Piperitapitta
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Piperitapitta

«Potevo essere me stessa - ma senza stupore, e ciò vorrebbe dire qualcuno di totalmente diverso.»

Oct 20, 1965

Roma, Italy

Anobian since Aug 26, 2007

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L'eclisse di Laken Cottle
by Tiffany McDaniel
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Tutto chiede salvezza
by Daniele Mencarelli
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Tutto chiede salvezza
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La casa degli sguardi
by Daniele Mencarelli
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Sabrina & Corina
by Kali Fajardo-Anstine
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Italian Style
Qualche giorno fa ho visto su Netflix il documentario Voyer: non avevo mai letto nulla di Gay Talese, oggi novantenne, e ho scelto di iniziare a fare la sua conoscenza partendo da lì, da quello che poi si è rivelato essere il suo più grande passo falso in termini di scoop giornalistico. Solo dopo mi sono ricordata di avere questo breve assaggio di racconti della collezione del Sole 24 ore di qualche anno fa, così il passaggio è stato automatico: l’ho visto parlare di giornalismo (il new journalism di cui è considerato uno degli esponenti principali insieme, tra gli altri, da Tom Wolfe - che coniò il termine - a Truman Capote, a Joan Didion), appassionarsi a una storia, seguirla per quasi… trenta, quarant’anni? - infine pubblicare prima il suo reportage sul New Yorker e poi il suo libro e subire, proprio in concomitanza con la pubblicazione, l’onta dell’inattendibilità della fonte, che screditava tutto il suo lavoro e disconoscerlo, per poi, dopo ulteriori chiarimenti, ridimensionare la portata delle sue dichiarazioni a caldo. A quel punto volevo leggerlo, come dicevo, avere almeno un assaggio della sua scrittura: e non mi ha delusa, tutt’altro, nonostante la brevità dei racconti - su New York, Joe DiMaggio, il suo primo reportage sui gatti randagi di New York e quello brevissimo sul suo sigaro, tratti tutti da "Frank Sinatra ha il raffreddore. Ritratti e incontri" - ho apprezzato la sua scrittura sciolta, disinvolta, la schiettezza con la quale sottolinea l’importanza della storia da raccontare, quale che sia, la passione per il giornalismo sul campo più che quello statico da scrivania, lo stile. Ecco, forse deciderò di leggere anche le altre storie che compongono quel libro, o forse sceglierò di leggere "Ai figli dei figli", che come dice la sinossi “è la saga delle migrazioni di una famiglia italiana in America, seguita per più generazioni. La loro storia viene fuori attraverso i racconti, le lettere, i diari, le testimonianze orali e abbraccia mezzo secolo, raccontandone le trasformazioni epocali: dalla dominazione borbonica alla seconda guerra mondiale, attraverso i destini individuali, l'autore fornisce un quadro epico di un mondo colto tra grandi eventi e vite private”, che racconta la storia della famiglia del padre di Talese, che emigrò negli USA da Maida, un paesino in provincia di Catanzaro, per approdare a Ocean City, nel New Jersey, dove aprì un importante negozio di sartoria e da dove la storia di Gay ebbe inizio.
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Santa Jean
Un’autrice che non avevo mai letto e che non avevo nemmeno mai sentito nominare, scoperta casualmente durante una diretta con Marta Ciccolari Micaldi (@La McMusa) in cui si parlava del Colorado e di autori di quello Stato citati in un libro americano di cui non ricordo più il titolo. Non è nata in Colorado Jean Stafford, ma in California, anche se in Colorado, dove la famiglia si era spostata dove il fallimento e il dissesto finanziario subito dall’attività del padre, è cresciuta. Due racconti su tutti, quello che dà il titolo alla raccolta e Un’invasione di poeti, valgono da soli la lettura di questo agile libretto, che tanto peso specifico, però, espresse nel 1970, anno in cui conquistò il premio Pulitzer per la narrativa. Si tratta di due racconti (ma ce ne sono anche altri di belli, tutti uniti non solo da una scrittura elegante e raffinata, ma anche dallo scrutare nell’abisso dell’esistenza in cui si vedono sprofondare protagonisti segnati nel fisico o nell’animo dal proprio destino) in cui è possibile leggere il filigrana l’esperienza dell’autrice, tragica in uno, dolorosa nell’altro, che sposata con il poeta Robert Lowell (che scopro solo a posteriori essere stato subito dopo anche il marito di Elizabeth Hardwick, quella di Notti insonni) subì un gravissimo incidente automobilistico che la sfigurò nei lineamenti e nello spirito e a cui fece seguito anche il divorzio per un matrimonio mai riuscito e mai consumato a causa delle eccentricità, dell’egotismo e degli estremismi cattolici del marito, e che ne minò l’esistenza anche in seguito, fino alla morte avvenuta quando ormai era dedita all’alcolismo e minata dalla depressione.
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Il castello interiore
by Jean Stafford
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Sabrina
by Nick Drnaso
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Mesopotamia
by Serhij Žadan
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Cremlino di zucchero
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Tomás Nevinson
by Javier Marías
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Non sapevo niente della “Sindrome Italia”, cosa fosse e né, tantomeno, che esistesse. Tutto ha avuto inizio con mia mamma che un giorno di marzo mi dice che è preoccupata per un reporter che vedeva sempre al TG1 collegato da Kiev e che da un po’ di tempo non vede più. È Valerio Nicolosi di Micromega, lo avevo visto anche io, alcune sere, dal bunker, più teso e preoccupato di altre: lo cerco su Instagram, leggo che è tornato provvisoriamente a Roma, la rassicuro e inizio a seguirlo su Instagram e su podcast, e in una delle puntate di quest’ultimo sento che accenna alla “Sindrome Italia”, da lui studiata e approfondita per un’inchiesta. (open.spotify.com/episode/3coVtPtEUh6zeDazfNvn1X?si=8047ca6a13014d61) Non ne sapevo nulla, così inizio a cercare anche io e trovo un reportage (del Corriere, però - corriere.it/elezioni-europee/100giorni/romania) e questa graphic novel. Non riesco a trovare parole mie per parlarne, perché forse sono più sensibile del solito, così come siamo tutti sconvolti da quello che sta succedendo intorno e vicino a noi, e allora preferisco usare quelle di Tiziana Francesca Vaccaro, attrice e autrice teatrale con un Master di Teatro Sociale e di Comunità presso l’Università di Torino, co autrice insieme all’illustratrice Elena Mistrello di questo libro. Così inizia la parte scritta da Vaccaro in appendice alla graphic novel:
«2005, Ucraina.
Andriy Kiselyov e Anatoliy Faifrych, due psichiatri ucraini, intuiscono che due donne in cura nel loro reparto psichiatrico presentano un quadro clinico particolare. Sintomi che hanno ormai imparato a riconoscere (cattivo umore, tristezza persistente, perdita di peso inappetenza, insonnia, stanchezza, fantasie suicide) si inseriscono su una frattura inedita che mescola l’affievolirsi del senso di maternità con una profonda solitudine e una radicale scissione identitaria. Queste donne sono giovani madri e condividono una storia precisa: gli anni vissuti come migranti in Italia lavorando come colf e badanti, lontane dalle loro famiglie e dai loro figli. Hanno in comune il ritorno nella terra d’origine e quel momento preciso in cui realizzano di non sapere più a quale famiglia e a quale parte d’Europa appartengono, come se un’antica armonia si fosse all’improvviso spezzata.
Quell’insieme di malattie mentali invalidanti, con reazione persecutoria, di maltrattamenti e ossessioni ricollegabili alle attività lavorative svolte in Italia assumerà il nome di Sindrome Italia, la malattia delle donne dell’Est.
[..]
Sono donne che abbandonano la propria famiglia per occuparsi della famiglia di qualcun altro. In Italia sono 1.700.000 le donne migranti: filippine, sudamericane, ucraine, polacche, moldave, rumene. Grazie al passaparola tra connazionali sono incoraggiate a partire. Spesso scelgono di andarsene di notte, mettendo a letto i figli come tutte le sere, e poi loro si sentono dire al mattino: “la mamma non c’è stamattina, è partita, qualche settimana e poi torna”. Le donne intanto arrivano in Italia, sole. Trovano presto lavoro e convivono con l’anziano fino a quando muore. E tutto ricomincia, nella solitudine e troppo spesso nel dolore.»
Tiziana Francesco Vaccaro è anche interprete e autrice dello spettacolo Sindrome Italia. O delle vite sospese che, come questo libro, è liberamente ispirato al racconto e alla storia di Vasilica, una donna rumena alle cui confidenze, l’autrice, arriva dopo un lungo percorso di “ricerca e creazione”. Il mio pensiero va a queste donne, perlopiù invisibili, che alleggeriscono il nostro quotidiano prendendosi cura delle nostre case o facendosi carico dell’invecchiamento dei nostri cari, assistendoli giorno e notte 24/h (domenica libera) vitto e alloggio inclusi.
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Sulla riva del mare
by Abdulrazak Gurnah
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Quaderni russi
by Igort
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