siano essenziali per “comprendere meglio noi stessi, gli altri e il mondo che ci circonda”. Peccato che la Rete abbia progressivamente diffuso l’illusione che la facilità con la quale troviamo le informazioni corrisponda alla possibilità di capire e conoscere tutto. Molti di noi sanno che non è affatto così. Per molti altri, purtroppo, si è innescato un pericoloso processo di auto-informazione, che non tiene conto né dell’autorevolezza delle fonti né dei rischi di finire in una echo-chamber. Ecco perché un saggio di questo tipo è un trionfo di buonsenso per chiunque si senta esasperato sia di fronte all’atteggiamento tronfio degli esperti che alle prediche dei “nuovi saggi” figli di Internet. Leggendo del fascino delle etimologie, del ruolo della riflessione, della forza comunicativa insita nel silenzio, ci si sente meno soli. Sono convinta, infatti, che siano in tanti a rendersi conto dell’importanza di ogni atto comunicativo e delle difficoltà ad esso connesse. Ecco perché è difficile non concordare con l’autrice quando scrive che “la riflessione diventa necessaria… per cercare di non contribuire al disordine informativo del quale ci figuriamo troppo spesso come vittime, ma non potenziali fiancheggiatori.” 
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Le ragioni del dubbio
by Vera Gheno
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Il talento del cappellano
by Cristina Cassar Scalia
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Le ragioni del dubbio
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Il talento del cappellano
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L'inverno dei Leoni
by Stefania Auci
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Sentimenti e verbosità
“Notte fantastica” è il quinto libro di Zweig che leggo ed è quello che mi è piaciuto meno di tutti. Spero che il mio giudizio non sia condizionato dal fatto di ricordare ancora molto bene lo splendido “Paura”, ma ho la sensazione che stavolta la verbosità prenda il sopravvento sulla capacità di analisi psicologica dell’autore. Non si può certo affermare che i moti dell’animo umano siano descritti in modo superficiale perché, ancora una volta, l’acutezza dell’indagine interiore è indiscutibile. Ma lo stile è ridondate, quasi barocco e, in molte pagine, l’aggettivazione eccessiva e le descrizioni emotive dettagliate e ripetitive appesantiscono la prosa. Il volumetto è costituito da quattro racconti e il mio preferito è quello che dà il titolo all’opera. Di testo in testo, ci si imbatte in sfumature sentimentali di ogni tipo: ferite dell’animo, passioni sfrenate, gusto del proibito, cinismo, abulia, vittimismo. Del primo racconto, “La donna e il paesaggio”, letto in uno dei giorni peggiori di quest’estate soffocante, ricorderò proprio l’abilità con la quale è descritto l’effetto dell’afa sul protagonista e su un’inquietante adolescente affetta da sonnambulismo. “Il vicolo al chiaro di luna” e “Leporella” mi hanno invece messa a disagio, per l’abiezione a cui si condanna l’uomo incontrato dal protagonista nel primo caso e per l’ottusa cattiveria della serva nel secondo. Nel racconto più lungo, “Notte fantastica”, mi ha piacevolmente stupita la descrizione del modo in cui certe situazioni di incontestabile immoralità possano consentire di uscire dal tedio di una quotidianità apatica e dare vita ad un’inaspettata capacità di provare intense emozioni, restituendo davvero un senso alla parola “vivere”.
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Notte fantastica
by Stefan Zweig
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La strantuliata
by Fabrizio Escheri
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Prevedibilità ad alti livelli
Tra i miei film preferiti, ce ne sono un paio di Ozpetek (“Le fate ignoranti” e “Mine vaganti”), ma anche le prove del regista che trovo meno riuscite mi hanno sempre lasciato addosso qualcosa: inquietudine, nostalgia, rimpianto. Amo le atmosfere sensuali in cui si muovono i suoi personaggi e il rilievo attribuito ai gruppi amicali, famiglie del cuore, frutto di scelte oculate piuttosto che di legami parentali. Dopo avere letto un paio di belle recensioni, l’anno scorso avevo deciso di acquistare il libro, ma un’amica mi aveva dissuasa dal proposito. Ecco perché, di recente, ho preferito comprarlo in formato ebook e non sono pentita della scelta economica. Ho trovato infatti l’intreccio troppo prevedibile: la causa della rottura del rapporto fra due sorelle, che avrebbe dovuto costituire l’elemento misterioso della trama, si intuisce con estrema facilità… e l’apparente armonia degli amici protagonisti del pranzo è in realtà minata dai consueti segreti “in stile Ozpetek”. La scrittura rimanda senza dubbio alla vera professione dell’autore: prevalenza dei dialoghi, ampio spazio concesso ad una voce femminile (alla narrazione in terza persona si alternano infatti le lettere di una delle due sorelle), tendenza ad indugiare sui primi piani, grande attenzione per i dettagli. Forse potrebbe venirne fuori una buona sceneggiatura. Difetto maggiore: una conclusione davvero incoerente. C’è una bella differenza fra i finali aperti a cui i film del regista ci hanno abituati (il bicchiere che cade senza rompersi ne “Le fate ignoranti” o il bagno in mare con cui si chiude “La dea fortuna”) e l’assurda conclusione del romanzo. Ad ogni modo, se ne venisse fuori un film, certamente vorrei vederlo. E, in tutta sincerità, mentre si legge è difficile non scivolare nella tentazione di ipotizzare quali attori si presterebbero bene ai vari ruoli.
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Come un respiro
by Ferzan Ozpetek
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