Giovann Roman
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Giovann Roman

May 4, 1959

Italy

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La volontà di potenza
by Friedrich Nietzsche
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Logica della scoperta scientifica
by Karl R. Popper
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Fermare Pechino
by Federico Rampini
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Una miniera di informazioni scomode
E' la prima volta, e forse l'ultima, che recensisco un libro senza averlo finito, ma c'è un preciso motivo. Il volume di Valerio Riva si divide in due parti ben distinte: da pagina 1 a pagina 641 è la cronaca vera e propria dei 72 anni di finanziamenti occulti di Mosca al PCI. Da pag. 643 a pagina 864 è riportata la raccolta dei documenti che supportano in modo puntuale l'inchiesta dell'Autore. Da lettore non professionista mi sono ovviamente limitato alla parte descrittiva. "Oro da Mosca" è dunque un testo non solo da leggere ma da consultare, specialmente da parte degli addetti ai lavori. L'Autore tiene a precisare che la documentazione riguardante i finanziamenti non è completa, molti documenti sono ancora segreti e probabilmente lo rimarranno ancora per molto tempo, se pure verranno mai resi pubblici. Forse per la sua mole, e per il suo carattere di ricerca non solo giornalistica ma accademica, non credo che il libro facesse molto parlare di sé al momento della sua pubblicazione (1999).. L'inchiesta di Valerio Riva si può interpretare come risposta all'imperversare di Mani Pulite nello stesso periodo, che distrusse i partiti storici della Prima Repubblica ma risparmiò - non a caso - il solo PCI, che quanto a finanziamenti (stimati in complessivi 800 miliardi di lire dal 1917 al 1999) incassò probabilmente ben più di tutte le bustarelle di Mani Pulite messe assieme. Come dobbiamo leggere questo libro, specialmente ora, alla luce di quanto sta succedendo in Ucraina? Quanto la Russia di Putin ha a che vedere con l'apparato ideologico dell'Unione Sovietica, che non esitò a sacrificare nemmeno in questo caso il benessere del proprio popolo, distogliendo enormi somme di denaro a beneficio di campagne finalizzate alla propaganda e non di rado alla sovversione? Il paragone con il Russiagate si presenta spontaneamente. Anche se alla Russia di Putin manca il collante ideologico internazionalista del PCUS, a quanto pare non è venuta meno la tendenza a influenzare e manipolare l'opinione pubblica di altri paesi, con particolare riferimento a quelli europei. Un gioco che tra grandi potenze è considerato perfettamente legittimo, comunque. Gli USA hanno sempre cinicamente ammesso di aver fatto e di fare altrettanto. Tuttavia, è degno di nota che proprio il PCI sia stato il destinatario della quota maggiore dei finanziamenti sovietici, specialmente negli anni '50-'70. Evidentemente il gruppo dirigente del PCUS annetteva una grande importanza all'Italia, sia dal punto di vista politico (dato il prestigio culturale del nostro paese, una vittoria del PCI avrebbe avuto una risonanza mondiale e forse anche un effetto domino su altri paesi occidentali) sia da quello strategico (l'Italia è in posizione al tempo stesso vulnerabile e dominante nel Mediterraneo, a seconda dei mezzi militari di cui può disporre chi la controlla). I finanziamenti non venivano erogati soltanto attraverso canali più o meno segreti, con corrieri e valigie piene di denaro contante (in dollari), il cui invio veniva disposto direttamente dal Politburo anno per anno, ma anche attraverso una fittissima rete di imprese, import-export, cooperative, proprietà immobiliari, canali bancari. In queste attività i funzionari e i prestanome comunisti mostrarono una capacità imprenditoriale che non aveva niente da invidiare ai tanto vituperati capitalisti (la COOP insegna). Non ho potuto fare a meno di pensare ai maiali di "Animal Farm": al di là degli slogan, facevano affari d'oro proprio con gli umani, fino a identificarsi totalmente con loro. La trama dei rapporti politici ed economici descritti nel libro è incredibilmente complessa sia perché copre settantadue anni di storia, sia perché in queste attività furono coinvolte centinaia e centinaia di persone in tutti i ruoli e a tutti i livelli. E' una affascinante lettura di storia dietro le quinte. Dietro quei finanziamenti occulti c'erano idealisti e affaristi, lotte di potere, rivalità, anche ambigui rapporti con il terrorismo e la sovversione armata. E' rimarchevole come Enrico Berlinguer avesse tentato sinceramente di affrancare il PCI dalla soffocante tutela di Mosca, ma al tempo stesso fosse dipendente dai suoi finanziamenti per le costose campagne elettorali e il lavoro di propaganda in un momento che sembrava più che mai propizio per la vittoria del suo partito. La storia dei finanziamenti ai partiti comunisti finisce con il crollo dell'URSS, ma resta una domanda: ne valeva la pena? Uno sforzo così gigantesco sembra non avere prodotto nulla dal punto di vista elettorale né tantomeno da quello economico. In realtà, il PCI ha saputo mettere in pratica la lezione gramsciana della "guerra di posizione": occupare le università, i media, i giornali, le case editrici, la scuola, in modo da imporre un pensiero unico che ha impoverito gravemente la ricerca e la cultura, ed è riuscito a soffocare una inchiesta rigorosa e ben documentata come questa.
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Oro da Mosca
by Francesco Bigazzi, Valerio Riva
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Oro da Mosca
by Francesco Bigazzi, Valerio Riva
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Cronache terrestri
by Dino Buzzati
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Psicopatologia della vita quotidiana
by Sigmund Freud
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Mariologia della storia
by Giovanni Frassanito
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Più interessante di quanto pensassi
Credevo che questo fosse il "solito" libro devozionale e/o pietista, con teorie più o meno strampalate e apodittiche. Mi sono trovato invece davanti a un'esposizione chiara e approfondita, a molte pagine ragionate con notizie storicamente fondate che non conoscevo, e che hanno reso piacevole e interessante la lettura. Mi ha colpito particolarmente l’approfondimento di René Girard compiuto dall’Autore: al sacrificio pagano propiziatorio pagano si sostituisce il sacrificio espiatorio di Cristo che dovrebbe porre fine alla serie infinita dei sacrifici cruenti. Dico "dovrebbe" perché in realtà i sacrifici umani sono tornati sotto altri nomi a partire dal XX° secolo: sterminio dei "nemici di classe", campi di concentramento, aborto, suicidio assistito. L'Autore legge gli avvenimenti della storia più recente (dalla scoperta dell'America in poi) come innervati, scanditi e dalle apparizioni mariane, da Guadalupe a Lourdes, da Fatima a Medjugorie. Apparizioni nelle quali si annuncia il disegno di Dio sull'umanità. Qui l'A. si addentra nella coincidenza delle date e degli eventi preannunciati dalle apparizioni mariane. Questo modo di procedere presenta un rischio, a parer mio: voler schematizzare la storia per "costringere" gli avvenimenti ad adattarsi a una cronologia mistica, trascurando sia altri avvenimenti sia altri fattori forse meno spirituali ma altrettanto determinanti. Allo stesso modo non mi trova d'accordo la convinzione dell'Autore secondo la quale il secolo di scatenamento di Satana sulla terra (dal 1917 al 2017) sarebbe finito. Il Male della storia non si identifica nel solo comunismo, perché tramontata questa minaccia è emersa quella ben più antica ma anche ben più implacabile della guerra islamica alla Cristianità. E non è dato di sapere se e quando scomparirà. Detto questo, comunque, Mariologia della storia è un testo che davvero vale la pena di leggere, scritto con passione, intelligenza e approfondimento. Come sempre ottime e impeccabili la copertina, la qualità della stampa e la nitidezza dei caratteri.
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Prima di leggere questi racconti, pensavo che l'espressione «una vita di quieta disperazione» si applicasse soltanto ai travets, alle mediocrità, alle vite grigie e anonime dei malriusciti di ogni sorta. Mi sbagliavo. Virginia Woolf mi ha mostrato che anche una donna emancipata dell'alta società, una intellettuale di prim’ordine, una scrittrice di straordinarie capacità come lei ha condotto una vita del genere, rosa dal tarlo di una depressione e di una divorante tendenza autopunitiva che la portò al suicidio. Certo le cause della sua disperazione non sono comuni a quella che Nietzsche chiamava «l'enorme sovrabbondanza dei malriusciti»: la Woolf non conobbe la povertà o il fallimento, ma percepì in modo insopportabilmente acuto l'irraggiungibilità della verità, l'incomunicabilità tra gli esseri umani, la precarietà del tempo che distrugge ogni cosa. Un'altra cosa mi hanno insegnato questi racconti e più in generale l’opera della Woolf: solo le menti mediocri si illudono che la scrittura sia una terapia. Se questo fosse vero nessuno scrittore si suiciderebbe, mentre la storia è piena di grandi scrittori che hanno violentemente posto termine ai propri giorni, da Lucrezio fino a Hemingway per citare solo i più noti. Lo stesso Hemingway riassunse mirabilmente cosa comportasse davvero essere un autore: ”Non c’è niente di speciale nella scrittura. Devi solo sederti davanti alla macchina per scrivere e metterti a sanguinare”. Uno sguardo panoramico a questi racconti mostra quanto fosse vasto il repertorio dell'Autrice, dallo sperimentalismo più astruso fino alle storie raccontate secondo il modello classico di inizio-svolgimento-fine. Direi che i racconti più accessibili ai lettori comuni - tra i quali il sottoscritto - sono La vedova e il pappagallo. Una storia vera, La duchessa e il gioielliere, Gipsy, la cagnolina bastarda. In nessuno dei racconti, però, nemmeno in quelli più onirici, manca la precisione del linguaggio, la vibrazione delle atmosfere, l'intuizione straordinaria di quel che può rivelare il particolare in apparenza più banale, la tensione quasi spasmodica a entrare nella mente degli altri alla ricerca di un rapporto, di una comprensione, di un significato che sfugge sempre. Ecco perché quando si gira l'ultima pagina si prova un senso di nostalgia, quasi di affetto per una scrittrice che ci ha dato tanto, ma che non è mai riuscita a mettere d’accordo la sua arte e la sua vita.
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Tutti i racconti
by Virginia Woolf
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Cavalieri e principesse
by Giuliano Guzzo
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Tobacco
by Mauro Massari
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I fatti della vita
by Ronald D. Laing
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L'uomo dei lupi. Testo tedesco a fronte
by Sigmund Freud
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Le ragioni di una coscienza
by Cosimo Scarpello
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La guerra
by Alberto Asor Rosa
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Il titolo italiano è ad effetto, quello originale è molto più neutro e accademico: "Aus der Geschichte einer infantilen Neurose" (Dalla storia di una nevrosi infantile). Il caso non è interessante solo di per sé ma anche per l'importanza che Freud gli annetteva come conferma della validità delle sue teorie contro quelle di Jung e Adler, coi quali polemizza direttamente. Una storia tormentata, una lotta durata quattro anni tra resistenze e fiducia, menzogne e confessioni. Un'indagine a tutto campo alla ricerca dell'evento traumatico che aveva fatto naufragare la vita del paziente. Freud non tralascia nessun dettaglio, nessun particolare per quanto insignificante, con un rigore che non è mai indifferenza o distacco verso la persona che ha davanti. Lo stile è accessibile e scorrevole anche se comprendere le sue teorie è arduo per un lettore non specificamente preparato. Questa edizione, presumibilmente destinata agli studiosi e agli studenti universitari, ha il pregio di riportare il testo originale a fronte nello stesso formato con cui venne stampato nella prima edizione, in modo da consentire un confronto senza mediazioni con il pensiero dell'Autore. Dopo la cura, il paziente ebbe un destino imprevedibile e sconcertante a causa dello scoppio della prima guerra mondiale, e Freud intervenne per la seconda volta con un aiuto anche materiale, testimonianza della sua generosità. Una piccola nota finale: oggi Freud sarebbe stato quanto meno radiato dall'ordine degli psicologi perché praticò sul paziente una terapia riparativa "ante litteram".
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L'uomo dei lupi. Testo tedesco a fronte
by Sigmund Freud
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L'uomo dei lupi. Testo tedesco a fronte
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